Magnifici parchi… sporchi

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Luoghi quasi incantati dove si incrociano il mistero, il desiderio e il piacere. Proprio per questo meriterebbero da parte nostra maggiore attenzione. Come ci chiede un lettore...

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Adesso che comincia l’estate e si farà sesso nelle pinete, spiagge e compagnia bella, potresti fare un appello a tutti affinché rispettino la natura e non la sporchino? La pineta di Torre del lago è piena di fazzolettini usati, profilattici, lattine. Evviva il sesso all’aria aperta ma non sporchiamo la natura.

Tra tutte le mail ricevute di recente, questa mi ha davvero sorpreso. Forse perché tocca un tema a me caro e per cui si fa troppo poco. Io non mi ritengo speciale né pretendo di essere l’unico a riflettere su certe questioni, semplicemente soffro quando vedo la mia bellissima città perennemente sporcata dai turisti e dagli stessi abitanti e con una differenziazione dei rifiuti che fa acqua da tutte le parti – che governi la destra o la sinistra. E mi sono chiesto spesso se certi gay abbiano a cuore qualcosa oltre ai propri diritti (laddove abbiano almeno quelli).

So che ogni appello rischia di cadere nel vuoto come tutte le buone intenzioni impossibili da mettere in atto, come gli slogan "Basta morti sul lavoro" gridati il Primo Maggio a san Giovanni, peraltro in mezzo a un prato di rifiuti che non sarebbero mai confluiti in nessun cassonetto differenziato. Eppure non posso non osservare con stizza chi lavora nei locali (anche gay) e non è capace di fare un minimo sforzo in più per separare le bottiglie vuote dal resto dei rifiuti. O tutti quei gay che nemmeno si prendono la briga di gettare nel cestino il proprio bicchiere, procedura che richiederebbe assai meno tempo di quello impiegato per farsi belli o per camminare avanti e indietro lanciando sguardi.

Mi si dirà che ci sono persone pagate per pulire le strade e capaci in pochi minuti di eliminare tutto. Mi si potrà anche obiettare che, tra tutti, forse proprio noi gay avremmo il diritto di ignorare l’ambiente, visto che in Italia non ci viene consentita alcuna speranza di mettere su famiglia e quindi non dovremo mai preoccuparci del mondo che lasceremo a figli e nipoti.

Resta però il fatto che è un peccato deturpare le città, le piazze, le zone archeologiche e, come il lettore ricordava, i loro magnifici parchi. Nei quali, tutto sommato, non credo facciamo niente di male quando li occupiamo per questioni di mero battuage. L’abitudine di utilizzare certi luoghi per incontrarsi e poi occultarsi in mezzo alla natura, darsi al piacere e forse liberarsi di antiche inibizioni, non mi vedrà certo come censore.

Per me ci sono pochi luoghi in cui è bello lasciarsi andare al piacere insieme ad altri uomini come nei parchi, specialmente quelli inseriti nei contesti cittadini e ricchi, oltre che di piante e arbusti utili alla bisogna, anche di panorami mozzafiato, come lo storico battuage di Monte Caprino, situato su uno dei fianchi del Campidoglio.

O come tanti altri parchi che ho scoperto negli anni, a Roma e non solo, in vacanza al mare o in altre città, felice di ritrovare in luoghi tanto lontani lo stesso piacere di sempre, curioso di girare tra gli alberi e intravedere un’ombra, darle un volto e poi un corpo, avvicinarmi pian piano e poi cominciare il gioco di sempre, per vivere una nuova avventura con un perfetto sconosciuto.

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Ho passato alcuni dei momenti più belli della mia vita in mezzo ai parchi, magari proprio quando stavo per andare via deluso o proprio quando non avevo nemmeno in programma di finirci. E anche le volte che non ho fatto sesso o che la cosa non si è rivelata troppo eccitante, ho sempre goduto di questo gusto furtivo di addentrarmi in mezzo alla natura, guscio protettivo e misterioso, ancestrale e sociale al tempo stesso, con la sensazione di avere di fronte persone come me e il piacere di non saperne (ancora) nulla.

Proprio per questo, dopo aver eliminato le proprie inibizioni e dato sfogo ai sensi – ovviamente prestando sempre attenzione e ricordandosi di non perdere mai la testa e utilizzare sempre il preservativo – credo che sarebbe carino seguire le indicazioni del lettore e ricambiare il favore alla natura, evitando di deturpare l’ambiente e lasciandolo pulito per chi verrà dopo e per quando ci vorremo tornare. Con gratitudine per tutte le occasioni di divertimento che ci avrà offerto.

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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