Misure extra… gerate

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La L è diventata la M di ieri e la S è precipitata nel mondo dei calcoli quantistici. Uno sconvolgimento epocale come quando nel mondo della moda arrivò...

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Saranno almeno 3 anni che indistintamente l’oroscopo di Paolo Fox (a detta di molti il solo attendibile per quanto lo possa essere uno che ti consiglia di gestire la tua vita in funzione del movimento dei pianeti) suggerisce a me e a quella manciata di milioni nati sotto il mio stesso segno che "questo sarà l’anno i cui incontrerai l’amore".

L’amore non si incontra. L’amore va cercato esattamente come si fa con un lavoro. Avete mai sentito qualcuno suggerirvi di starvene a casa perché "quando meno te lo aspetti" troverai l’impiego giusto? Affatto. Quindi al pari di Portaportese per la ricerca di un impiego, le chat ti offrono una chance in più per impalmare un fidanzato. Del resto ormai negli ultimi anni hanno perso quella patina di sordido che le ammantava e, sebbene continuino ad esserci moltissimo profili con foto acefale e pose di cattivo gusto, dichiarare di aver trovato l’anima gemella on line non ti porta più a dover inventare romantici finti incontri durante un turno di volontariato nei rifugi per cani abbandonati.

Mi sono rimesso quindi con la perseveranza del disoccupato a spulciare tutti i profili di tutte le chat alle quali sono iscritto e che, per colpa delle false profezie di Paolo Fox, avevo per troppo tempo trascurato. I requisiti fondamentali da cui parto però non sono gli interessi culturali. Tanti ti dicono che hanno una passione per il cinema, il teatro, le mostre e le passeggiate in montagna. Balle. Sono elementi attendibili quanto quelli letti nei curricula quando leggi: ottima padronanza della lingua inglese parlata e scritta e perfetta conoscenza dei sistemi Windows e Mac. Si scrivono tanto per.

I requisiti dai quali io parto sono due: ruolo e dimensioni. Se poi davvero sei pazzo per la pittura di Hopper, ammesso che sia vero, sarà meraviglioso andare insieme al Whitney Museum, ma prima le cose serie.

Insomma, non so se sia stata introdotta da poco, ma io solo ultimamente ho iniziato a leggere sui profili di una notissima chat italiana l’introduzione della taglia XXL. Non credo una cosa del genere mi sarebbe sfuggita in passato, quindi tendo a credere che su richiesta di alcuni iscritti che non si sentivano rappresentati dalla consueta gamma di misure, il gestore abbia dovuto allargare, nel vero senso della parola, di una taglia l’offerta della merce esposta.

Ho iniziato quindi a chiedermi a quanto possa corrispondere in centimetri una XXL e ogni altra singola taglia. Del resto non credo esista un documento di riferimento redatto dall’ONU al quale potersi inequivocabilmente rivolgere per capire quanto piccola sia una S o fin dove possa allungarsi una XXL. Di conseguenza la prima cosa che mi viene in mente è che, come per i documenti da presentare in Comune, viga negli iscritti alle chat un principio di autocertificazione.

Però è un po’ come per il calore: un conto è quello percepito, un altro è quello reale. Il sociologo Goffman nel secolo scorso ipotizzava la teoria de "l’Io riflesso". In soldoni, l’idea che si ha di sé è molto diversa rispetto a quella che hanno gli altri. E che bella scoperta! Questo potrebbe dirlo anche qualsiasi vecchia di paese seduta sulla sua sedia di paglia mentre sbuccia fagiolini, ma è comunque un’osservazione innegabilmente condivisibile. Applicando questo assunto alle misure (che a questo punto avrete intuito non trattarsi di quelle dei maglioni indossati dagli iscritti della nota chat a cui faccio riferimento) ne esce fuori che quello che per uno è una L per un altro potrebbe essere una più discreta M e che anche il contesto geografico gioca un ruolo importante, visto che una scarsa fortuna in Italia potrebbe invece trasformarsi in un successo in Giappone, terra di transistor e bonsai.

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Inoltre l’introduzione di questa super taglia ha creato una dequalificazione di quelle precedenti per cui adesso la L è diventata la M di ieri e la S è precipitata nel mondo dei calcoli quantistici. Uno sconvolgimento epocale come quando nel mondo della moda arrivò la taglia 38 che di colpo trasformò le 42 nelle ippopotame della danza delle ore di Ponchielli in Fantasia. Alla luce di tutto questo quindi è il caso che le misure dichiarate vengano prese con una buona dose di scetticismo (fino almeno alla prova dal vivo) perché in un ambiente in cui se fai il commesso da Armani ti spacci per il suo indispensabile braccio destro, la tendenza ad esagerare le proprie doti, soprattutto quelle sessuali, è un impulso contro cui la ragione (e il sistema metrico decimale) non vale.

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