Niente risveglia gli ormoni gay come una gara di tuffi

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Se dovessimo fare una classifica degli sport più gay friendly tra quelli olimpici, i tuffi sarebbero al primo posto, seguiti a ruota dal nuoto e dalla ginnastica. Ecco...

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L’altra sera stavo vedendo l’ennesima gara di tuffi (finali, qualificazioni, vai a capire: mi distraggo facilmente dalla telecronaca se nel frattempo ho davanti agli occhi ragazzi muscolosi strizzati in costumi che comprimono le vergogne come confezioni di carne sotto vuoto) e consideravo una cosa: se volessimo stilare una percentuale definitiva della popolazione omosessuale basterebbe chiedere al servizio Auditel il numero di contatti percentuali durante queste gare perché, al netto dei parenti e di qualche donna stufa di vedere sempre e solo il fisico imbolsito del loro compagno, il grosso del pubblico non può che essere composto da gay.
Ma da dove viene tutta questa passione degli omosessuali per le gare olimpiche?

La risposta, per come la vedo io, è semplice: l’interesse è proporzionato alla quantità di indumenti indossati dagli atleti.  E’ per questo che le olimpiadi invernali non hanno mai avuto grande seguito nella comunità gay e così sarà fino a che la commissione olimpica GLBT non riuscirà a convincere il CIO a far gareggiare lo slalom gigante in tanga.
Con questo presupposto è ovvio che gli sport acquatici siano in testa alla top list erotico-sportiva dei gay piazzando in cima i tuffi, o meglio, i tuffatori, non solo perché questi hanno il corpo più bello, non solo perché indossano costumini che tutti preghiamo perdano dopo l’impatto in acqua (ma invece, maledizione, sembrano attaccati con lo stagno fuso) ma soprattutto perché la tensione e la concentrazione necessarie prima di lanciarsi richiedono sempre dei secondi di attesa e lunghe inquadrature che partono dalla caviglia al viso, andata e ritorno, permettendoci di scrutarli come cavalli alla fiera del bestiame.
A pochi decimi di stacco arriva ovviamente il nuoto, la cui unica pecca continua a essere l’utilizzo dei costumi lunghi a mezza coscia che li faranno sì nuotare più velocemente ma che risultano erotici come scafandri da palombaro.

La pallanuoto, nonostante i suoi atleti siano la versione acquatica dei rugbisti, ha nella sua caratteristica il suo limite: passano tutto il tempo sott’acqua mostrando solamente ridicole cuffie con conchiglie para orecchie che li fanno sembrare tutti delle principesse Leila di Guerre Stellari. Visto dal vivo è uno sport che regala poche emozioni, per questo è molto meglio seguire un incontro in televisione dove ormai, infilando telecamere dappertutto, riusciamo a godere quella parte di gioco sommerso fatto di placcaggi portati tirando i costumi degli avversari.
Sulla terra ferma invece regna incontrastata la ginnastica artistica. Certo, mi direte, gli atleti sono tutti piccoletti ma per quanto mi riguarda sono talmente belli che potrebbero anche essere decorazioni da giardino e andrebbero benissimo lo stesso. La lotta greco-romana è uno sport persino più gay del catwalking di una sfilata, perché non c’è nulla di più eccitante che vedere due uomini aggrovigliati come un gomitolo di lana mentre cercano l’uno di immobilizzare l’altro facendoci pensare come sarebbe difficile per noi gestire un’erezione con indosso una tutina aderente e, per questo, portandoci ad escludere anche solo l’idea di dedicarci a questa nobile e antichissima disciplina.

Copertissimi arrivano poi i giocatori di volley e per questo, forse, è il solo gioco che possiamo seguire alle olimpiadi con candido interesse sportivo senza la morbosità con la quale vedremmo un porno. Del resto, questo sport sta ai gay come il calcio agli etero e tutti gli omosessuali, soprattutto se adolescenti ai tempi della Ayuara, hanno fatto o fanno parte di una squadra di pallavolo non tanto per il desiderio di fare sport quanto per la voglia di gridare: “attakkkk!!!” ogni volta che vanno a schiacciare sotto rete.
Una menzione conclusiva va rivolta a quelle discipline seguitissime dai gay nonostante l’assenza totale di maschi. Mi riferisco al nuoto sincronizzato, amato nonostante l’incivile divieto per noi uomini di gareggiare e la ginnastica ritmica perché incarna tutti quei valori morali fondanti di buona parte dei gay: grazia, bellezza e senso del ritmo.
Lo so, abbiamo parlato però solo di maschi. E per le lesbiche? Beh, portate pazienza: pare che tra 4 anni verrà introdotto come sport dimostrativo il trasporto pesante con rimorchio attrezzato. E allora potremo finalmente calcolare con la stessa precisone anche la percentuale esatta di omosessuali donne.

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