Ostacoli sessuali (e relativi aggiramenti)

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Che nel sesso non piacciano a tutti le stesse cose è scontato. C'è chi si eccita con quello che turba o disgusta altri. E c'è chi trova i...

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Qualche anno fa un mio amico, specializzato in incidenti col motorino, cadde dallo scooter e si fratturò un pacchetto di ossa che ora non ricordo con precisione ma che lo ridussero sulla sedia a rotelle per un periodo. Un altro amico, che vuole io usi per lui lo pseudonimo di Caino, saputa la notizia, si premurò di fargli visita e di consolarlo: unico probabilmente di tutti gli amanti potenziali o reali che forse provavano remore morali o un esplicito fastidio all’idea di un rapporto così precario.

A differenza della maggioranza, quindi, possiamo dire che Caino, anziché fermarsi davanti all’ostacolo, provava piacere nell’aggirarlo (un discorso sulla "beneficenza" non reggerebbe, specie nel caso suo). A differenza sua, che era attratto anche da un bel ragazzo senza braccia, io non mi sono mai eccitato per malformazioni fisiche, infortuni, cicatrici o roba del genere, anche se non negavo la bellezza talvolta sconcertante di certi atleti paraolimpici. Ma una presa altrettanto forte aveva su di me l’ostacolo inteso nel senso psicologico, quasi un gioco sottile.

Non per cercare situazioni sempre più forti, idea che mi spaventa almeno quanto mi attrae e che infatti accantono spesso per una sana sessualità "borghese", ma quando il sesso diventa troppo preconfezionato finisce per darmi a noia. Non mi tiro indietro, però detesto davvero chi compila in precedenza una "lista della spesa", con quello che mi piace fare, quello che piace all’altro, in un programma aridamente dettagliato dell’incontro che verrà.

Nel sesso l’effetto sorpresa gioca un ruolo fondamentale, persino quando è negativa. È bene selezionare i partner, è ragionevole che i gusti coincidano e che si evitino a priori certe situazioni sgradevoli, però una certa componente di imprevisto rende il tutto più vero e piacevole. Non a caso, da quando ho smesso di inseguire il principe azzurro, mi è capitato di concedere una possibilità a molti con cui altrimenti non sarei andato, nella speranza proprio di essere sorpreso (così come credo che molti, per le stesse ragioni, siano venuti con me).

In particolare, l’idea dell’ostacolo mi ha spesso incuriosito, al punto che quello che per alcuni era un muro insormontabile diveniva per me una coinvolgente sfida da studiare fino a scoprirne il punto debole e farne breccia. Spero di non essere stato troppo confuso ma nemmeno indiscreto se ora faccio un esempio pratico talmente recente da non averlo ancora rielaborato ma subito affidato alla tastiera.

Un ragazzo simpatico e di aspetto piacevole, però non esattamente il mio tipo, mi è appena venuto a trovare per questioni professionali. Che io potessi piacergli in qualche modo me l’aveva fatto capire, ma l’idea di un mordi e fuggi canonico non mi catturava. Troppo caldo e troppa poca voglia, anche se ammetto di non aver manifestato a me stesso alcuna preclusione assoluta. Serviva solo che scattasse qualcosa. Ed è scattata.

È successo proprio quando lui mi ha rivelato i suoi limiti nel settore, la scarsa attrazione per i rapporti completi in entrambi i sensi e la totale indifferenza per l’apparato genitale, unitamente però al dichiarato piacere per il contatto fisico e a una serie di fantasie erotiche. Inoltre mi ha rivelato che tale "mix" aveva sempre allontanato gli occasionali fidanzati, incapaci di accettare una relazione con una persona con cui non si poteva fare l’amore.

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Lo stesso limite ha finito per eccitare me, sgombrando il campo dal fantasma di un accoppiamento animalesco e sudaticcio in un pomeriggio rovente e distinguendosi come stimolo rispetto a tanti altri incontri dei quali io, come succede a molti omosessuali, ho finito per dimenticare il volto, la data e la scaletta. In questo caso, invece, sono stato fortemente stimolato dalla curiosità e dalla voglia di mostrarmi diverso e regalare piacere ma, sopra ogni possibile alibi da crocerossina, dalla mia stessa vistosa erezione che accompagnava i suoi racconti e mi manifestava il suo parere in modo inequivocabile. Perché io, almeno in questo campo, fregandomene di ciò che la maggioranza considera giusto o sbagliato, morale o immorale, evidente o frutto di complotti eversivi, ho sempre dato ascolto più di tutto al parere delle mie erezioni.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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