Ottenere (quasi) tutto… su internet

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In principio era il femro posta, adesso le chat. Ormai le realtà virtuali permettono di fare qualunque cosa. Tranne forse, e nonostante tutte le buone intenzioni, sconfiggere la...

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Che la chat e le altre forme di comunicazione via internet siano terreno fertile per mitomani, esaltati e frustrati di ogni latitudine non è cosa nuova. Vi si mescolano, in maniera tutto sommato pacifica, a romantici, assatanati, frigidi, tremebondi e a tutti gli altri abitanti di ogni singola realtà virtuale, provinciale o metropolitana che sia. Lamentarsi di averli ogni tanto tra i piedi è quantomeno discutibile e occorre farci l’abitudine, un po’ come ai kebab. Anche perché hanno anch’essi i loro ammiratori.

Ammetto di aver passato anni a "conversare" con uno schermo e una tastiera. Anzi, potrei aggiungere di aver cominciato ancor prima che la chat esistesse, ritenendone il fermo posta una sorta di antesignano. Dopo tanti anni, con stucchevole malinconia gozzaniana, conservo ancora tutte le lettere ricevute, tanto dei ragazzi incontrati quanto di quelli rimasti per sempre anonimi e che al massimo avrò sfiorato su una pista da ballo o in una cena, magari sottobraccio ai miei amici, o addirittura qualcosa più che sfiorato, senza però riconoscerli. Sublime e spietata differenza tra i due mondi!

Delle ore in chat, al contrario, non mi resta quasi nulla di materiale, salvo qualche sciocchezza registrata da Messenger senza che ne fossi pienamente cosciente. Eppure, ad anni di distanza, direi che un certo rammarico comincio ad averlo. Mi sarei sicuramente divertito a confrontare le differenti generazioni e a verificare la maggiore (ma non sempre) naturalezza con cui i gay, da un decennio all’altro, hanno imparato a mostrarsi, senza (ma non sempre) veli e timori. Mi chiedo anche cosa potrà diventare la realtà virtuale nel decennio alle porte e quante persone avranno la possibilità di sentirsi meno sole, meno diverse, meno sbagliate…

Ma è questa la strada che stiamo percorrendo? È un’altra domanda che mi ossessiona da tempo ed alla quale, in tutta franchezza, non ho ancora trovato una risposta. Da un lato, quando accarezzo quelle vecchie lettere ingiallite, penso che oggi i giovani abbiano davvero possibilità infinite, ma dall’altro noto pure una maggiore freddezza, arroganza, direi perfino maleducazione, se non temessi di sembrare una vecchia sull’autobus che se la prende coi "giovani d’oggi". È solo un’impressione, personale e assolutamente discutibile, ma non ne parlo col rancore della "vittima", solo da osservatore, il più possibile imparziale.

Specialmente quando mi imbatto in profili irritanti, spocchiosi e decisamente razzisti, che non hanno nulla da invidiare a certi proclami padani. Ma perfino in profili non violenti (almeno non direttamente), come quello del ragazzo di Verona, in cerca di "un parlamentare che abbia bisogno di un portaborse o un aiuto per iniziare carriera in politica". Oppure nel loro esatto contrario, quelli che, anziché rabbia o sarcasmo, mi suscitano tenerezza: "Ciao, sono una lei che si sente un lui. Vorrei cambiare sex ma per il momento non ho la possibilità. Vorrei perlomeno assumere testosterone ma il mio medico non me lo può prescrivere. Dove lo posso trovare? Mi basta anche solo ridurre il seno, avere voce maschile e qualche pelo o barba".

Forse esagero a definire le chat e i siti di annunci e di incontri lo specchio di una società che apparentemente favorisce la comunicazione e il dialogo ma che non ha ancora sconfitto quella brutta bestia della solitudine. Forse esagero, davvero. Ma l’impressione che ne ho è proprio questa e, soprattutto, non mi pare si limiti ai soli gay, visto che anche certi "ragazzi" etero finiscono per pubblicare annunci come: "RAGAZZO 45ENNE CERCA RAGAZZA O SIGNORA ANCHE STRANIERA E MATURA PER PASSARE ASSIEME ORE PIACEVOLI. GRADITE ANCHE CONVERSAZIONI TELEFONICHE SE REALMENTE INTERESSATA CHIAMAMI AL (segue numero) O LASCIAMI E.MAIL PARLANDOMI DI TE. OFFRO 15€. L’ORA".

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Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.Per scrivere a Flavio Mazzini clicca qui

di Flavio Mazzini

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