Pornostoria d’autunno

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Esce negli States "Bigger Than Life" di Jeffrey Escovier, un saggio che ripercorre la storia della pornografia gay

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Il termine "pornografia" ha sempre avuto una connotazione vagamente negativa, se non dispregiativa, a partire dalle sue radici semantiche (le porne erano le prostitute di basso profilo nell’antica Grecia). Inoltre il fatto che questa parola si riferisca ad un certo modo di ostentare e commercializzare la sessualità scatena una serie di reazioni emotive, spesso incontrollabili, ogni volta che viene pronunciata o che fa da spunto per argomentare una discussione. Premesso che ognuno è libero di pensare quello che vuole sulla pornografia, è indubbio che parlarne apertamente, e senza darne giudizi morali, punge sul vivo una gran quantità di persone, soprattutto in quelle realtà in cui la sessualità è vissuta più come una questione morale che come una libera espressione individuale.

Questo discorso vale nel mondo etero come in quello gay, con la sostanziale differenza che la comunità omosessuale vive la questione della sessualità con un carico emotivo decisamente maggiore, perché di fatto è questa componente che ne fa una minoranza e che determina tutta una serie di implicazioni supplementari che il mondo etero non deve affrontare. Per questo parlare di pornografia gay in termini fenomeno storico e culturale risulterebbe quasi offensivo per molti omosessuali italiani, e per questo in un paese come l’Italia  difficilmente vedrà la luce un libro come “Bigger Than Life” di Jeffrey Escovier. Infatti si tratta di un saggio che, con piglio giornalistico,  ripercorre la storia della pornografia gay dalle origini agli albori della rivoluzione rappresentata da internet, senza esprimere giudizi morali e rivalutandone il ruolo determinante nell’emancipazione e nell’aggregazione della comunità omosessuale.

Si tratta di una vera e propria miniera di informazioni su un aspetto della storia e della cultura gay che generalmente viene sottovalutato, ma che potrebbe offrire molti spunti di discussione interessanti. A partire dai primi cortometraggi omoerotici sperimentali come “Fireworks” di Kenneth Anger (1947), passando per i filmini semiclandestini del fotografo Bob Mizer negli anni ’50 e per i soft core prodotti dalla Factory di Andy Warhol e Paul Morrisey. Fino ad arrivare al primo film hard gay mai proiettato in una sala cinematografica: “Boys in the Sand” di Wakefield Poole (1971) che, anche se pochi lo sanno, precedette di un anno il primo film hard etero (il più famoso “Gola Profonda”, che arrivò anche nelle sale italiane), segnando l’inizio di una rivoluzione dei costumi ancora in corso. Da lì in poi il saggio di Jeffrey Escovier analizza i punti salienti di un fenomeno in perenne evoluzione, mettendolo in relazione con gli sviluppi storici e culturali della comunità omosessuale americana.

Quello che stupisce di più leggendo questo saggio è proprio l’analisi del doppio filo che ha sempre legato l’emancipazione della comunità gay all’industria dell’hard. L’esplorazione di questo concetto meriterebbe un articolo a sé, così come molti degli argomenti affrontati in questo saggio, che presenta la storia del movimento gay americano da un punto di vista decisamente inedito. Forse puntare sui bassi istinti non è un merito, tuttavia secondo Jeffrey Escovier la pornografia gay negli USA ha saputo emancipare milioni di gay, aiutandoli anche a superare i loro complessi e le loro frustrazioni, ha creato una rete di persone e di punti di aggregazione, ha stimolato una discussione aperta e senza tabù attorno a diversi argomenti (dal sesso sicuro ai rapporti di coppia) e – inoltre – ha contribuito a sfatare molti pregiudizi e stereotipi sui gay e sulla loro sessualità.

Ultimamente sta perfino riuscendo a mettere in discussione lo stesso concetto di "etero" e "gay" (basti pensare al fenomeno dei video gay-for-pay), senza contare la discussione che sta nascendo attorno ai pornoattori gay che fanno coppia fissa e che arrivano persino a sposarsi. Un saggio decisamente interessante e ricco di stimoli, insomma, anche se dopo questa lettura una riflessione sorge spontanea. Se, come scrive Jeffrey Escovier, la pornografia è stato un elemento determinante nella formazione e nell’emancipazione della comunità gay americana, il fatto che la comunità gay italiana abbia diversi ritardi in questo senso può essere messo in relazione anche col fatto che da noi la pornografia gay (soprattutto prima di internet) ha avuto sempre dei seri problemi  di circolazione?

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di Valeriano Elfodiluce

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