Pratiche estreme dal nome esotico…

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Scartabellando i profili delle chat, si scoprono desideri reconditi e pratiche curiose. Tra queste, almeno di una vale la pena parlare. E nonostante il suo nome orientaleggiante è...

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Chi frequenta le chat e i siti di incontri, per questioni sessuali o per conoscere qualcuno con cui cominciare un percorso comune, sa bene quanto sia necessaria tutta una serie di informazioni. Nonostante qualcuno finga di trovarli volgari o gratuiti, è possibile scoprire in anticipo qualcosa di un perfetto sconosciuto proprio grazie a quel poco che egli scrive di sé e al fatto stesso che decida o meno di riempire certe caselle.

I progetti matrimoniali come le fantasie più pruriginose sono accomunati anche dall’interesse (o dal disinteresse) per quei piccoli spazi che ognuno può riempire secondo il proprio gusto, con laconica timidezza o con una prolissità stucchevole, con aggressività o con un pizzico di ironia. Ma l’argomento meriterebbe ben altro trattamento, specie se confrontato con quella che è poi la realtà.

Per questa volta, dopo aver parlato dell’importanza delle foto (specialmente per chi entra in chat con scopi peccaminosi e indifferenti all’eventuale presenza di principi azzurri), mi limiterò a sbirciare rapidamente tutte quelle griglie preconfezionate nelle quali diverse persone sono costrette ad affrontare le stesse domande avendo a disposizione tutti le stesse risposte già pronte.

In primo piano, dopo l’età, si trovano le misure: l’altezza, la corporatura e la dimensione dell’uccello. O meglio la percezione, visto che nell’ultimo caso non si tratta purtroppo di qualcosa di oggettivo ma della propria opinione e autostima. Seguono altri elementi fisici: il colore della pelle, degli occhi, i capelli, l’eventuale presenza di barba, tatuaggi, piercing, ecc.

Poi si impone la questione dei ruoli sessuali, fondamentale per molti, insieme a tutta una serie di indicazioni non per forza secondarie, da quelle che ci informano se il tizio in questione ama il fumo, l’alcool, le droghe, a quelle che ci dicono se è libero o no sentimentalmente, cosa sta cercando e qual è la sua inclinazione sessuale. Anche in questi casi, in virtù della percezione soggettiva e soprattutto di quello che ci interessa che gli altri sappiano di noi, non sempre ciò che viene scritto corrisponde alla realtà. Non tutti amano ammettere di fare, ad esempio, uso di droghe, di essere fidanzati, di cercare sesso o perfino di essere ‘abbondantemente finocchi’.

Infine, vengono le preferenze. Personalmente ho sempre avuto scarso interesse a sapere quali fossero l’attrice o il piatto preferiti dai miei interlocutori, ma ammetto che per qualcuno possano essere, se non indizi rivelatori, almeno un argomento utile per i momenti di maggior imbarazzo.

Molto più curiose (laddove non diventino un elenco fatto tanto per riempire uno spazio) sono però cose tipo le fantasie, i tipi, le situazioni e perfino l’abbigliamento che più ci attraggono. Anche se nemmeno in questo caso si è immuni dalle ‘truffe’, visto che molti desideri finiscono spesso per essere condannati a rimanere tali.

Sorvolando su pratiche estreme (e per qualcuno rivoltanti) come il ‘fist’, il sadomaso, i vari tipi di ‘dirty’ e certi feticismi, ritengo si possa parlare di quella che è forse una sorta di sublimazione del sesso: il bukkake. Il buffo nome orientale descrive una situazione cui si assiste talvolta al termine delle ammucchiate dei porno e che riguarda uno dei componenti, generalmente disteso con la pancia rivolta verso l’altro, dopo aver soddisfatto in ogni modo le voglie dei suoi numerosi partner. Per ricompensarlo delle attenzioni profuse, per umiliarlo maggiormente o per qualunque altro motivo si voglia trovare, tutti a turno gli vengono addosso.

Se è curioso come il ‘passivo’ anche in chiave gay sia spesso da solo contro tutti come Tex Willer, meno difficile è comprendere la semplice addizione per cui questa pratica può risultare tanto eccitante. Si tratta di un classico ‘due più due’, in cui un fattore è costituito dal momento più ‘alto’, in termini di piacere ma anche di significato simbolico dell’atto, costituito dall’eiaculazione. Ad esso si somma il piacere di chi ama gli incontri di gruppo e la sensazione particolare di trovarsi circondato, come l’attempato pistolero nostrano di cui sopra.

Lasciando ad ognuno le proprie considerazioni sulla cosa, è risaputo comunque che, dopo l’orgasmo, l’eccitazione precipita e ritrovarsi grondanti e appiccicaticci può essere scomodo e pure un po’ schifosetto. Tuttavia, il fastidio non cancella quel prolungato momento in cui si è venuto compiendo l’atto, che tra l’altro è pure uno dei meno rischiosi dal punto di vista sanitario. Anche se non tra i più semplici da realizzare.

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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