Quando ‘lui’ si insinua tra noi…

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Secondo capitolo sulle coppie: oltre la distinzione tra chiuse e aperte, dal punto di vista sessuale possono verificarsi situazioni molto particolari. Non amanti nell’armadio ma qualcosa di più...

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L’altro giorno un mio amico, dopo aver letto il mio sfogo sulla puntata di ‘Porta a porta’ di martedì, in cui accennavo anche ai deliri africani di benedetto xvi (uso la minuscola perché questo è un pontefice minimo, non massimo), mi ha scritto: “Inorridisco alle parole del Papa, sta facendo un danno irreparabile bocciando il condom. Io ho contratto il virus a giugno dell’anno scorso e mi vergogno di essere cattolico”.

La notizia mi è arrivata tra capo e collo, fulminea, inaspettata. Non era la prima persona che mi rivelava di essere sieropositivo, né quella con il rapporto più stretto. Mi ha però colpito la sua naturalezza, oltre alla comune allergia verso certi terroristi che si trincerano dietro stoffe immacolate e immancabili vassalli.

Tra i quali ho scoperto un tal Gianni Gennari, "giornalista e teologo", capace di sostenere che "il solo moltiplicare dei

preservativi induce tanti a moltiplicare i contatti sessuali e favorisce l’uso del sesso a puro consumo". E poi: "Ma davvero nei paesi islamici, indù, confuciani o di religioni tribali e primitive miliardi di uomini e donne, per proteggersi dal flagello dell’Aids stanno aspettando il timbro di liceità su pillola e preservativo dal Vaticano, e se il Papa dice sì a pillola e preservativo tutto va a posto? A me viene da ridere."

Uno che parla di "uso" del sesso e che, trattando di Aids, mette insieme pillola e preservativo è giusto che rida, specie se qualcuno gli permette di scriverlo sui giornali. A me però non fa ridere chi giustifica le parole di questo papa perché tanto in molti non le starebbero a sentire. Nulla di ratzinger mi fa ridere (eccetto il gusto nell’abbigliamento), ma io quantomeno non sono credente, al contrario di chi si vergogna di essere cattolico.

Come quel mio amico, che ho ringraziato della fiducia concessami ed al quale ho comunque consigliato di parlarne il meno possibile, per non ricevere ulteriori problemi o delusioni da amici. "No..quello no..", mi ha risposto. "Gli amici mi sono vicinissimi. Questo mi conferma ke li ho scelti bene…". Bella risposta, non c’è che dire.

"Ma il tuo ragazzo?", mi è venuto allora spontaneo chiedergli. "Lui l’ha contratto un po’ prima di me..", mi ha rivelato, "è stato lui ke me l’ha passato". "Ma tu mi dicevi che state bene insieme, che lo ami…", ho ribattuto, pensando che c’è chi si lascia per motivi assai più futili. "Ci vogliamo 1 sacco di bene, ci stiamo vicini.. il nostro rapporto s’è fatto serio ..anzi molto di + da quando lo abbiamo scoperto. Dalla nostra storia ci può uscire il prox film di Ferzan Ozpetek…".

La delicatezza e l’ironia sottile della conclusione mi hanno spinto a toccare oggi questo argomento, un po’ insolito per la rubrica di sesso quando si è lontani dal Primo Dicembre (questo va in

maiuscolo). Non solo perché io sostengo che, per quanto il sesso sia bello, bisogna fare comunque attenzione, ma anche perché all’interno della coppia la sessualità va incontro a numerose trasformazioni. Una delle più notevoli è proprio l’eventualità di un contagio e le reazioni ad esso: quelle nel caso in cui sia stato il partner a contagiarti e quelle invece in cui lui sia sano e il contagio sia avvenuto al di fuori della coppia.

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Situazioni molto difficili da gestire, che però possono anche cementare una relazione, trasferirla da un piano semiadolescenziale a uno inevitabilmente adulto. In particolare, quando il contagio non è comune, bisogna certo osservare delle precauzioni (chissà se almeno qui il vaticano le ammetterebbe) ma anche continuare ad avere una vita sessuale, ricca di tenerezze e di passione. Il virus può rallentarci ma non fermarci.

Già la scorsa settimana mi ero occupato di questioni sentimentali, in particolare delle (reali e non solo sbandierate) monogamie. Non perché fossi caduto da cavallo udendo una voce, come qualcuno ha maliziosamente insinuato. Ne approfitto, anzi, per dissentire da chi sul forum ha sostenuto (con grande convinzione) che le persone si dividono in ‘sicure’ e ‘volubili’: ossia, se il tuo compagno non ti attira per sempre, senza monotonia e senza espedienti, sei solo un volubile. Teorie che magari piacerebbero a sua santità ma che non mi convincono.

Tutto sommato, meglio la battuta di Sabrina Ferilli (non so se originale): "Ogni coppia che dura per me è miracolosa. E’ il terzo mistero della vita, dopo la nascita e la morte". Anche se la preferisco perché più brillante e meno saccente, ugualmente ritengo possibile che una coppia resista agli anni (spero sia il caso del mio amico e del suo compagno).

Certo, non si tratta di un torneo di tennis o di un reality, non occorre essere ‘sicuri’ e tantomeno sempre uguali a se stessi, quanto piuttosto in grado di cogliere le esigenze reciproche nelle loro continue manifestazioni e trasformazioni. Non miracoli, quindi, ma affetto, attenzione e impegno. Con simili basi, poco conta che vi siano continue sperimentazioni o repliche ad oltranza. E soprattutto, in quei casi, nemmeno un intruso sgradevole come il virus può avere la meglio. Figuriamoci le parole di un pontefice piccolo piccolo.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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