QUEI RAGAZZI E LA PROF

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"Signorina per favore potrebbe non interrogarmi? E non accavalli le sue gambe, ho solamente 16 anni…". (Ivan Graziani)

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La prof fa sesso con gli studenti e il Paese per un paio di giorni si spacca:
Pedofilia, abuso, corruzione di minorenni!”. “No, piuttosto il sogno di ogni adolescente che si realizza…”. Nel dubbio, i nostri giornalisti accostano la vicenda a quella del video sul ragazzino down malmenato dai compagni.
Che cialtroni che siamo! Destra e sinistra che bisticciano sulla pelle degli sfrattati, Pannella che bisticcia con Capezzone (Daniele, appoggio incondizionato…), la Gardini che non regge all’urto di Luxuria nel cesso, Fini che non regge nemmeno uno spinello e, a compendio del tutto, i giornalisti che delegano il loro mestiere al Gabibbo.
Un giornalismo d’accatto che noi gay conosciamo bene, perché vediamo sempre preti in Tv quando si parla di omosessualità (mai il contrario), perché dei Pride restano solo immagini di trans vistose o foto tipo questa a fianco, pubblicata dal Corriere della sera a gennaio (nemmeno a Roma si gira con gli infradito, ammesso che a Roma esistano strade simili…).
Siamo il paese più cialtrone d’Europa, quello dove non si devono mai chiamare le cose col loro nome, almeno se le si vogliono ottenere (vedi Pacs, vedi eutanasia, vedi liberalizzazione droghe, ecc.), e dove, per ottenere fondi, i ricercatori devono sperare nell’immortalità della Montalcini e del suo voto decisivo.
Ma io mi occupo di sesso e allora torniamo al fatto della settimana. Tutti ad accanirsi su quella poveretta…
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Ma io mi occupo di sesso e allora torniamo al fatto della settimana. Tutti ad accanirsi su quella poveretta che si vedrà le porte sbarrate per l’insegnamento, anche se riuscisse ad evitare la galera. Ma come? Non c’era stato un indulto? Non si è parlato allo sfinimento di riabilitazione, di reinserimento? E questa, per un lavoretto veloce veloce la volete lapidare?
Eppure da più parti si è manifestata solidarietà per la supplente, soprattutto da chi vive in mezzo ai ragazzi (specialmente i loro coetanei) e sa la verità: capisce quei cinque, li immagina vantarsi dell’accaduto, non crede nemmeno per un istante all’abuso, alla corruzione, alla violenza.
La prof e il ripetente, un pompino galeotto, due amichetti che si masturbano e altri due che fanno il palo (male, peraltro, altrimenti non sarebbe successo il casino) ispirano anche simpatia, nel rispetto di un clichè che ha ispirato parecchie pellicole nostrane degli anni Settanta. Ma poniamo caso che al posto della prof ci fosse stato un uomo: apriti cielo!
L’omosessualità dà fastidio. Si tollera la coppietta di stilisti o comunque di professionisti ricchi, simpatici, mondani, meglio se bellocci (ma non troppo, altrimenti serve siano etero, come certe pubblicità con un attore circondato da strafighe). Una coppia assortita infastidisce di più. Un maggiorenne con un minore non ne parliamo.
Ci fosse stato un supplente maschio a Nova Milanese si sarebbe scatenato il putiferio, senza possibilità di appello. I minori, se sono etero, sono svegli, magari mezzi criminali, violenti, giocano coi più deboli, alzano le mani, talvolta il coltello. Se non sono etero non esistono.
Eppure, non per tornare sull’argomento della settimana scorsa, però se la natura stabilisce delle regole, va bene che la legge deve regolamentare una società civile, ma lo dovrebbe fare anche seguendo i ritmi della natura e analizzando ogni caso per quello che è. Per cui, senza voler incitare allo stupro di minorenni, sarebbe ora di operare un distinguo onesto tra bambini e ragazzi, almeno per restituire alla parola pedofilia il suo giusto significato.
A 14-15 anni non si è più bambini. D’accordo, non si sarà del tutto formati, ma non siamo tutti uguali e non tutti raggiungiamo la maturità nel medesimo istante. Io stesso dovetti accompagnare un amico poco più che maggiorenne dai carabinieri perché aveva avuto un flirt con un minore, che lo aveva sedotto, sverginato, utilizzato, fino a che non si era stancato e lo aveva denunciato. Perché la legge era dalla sua.
I ragazzi – non so se oggi più di ieri (non ne vorrei fare una questione generazionale ma culturale) – fanno sesso. Coi maschi, con le femmine, coi coetanei, con ragazzi più grandi, anche con adulti. Lo fanno per amore, per piacere, perfino per denaro o altro, ma soprattutto perché sono chiamati a una scoperta che è naturale, riposa dentro di loro e a un certo punto si sveglia e bussa violentemente per voler uscire, come un bambino al termine della gravidanza.
A Roma, sia tra i gay che tra gli etero, il panorama non sempre è edificante e molto spesso i condizionamenti sono ancora troppo forti per un’analisi più approfondita. Peggio ancora avviene in alcune zone del Nord e del Sud. Eppure ci sono realtà decisamente all’avanguardia. Me ne sono accorto pochi giorni fa in treno, tra Reggio Emilia e Parma, parlando con quattro ragazzi 17enni, etero ma disinibiti e dichiaratamente aperti a tutte le esperienze.
Ma non c’è tempo per approfondire: vorrà dire che lo racconterò la prossima volta. Oggi meritava la precedenza la supplente: una trentenne che si difende dicendo di “non aver saputo reagire alla maleducazione dei ragazzi”. Ah, la maleducazione…!
Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista “dall’interno”, e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.
Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini

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