Quella strana proposta in chat…

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Biancheria usata rubata di nascosto, oppure spedita per posta o perfino comprata in negozi specializzati: le forme di feticismo legate all’abbigliamento sono molteplici. A ciascuno la sua.

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La scorsa settimana ho precisato, all’inizio del pezzo, che avrei trattato un tema molto leggero. Qualcuno deve avere saltato le prime righe e si è accanito furiosamente contro il sito e i suoi spazi meno impegnati. Non starò a farvi la lezioncina perché presumo vi rendiate conto di quante opportunità vi siano in rete e di quanto ognuno di noi sia libero di scegliere cosa leggere e cosa no. Si può essere d’accordo o meno con chi scrive ma è sciocco prendersela se non si è stati costretti o condizionati da pubblicità fuorvianti. Un po’ come se ci si lamentasse perché “Il signore degli anelli” è poco realistico e in “C’era una volta il west” c’è troppa sabbia.

Io e i miei colleghi, ognuno coi mezzi di cui la natura ci ha fornito, ce la mettiamo tutta quando scriviamo di medicina o di psicologia, di politica o religione, di cultura e di spettacoli. Perfino in questa rubrica si è tentato di affrontare argomenti spinosi (di recente abbiamo parlato di battuage e delle responsabilità della sinistra). Non mi pare però catastrofico alternare ad essi momenti di leggerezza, magari superficiali, ma che replicano proprio la natura multiforme del sesso, appassionato e grave ma anche lieve e giocoso.

Il bello dell’essere liberi è anche poter toccare note diverse con differenti stili, senza preoccuparsi che qualcuno ti lanci una maledizione. Se poi qualcuno mi ritiene un semplice marchettaro indegno di essere letto, poco importa. Come non è un problema se qualcuno, al contrario, mi stima come giornalista ma mette in dubbio che io possa essermi davvero prostituito. Magari è più avvilente che qualcuno, attribuendomi chissà quale infamia per il semplice fatto di utilizzare uno pseudonimo, scriva sul forum il mio nome di battesimo. Ovviamente omettendo di aggiungere il proprio.

Mi spiace aver preso tanto spazio per questa precisazione, e mi spiace anche se questa settimana qualcuno sarà insoddisfatto del tema trattato. Posso solo invitare i palati più fini a non proseguire, garantendo che anche in futuro continuerò ad alternare temi seri e sciocchini. Ciò dipende, oltre che da una scelta editoriale, anche da una presa di coscienza della realtà: quanto segue non nasce infatti da un mio capriccio ma da qualcosa che ho osservato. Nella fattispecie, da una proposta ricevuta in chat:

“Ciao, come va? Volevo chiederti una cosa che può sembrarti un po’ strana ed insolita cioè vorrei che tu mi regalassi un paio di tuoi slip o boxer usati, non importa che siano di marca ma basta che siano impregnati dei tuoi umori ed odori. Lo so ti sembrerà una richiesta assurda, ma mi fai impazzire e non so resisterti. Per spedirmele basta metterle in busta gialla e con affrancatura 2 euro spedire (senza andare in posta) all’indirizzo che se vorrai ti fornirò. Ovviamente pagherei almeno le spese del fastidio arrecatoti. Allora mi fai questo, per me immenso, regalo? Baci e scusa ancora del disturbo”.

Non credo che la proposta fosse indirizzata unicamente a me ma che si trattasse più probabilmente di un copia-incolla di qualche feticista dell’intimo. Se non mi ha particolarmente eccitato (mi sono risparmiato i due euro dell’affrancatura), la cosa non mi ha nemmeno stupito più di tanto, visto che tempo fa avevo letto che in Giappone si potevano acquistare mutandine di fanciulle con tanto di foto delle proprietarie e certificati che ne garantivano la reale appartenenza. Una forma di feticismo non particolarmente spinto che, nonostante il rischio di scivolare facilmente nel grottesco, per qualcuno può risultare stimolante.

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In fondo, sarà capitato a molti di noi di osservare negli spogliatoi di una palestra un bel ragazzo che si spoglia e va a farsi la doccia e, non potendo catturarlo, di rivolgere il proprio sguardo carico di desiderio ai suoi indumenti usati, abbandonati con indifferenza in un angolo. Oggetti così intimi, ancora intrisi degli odori più forti, possono attirare e perfino far correre il rischio di prenderli in mano e annusarli, quasi a voler afferrare qualcosa della persona che tanto ci ha attratto.

La scorsa settimana avevo parlato di dettagli che attirano la nostra attenzione, sfumature e contrasti futili ma che possono avere un loro peso nel nostro immaginario erotico. Tra di essi, facevo anche riferimento al fatto che in un rapporto può capitare di non spogliarsi contemporaneamente o di non rimanere completamente nudi. Parlo di varie situazioni che spaziano dalla banale questione se tenere o togliere l’orologio, i vari piercing, gli stessi calzini, fino a un abbigliamento apposito più complesso che qualcuno ama indossare in certi frangenti. Se il fuoco di fila dei moralisti non sarà troppo elevato, mi piacerebbe parlarne la prossima settimana. Nell’attesa, rimangono graditissime (più di complimenti, critiche e presunte delazioni) le vostre esperienze personali in materia.

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