"L’AIDS AUMENTA FRA I GAY"

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Intervista al presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice: "Anche i gestori delle dark devono assumersi le loro responsabilità"

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Ogni giorno in Italia un nuovo gay prende l’Aids. Perché? Semplice, non usa il preservativo. Giriamo il concetto: il 20 per cento dei nuovi sieropositivi è gay. Una percentuale mai raggiunta. In Italia ci si protegge troppo poco. Cosa fare? Il Ministero della Sanità ha tagliato i fondi destinati alla prevenzione. Arcigay vuole concordare un unico acquisto di profilattici su scala nazionale. I gestori delle dark devono assumersi le loro responsabilità. Sergio Lo Giudice, 39 anni, presidente nazionale di Arcigay afferma che "non c’è posto nell’associazione per una dark senza preservativi". Intervista esclusiva.

Secondo i dati del ministero della Sanità l’epidemia di Aids sta riprendendo vigore fra la popolazione omosessuale…

Sì, il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornato al 31 dicembre del 2000, mostra un inquietante aumento fra i nuovi casi di contagio, della percentuale degli omosessuali. Dal 16,6% del totale dei nuovi casi di sieropositività riscontrati lo scorso anno si è passati ad un preoccupante 20%. Una soglia mai raggiunta prima. Intendiamoci: il numero assoluto dei casi di nuova infezione fra gay è in netta diminuzione. Sono stati 870 nel 1994, 344 nel 1999 e solo 295 nel 2000, ma l’aumento della percentuale oltre la soglia del 20 per cento manda un segnale chiaro: a fronte di un generale calo dei nuovi casi, il calo maggiore avviene fra i tossicodipendenti, mentre i contagi per via sessuale diminuiscono più lentamente. Anche le percentuali di contagi fra eterosessuali sono in drastico aumento (35,3% contro il 16,6 del ’94). Il sorpasso delle infezioni per via sessuale su quelle dovute a scambio di siringa è già avvenuto lo scorso anno, ed ora si conferma. Questo significa che si riaffaccia con prepotenza la questione della prevenzione.

Qualcosa è stato sbagliato? Perché non ci si protegge?

In realtà, per fortuna, ci si protegge di più (vedi il calo dei contagi), ma lo si fa ancora troppo poco: ogni giorno in Italia un uomo si contagia facendo sesso non protetto con un altro uomo. Si pensa che l’emergenza sia finita, i media prestano meno attenzione all’epidemia, c’è in giro un falso senso di immunità legato all’introduzione delle nuove terapie. L’attenzione è calata in modo preoccupante. Lo stesso Ministero della Sanità ha drasticamente ridotto i fondi destinati alla prevenzione, in particolare riguardo al target gay, rendendo più problematico un intervento continuativo di informazione e prevenzione.

Le dark e saune italiane, a differenza di quelle estere, nella grande maggioranza non distribuiscono preservativi. Perché? Non dovrebbero i gestori, soprattutto quelli affiliati all’Arcigay, manifestare una maggiore sensibilità?

Alcuni collaborano alla diffusione di materiale informativo o di preservativi. Fanno un lavoro importante, che è premiato dalla fedeltà dei loro clienti. Molti altri gestori sottovalutano il loro ruolo e la loro responsabilità nei confronti di migliaia di giovani frequentatori gay. A volte sono disarmati dalle difficoltà: il cliente che ti guarda male se gli offri un preservativo all’ingresso di una sauna o i carabinieri che stanno cercando ogni scusa per farti chiudere il bar. Altri ancora, più semplicemente, se ne fregano, non lo considerano affare loro. Molti di questi sono fuori dal circuito Arcigay. Ma anche fra i nostri affiliati non mancano situazioni problematiche…

Ma Arcigay non può chiedere maggiore rigore?

Il rigore lo chiediamo all’atto dell’affiliazione. Chiediamo al gestore di firmare una carta di responsabilità che impegna il circolo a collaborare attivamente nelle campagne anti-AIDS dell’Arcigay, partecipando alla formazione degli operatori e tenendo sempre disponibili materiali di prevenzione con particolare riferimento ai profilattici.

Sì, però spesso e volentieri, è risultato anche dalla nostra inchiesta, i profilattici o non ci sono o sono ben nascosti…

Spesso è difficile il controllo sul rispetto di questi standard di comportamento.

Come valuta l’iniziativa presa dal Sindacato francese delle imprese gay, lo Sneg, di comperare preservativi per tutte le ditte affiliate e obbligare tutti i gestori a distribuire gel e preservativi oltre che materiale informativo? Ci arriveremo mai?

Ci stiamo arrivando. Purtroppo in Italia i finanziamenti anti-Aids non contemplano l’acquisto di preservativi per la distribuzione gratuita. Non c’è in questo nessun criterio che non sia di assoluta sottomissione ai diktat vaticani ma a tutt’oggi è così.

Cioè i soldi anti-Aids non possono essere usati per lottare contro l’Aids nell’unico modo conosciuto…

Esatto e allora noi siamo costretti a limare altrove per acquistare e distribuire gratuitamente profilattici come facciamo da anni (l’ultimo acquisto, in gennaio, è stato di settantamila condom e altrettanti lubrificanti). Il prossimo passo sarà quello di concordare un acquisto di profilattici comune su scala nazionale. In questo modo si raggiungeranno due obiettivi: aumentare il potere contrattuale nei confronti delle case di distribuzione (che arrivano a ricarichi del mille per cento e più) e consolidare la nostra rete di prevenzione inserendo tutti i nodi della rete, anche quelli più riottosi, in un programma di distribuzione capillare facendoci cosi’ concretamente controllori e garanti di un atteggiamento di prevenzione diffuso e condiviso. A quel punto non ci sarà più posto dentro l’Arcigay per una sauna che non sia fornita, tutti i giorni, di preservativi. Intanto, sia chiara una cosa: il problema esiste e nessuno se ne può tirare fuori. Il logo Arcigay è legato alla prevenzione: chi non vuole farsene carico avendone la possibilità e la responsabilità non può essere nostro compagno di strada. È ora che tutte le strutture ricreative, Arcigay e non, si rendano conto di questa loro responsabilità e che i frequentatori dei locali vigilino sull’attenzione rivolta alla loro salute da parte dei gestori.

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