Rocco Siffredi e Chi Chi LaRue: un video insieme (bareback?)

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La porno star più famosa d'Italia e la regista acerrima nemica del porno bareback gireranno un video insieme. Ma Siffredi non ama le protezioni e nell'hard gay dilaga...

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Gli Adult Video News (AVN) Awards sono premi molto ambiti dall’industria del porno etero, fin dal 1984. Da questa manifestazione hanno preso il via anche i Gay Video News (GVN) Awards, che dal 1998 sono considerati gli oscar del porno gay e vengono assegnati a settembre. Gli AVN e i GVN hanno poco a che spartire, ma qualche giorno fa agli AVN 2011 la regista in drag Chi Chi LaRue ha annunciato che dirigerà un video con Rocco Siffredi (presente sul palco). Ovviamente si tratterà di un video etero, ma può essere indicativo il fatto che il Rocco nazionale – che da diverso tempo dirige i propri video – si affiderà ad uno dei più prolifici registi di porno gay della storia. In realtà Chi Chi LaRue aveva già avuto un certo successo come regista di video etero, ma aveva lasciato perdere per principio, visto che in questo ambito i preservativi sono considerati un optional.

A questo punto sarà interessante verificare se Chi Chi LaRue e Rocco Siffredi raggiungeranno un compromesso al riguardo, visto che Rocco sul set non usa mai protezioni. Certo è che, per una Chi Chi LaRue che può permettersi di far valere i suoi principi, ci sono dozzine di case di produzione gay medio piccole che puntano sul sesso bareback per fronteggiare una concorrenza che si fa sempre più spietata. La Factory Video di Scott Morris, ad esempio, l’anno scorso ha festeggiato il dodicesimo anno di attività, vantando ben cinquantadue DVD (in prevalenza bareback) usciti nel 2010: in media uno alla settimana! In effetti è difficile inquadrare questo genere di produzioni, tuttavia si tratta di un fenomeno da non sottovalutare e che meriterebbe un’analisi più approfondita, anche alla luce dei dati relativi ai DVD hard gay più venduti del 2010 (secondo TLA Video, distributore leader del settore).

Al nono posto di trova un video a tema glory hole (G:hOle), mentre all’ottavo il primo video girato interamente in Israele con performers locali (Men of Israel). Al settimo posto si piazza il debutto dell’ex concorrente del Grande Fratello americano Steven Daigle (Steven Daigle XXXposed), che ha partecipato anche al video in quinta posizione (F*ck U): da notare che entrambi i video sono stati diretti da Chi Chi LaRue. Al sesto e al secondo posto ci sono due raccolte di video tratti dal sito chaosmen.com (Shear Chaos Vol. 3 e Vol.4), mentre al quarto arriva una raccolta fetish (Piss Boys Gone Wild) e al terzo un set di film dello storico regista Joe Gage (The Joe Gage Classic Collection). Al primissimo posto, e non è una sorpresa, il discusso Taboo della Belami, incentrato sulle performances dei gemelli Peters. Di questi nove titoli quattro presentano sesso bareback, compresi quelli nelle prime tre posizioni, confermando una tendenza generalizzata che ha spinto persino la Belami ad aprire le porte a queste pratiche (inaugurando la serie di video Skin to Skin e recuperando materiale inedito per l’imminente Dirty Secrets).

Anche la classifica dei video più venduti da pornteam.com (specializzato nella distribuzione di video amatoriali under 25) sembrerebbe confermare questo trend, dato che i video Bareback Me Daddy e Bareback My Ass si sono guadagnati la terza e la seconda posizione. Il successo commerciale del bareback rappresenta un pericoloso segnale di allarme? In realtà ci sono due scuole di pensiero al riguardo: da una parte i pessimisti, che in questi video vedono un pessimo esempio (soprattutto per i giovani), nonché un’indicatore dei gusti del pubblico, e dall’altra quelli che pensano che i video bareback hanno successo proprio perché presentano una sessualità che i loro fruitori hanno troppa paura di vivere in prima persona.

Difficile dire chi ha ragione, anche se tutte queste ipotesi lasciano un po’ il tempo che trovano considerando che non tengono in considerazione i video che vengono scaricati (più o meno legalmente) dall’immensa platea di internet, quelli noleggiati in streaming e quelli ordinati direttamente presso le case di produzione, che per forza di cose non possono essere monitorati in maniera attendibile e non possono rientrare in simili classifiche. Certo è che il valore educativo di un video hard in cui si pratica sesso sicuro è indiscutibile, e non bisognerebbe sottovalutarlo solo per una questione commerciale.

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di Valeriano Elfodiluce

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