“Scusi, che ore sono?”: anatomia di un erotomane

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Chi di noi non ha un amico convinto di essere oggetto dei desideri sessuali di chiunque incontri sulla sua strada? O forse questo pensiero è balenato anche in...

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Siamo all’interno di un vagone della metropolitana. È estate, ma fosse anche gennaio farebbero lo stesso 45 gradi. Come al solito c’è una media di 600 persone per metro quadrato. La legge di gravità qui non esiste. Ci sono passeggeri aggrappati anche sul soffitto. Sembra una versione umana di Tetris. Come la storia del battito d’ali della farfalla in Spagna che può causare una tromba d’aria alle Bermuda, se uno muove un braccio all’inizio del vagone causa una compressione polmonare al tizio dall’altra parte del convoglio.

Come nelle derive dei continenti, sei finito davanti alle porte senza neppure accorgertene. È il posto più pericoloso perché sai che all’apertura dovrai aggrapparti con tutte le tue forze visto che ti troverai tra due flussi disumani che cercheranno di entrare con la stessa grazia dell’esondazione del Mississippi .

Le porte si spalancano. Centinaia si persone ti strusciano, sudate e dall’olezzo rancido di chi l’acqua non la tocca dal giorno del battesimo. In un secondo sei ridotto come l’asciugamano dei cessi di un Autogrill. Cosa pensi? "Accidenti, sono davvero irresistibile! Tutti questi che fanno ressa solo per toccarmi. Ma cos’avrò di così seduttivo?"

Ecco un esempio piuttosto colorito ma tutt’altro che esagerato di cos’è un erotomane, ovvero uno convinto che se per caso ti chiedono "scusi, che ore sono?" in realtà è un tentativo di rimorchio.

Poco tempo fa ero con Luigi (i nomi ovviamente sono sempre di fantasia non tanto per proteggere il soggetto ma me stesso da eventuali ritorsioni) e stavamo aspettando degli amici per una faccenda del tutto irrilevante ai fini della storia. A poco più di 150 metri vediamo sbucare dall’angolo un ragazzo sulla ventina.Luigi impettisce il dorso e con un gesto quasi istintivo si passa le dita tra i capelli per muovere il ciuffo che gli ricade su un occhio, dando allo sguardo la stessa malia di Jessica Rabbit.Il mio amico intercetta il suo sguardo e lo punta infilzandogli gli occhi nelle cavità orbitali. Il ragazzo ha l’espressione interdetta di chi pensa "chi cazzo è questo?" e ovviamente lo guarda, sì, ma la cupidigia ha un altro bagliore.

Passa accanto al mio amico che continua a fissarlo, forse sperando di ipnotizzarlo. Questo lo supera e se ne va.

Luigi: “Ah vedi, dà soddisfazione quando riesci ancora a rimorchiare per strada”.

Ora, per mancanza d’esperienza diretta non so come sia quello etero, ma l’ambiente gay è pieno di erotomani che io preferisco definire, con un ragionevole sincretismo descrittivo: cazzari.

Ognuno di noi credo ne conosca qualcuno.L’erotomane, non occorre neppure ribadirlo, attira gli sguardi sì, ma solo dei boni. Se a guardarlo è un crotalo, ci deve essere un errore, forse sta guardando qualcun altro.

Ovviamente è quello che a fine serata ha le tasche piene di biglietti da visita e messaggi scritti sulle salviette, imploranti di essere richiamati a qualsiasi ora. Ed è sempre lui quello che viene fermato ogni 2 passi da orde di ragazzi pronti a sfidarsi in singolar tenzone per conquistarsi un solo suo sguardo. Ma la cosa sorprendente è che tutto questo capita solo in assenza di testimoni oculari. Per tutto il tempo che stai accanto a lui non capita assolutamente nulla. Appena ti allontani 3 minuti per andare al bagno, si scatenano scene d’isteria che non si vedevano dallo sbarco dei Beatles in America .Se l’erotomane entrasse anche in una ferramenta, con il commesso etero come un minatore irlandese di fine ‘800, prima o poi ci proverà con lui.

E così appena gli chiede: "In cosa posso esserle utile", nella mente dell’erotomane questo diventa un chiaro segno di rimorchio.

"Le occorre una tenaglia?"

"Sì, sì, è evidente, sta flirtando con me", pensa l’erotomane compulsivo.

E poi il colpo finale che decreta il successo del rimorchio: "Paga con carta o bancomat?". Beh, più esplicito di così!

Certo, nessuno è esente da un attacco di erotomania, soprattutto se ti trovi in una discoteca dove tra le luci basse, i fumi dell’alcol e le lenti lasciate a casa rischi che persino l’estintore ti sembri ammiccare a tuo favore. A me è capitato tanti anni fa. Ero con il mio ragazzo. Un tipo mi guarda, io, in cerca di conferme, ricambio, attento a non destare sospetti nel mio compagno. Questo gioco di sguardi va avanti per alcuni minuti intervallato anche da qualche sorriso. Sono gonfio di autostima perché il tipo in questione è effettivamente molto attraente.

Poi, rompe gli indugi e con passo sicuro viene verso di me. "Ciao mi chiamo _ _ _ _ _ _ _ _, il ragazzo dietro di te è un tuo amico?", puntando verso il mio fidanzato che si faceva i beati cavoli suoi. Senza il tempo di farmi cadere la mascella continua: "Me lo presenti?".Da allora ho imparato che fintanto che uno non viene da me e mi infila una mano nelle mutande dicendomi "Io voglio te!!", non esistono sguardi o intenzioni che mi persuadano dal temere d’aver avuto un attacco di erotomania.

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