SESSO A CAPODANNO: SESSO TUTTO L’ANNO?

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Non è mica vero. Ma a sfogliare l’album dei ricordi vengono in mente disavventure erotiche di tutti i tipi...

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Per quante esperienze uno possa avere avuto nella vita, le notti di Capodanno restano comunque impresse, perché legate al momento magico del cambiamento (non solo simbolico), alle buone intenzioni puntualmente disattese e a tante fasi ormai trascorse della propria vita, anche sentimentali (ed erotiche).
I veglioni del 31 si possono sfogliare come un album fotografico: ci riportano alla mente situazioni cui non pensavamo da tempo ma che difficilmente potremo dimenticare. Notti emozionanti o banalotte, deludenti ma anche ricche di sorprese di ogni genere. Non si può tracciare una graduatoria, almeno io non ci riesco: come potrei mettere sullo stesso piano la “Scema di Capodanno” o quella notte di sesso furioso? Perché il sesso furioso è fantastico ma lo si può bissare senza problemi, mentre un’altra “Scema di Capodanno” dove la trovo?
Però, visto che questa è una rubrica di sesso, non posso non sottolineare quanti frammenti di varia e vasta lussuria abbiano coinciso proprio con la fatidica notte. Situazioni a volte davvero tanto inaspettate e gratificanti, che però smentiscono chi le vorrebbe collegate all’anno che verrà.
Il mio primo Capodanno gay fu ad esempio davvero spumeggiante. Mentre l’anno precedente un febbrone mi aveva costretto a restare a casa con una povera fidanzata ancora ignara di quel che sarebbe successo di lì a poco, quella volta decisi di passare la nottata come ora non mi verrebbe più in mente: in piazza.
Avevo da poco conosciuto un ragazzo e, dopo mesi di scoperte ma anche di delusioni, soprattutto dal punto di vista sessuale, avevo deciso di aspettare la fine dell’anno prima di farci sesso (scaramanzia di bassa lega, lo ammetto). C’era dunque un serpeggiante desiderio reciproco in quel primo san Silvestro da soli, in mezzo al casino generale. Eravamo però troppo giovani e inesperti per prendere l’iniziativa. Finché la piazza, per festeggiare, ci annaffiò di spumante.
Visto che lui era praticamente allergico a vino, birra e a quanto fosse fermentato, fummo costretti a sfuggire alla calca e ad infilarci nella mia macchina in tutta fretta. Lui si tolse di dosso i vestiti fradici, la mezzanotte era trascorsa da pochi minuti e io ricevetti un regalo adeguato al sacrificio dell’attesa (non sempre la scaramanzia tradisce).
Con lui avrei poi passato molti altri veglioni, alcuni dei quali molto arditi…
Continuna in seconda pagina^d
Con lui avrei poi passato molti altri veglioni, alcuni dei quali molto arditi dal punto di vista squisitamente balistico. Tra le tante, non posso dimenticare quando salutammo la mezzanotte secondo il più classico degli accoppiamenti omosessuali: io cominciai il nuovo anno con il mio fidanzato dentro di me. Piacevole e lirico, non lo nego, ma non al punto da convincermi a trascorrere i successivi dodici mesi nella medesima posizione.
Di tutt’altra natura fu invece una delle non poche pause di quel rapporto – sarebbe stato sciocco non farlo durare ma anche non inframmezzarlo di quando in quando – che cadde proprio durante un’altra fine d’anno. Frequentavo un tipo e insieme decidemmo di unirci a una megacomitiva in buona parte finocchia per festeggiare tutti insieme in un gelido casale sperduto dalle parti di Assisi (lo so che non è nobile l’accostamento ma sarebbe un falso storico se dicessi che ci trovavamo a Sodoma).
Durante la serata non potei esimermi dal notare un ragazzetto decisamente sexy. Il caso volle che poco dopo anche una quarta persona non potè esimersi dal notare il ragazzo con cui io mi accompagnavo: aiutato dall’alcool, chiese sfacciatamente a me il consenso di baciarlo. Non essendo un tipo geloso acconsentii. Quando i due furono avvinti (anche se il mio “quasi fidanzato” mi teneva la mano), si avvicinò il ragazzetto di cui sopra e mi suggerì una propostina in un orecchio. In breve la festa si animò, con quel fuori programma di quattro ragazzi avvinghiati, con labbra avide e mani giunte in segno di fedeltà. Almeno fino a che non prese il sopravvento la gelosia – ovviamente non la mia.
Che dire, quindi, di questo Capodanno alle porte? Non farsi illusioni di poter fermare il magico momento che sfugge ma lasciarsi andare, almeno per una volta, magari con un pizzico di ragionevolezza. Non credo affatto al motto: “Sesso a Capodanno: sesso tutto l’anno”. Tutto comincia qui, tutto qui si chiude. Per cui, meglio non ascoltare inibizioni, pregiudizi e soprattutto la gelosia. Almeno per questa notte.
Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista “dall’interno”, e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.
Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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