Sesso motorizzato

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Per chi vive in famiglia la macchina rimane l'unico luogo utile per consumare incontri fugaci. Una sorta di ^Iboudoir^i a quattro ruote. Ma c'è anche l'ascensore, il bagno...

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Qual è il posto più strano dove avete fatto sesso? Quando si è adolescenti rispondere a una domanda del genere snocciolando un’infinità di alcove alternative e inaspettate è facilissimo visto che a quell’età non si ha l’indipendenza logistica che ti permette di farlo nel letto di casa tua né una economica che ti dia la possibilità di partire per un fine settimana in qualche agriturismo in campagna. La necessità aguzza l’ingegno e stimola la fantasia. E di questa i  ragazzi ne hanno da vendere. È quasi paradossale poi come invece, una volta raggiunta l’agiatezza minima per potersi permettere del sesso comodo e casalingo, lo si rinneghi allambiccandosi il cervello alla ricerca di modi e posti nuovi e stimolanti dove fare sesso.

Fino ai 24 anni, perfettamente in linea con il trend nazionale dei bamboccioni, ho vissuto con i miei. E non avendo mai avuto una particolare predilezione per le persone più grandi di me mi sono sempre trovato a fare sesso con ragazzi della mia stessa età con i quali, a meno che non fossero studenti fuori sede (ma lì subentravano altri ostacoli come la camera condivisa con altri colleghi o appartamenti affollati come un centro accoglienza di Lampedusa), condividevo lo stesso dilemma: "e adesso dove andiamo a farlo?". Ci si sincronizzava con le assenze dei rispettivi genitori il più delle volte con una vita sociale extra casalinga pari a zero, quindi stimolare le loro uscite regalandogli biglietti per il cinema o il teatro pur di liberarsene per qualche ora iniziava ad essere quasi più costoso che affittare una camera in un motel. Per questo la macchina, più che un mezzo di locomozione, era diventata una sorta di boudoir a quattro ruote.

In famiglia ne avevamo 2: la Tempra di mio padre, una berlinona ampia e spaziosa dentro la quale si potevano benissimo organizzare anche orge e piccole feste ma quasi mai disponibile e la mia Mini, modello originale degli anni ’70, quella che oggi chiameremmo un gioiellino vintage ma che negli anni ’90 era un avanzo di sfascio dove si poteva fare sesso solo se ti eri diplomato all’accademia circense di Sòfia. In compenso però, essendo tutta mia, potevi trovare nel vano del cruscotto salviette, fazzoletti umidificati, preservativi e persino una compilation di CD per creare "la giusta atmosfera". Ero diventato un esperto delle aree più nascoste della città per potermi appostare in intimità con il mio ragazzo. L’unico pericolo era rappresentato dalle maledette pattuglie della polizia che con i loro fari puntati e i modi bruschi ti chiedevano cosa stessimo facendo in macchina, neppure avessero scovato una cellula terroristica impegnata ad assemblare giubbotti farciti di tritolo.

Se non erano quindi le lussazioni dovute alle contorsioni automobilistiche erano i lividi da sfregamento procuratimi una volta su un lavatoio in pietra in cima a un palazzo mentre una anziana poco attenta stendeva le lenzuola qualche metro più in là. Anche l’ascensore diventava con un po’ di fantasia, e almeno una decina di piani a disposizione, un posto dove dare sfogo all’impulso del momento e se non si finiva in tempo c’era sempre un tasto STOP da pigiare almeno fino a quando qualche inquilino non bussava al piano reclamando: "ascensore!!".

I bagni dei ristoranti? Quasi tutti quelli della guida Trova Roma. Una volta persino in un uliveto nella villa di un amico. E allontanandoci sempre di più alla ricerca del posto più infrattato, tra il buio e il mio scarso senso dell’orientamento finimmo per perderci rincasando solo qualche ora dopo, con le scarpe inzaccherate di fango davanti l’espressione contrariata del padrone di casa e degli altri ospiti che avevamo lasciati dicendo: "usciamo un minuto a farci una sigaretta". 

Insomma tra il vigore sessuale della giovane età e l’impossibilità di invitare ragazzi a casa mia, in quel periodo ogni buca per me era trincea. Quindi non mi è parso vero quando a 25 anni due amiche mi proposero di condividere un appartamento dove avere un letto mio, in una stanza mia dove non ci fossero incursioni improvvise di genitori e fratelli sincronizzati misteriosamente con ogni mia produzione sessuale autogestita.

Saranno quindi stati i traumi della giovinezza, ma da allora non c’è mai più stato un posto strano dove farlo che non fosse al massimo un lettino gonfiabile su quale dormiva un ragazzo conosciuto a New York ospite nel micro appartamento di un amico o forse, più onestamente, devo solo ammettere di aver esaurito tutta la riserva di fantasia erotica consumata allora per necessità più che per divertimento, e preferisco l’accogliente banalità di un materasso in lattice anatomico alla plancia gelata di una lavatrice lanciata sul programma "centrifuga tessuti molto sporchi".

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