Sesso, tanto sesso

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Tutto il sesso che vogliamo e con chi vogliamo. Ma usando il preservativo ed effettuando almeno una volta l'anno il test dell'Hiv. Perché non fidarsi è davvero meglio.

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Lunedì sera, in occasione della giornata mondiale per la lotta all’AIDS, andrà in scena al Teatro Eliseo di Roma Spogliatoi, da me scritto e diretto da Roberto D’Alessandro. L’ingresso è libero e gratuito, ed è il motivo per cui mi permetto di invitarvi dalle colonne di questa rubrica. Lo spettacolo, ambientato nel mondo dello sport e sviluppato in forma di commedia, nasce dalla preoccupazione che i giovani (e giovanissimi) eterosessuali vivano l’argomento "malattie sessualmente trasmissibili" con troppa sufficienza e che l’uso del preservativo sia limitato a poche circostanze.

I farmaci antiretrovirali oggi hanno raggiunto un’efficacia straordinaria, ma esserne dipendenti non è il massimo e comunque vanno assunti con regolarità. Inoltre, se di AIDS si muore sempre meno, ciò non significa che i sieropositivi siano in calo. Il loro numerò è, al contrario, in costante aumento e si tratta di dati relativi a chi un test l’ha fatto, perché molti nemmeno sanno di esserlo.

Persone tradite e infettate magari dal partner di una vita che non ha avuto il coraggio di confessare alcuni tradimenti. Ma anche ragazzi e ragazze a cui una sveltina è risultata fatale e che girano tranquilli rischiando di contagiare a loro volta altri ingenui come loro. Troppe persone sottovalutano i rischi. E magari pensano che basti tirarsi fuori al momento giusto (pratica caldeggiata dalle gerarchie ecclesiastiche ma insufficiente ad evitare gravidanze e dannatamente rischiosa in chiave Hiv.

A parte il discorso procreazione, però, i pericoli sono identici anche per le persone omosessuali. E’ vero che i gay sono stati (e forse sono ancora) più attenti alla questione ma negli ultimi anni ho notato un preoccupante abbassamento della guardia. Ho ricevuto troppe proposte di fare sesso senza preservativo, come se fosse più eccitante. E ho conosciuto, insieme a tanti giovani gay paranoici (atteggiamento altrettanto pericoloso), anche molti incoscienti.

Fare sesso è bellissimo, non sarò certo io a dire il contrario. Privarsi del piacere (darlo o riceverlo, non importa) è una vera follia in una vita tanto breve e difficile. Ma è follia anche giocare alla roulette russa con la propria salute, specialmente quando basta davvero poco.

Ad esempio, ricordarsi di portare il preservativo sempre con sé. Magari non in tasca, sul cruscotto della macchina o nel portafogli. Visto che deve proteggerci, dobbiamo proteggerlo a nostra volta. Inoltre, va usato dall’inizio del rapporto (non cominciare una penetrazione senza, per poi magari metterlo), senza srotolarlo con le unghie e senza usare lubrificanti improvvisati (servono quelli a base d’acqua).

All’obiezione poi che il sesso orale col preservativo sia disgustoso, non vorrei rispondere in maniera bacchettona. Esistono molti preservativi aromatizzati ma, per chi proprio non ci riesce, occorre almeno fare attenzione di non avere particolari ferite in bocca, non farsi venire dentro e soprattutto tenere a mente che queste precauzioni non sono una garanzia assoluta. Per chiunque corra rischi, piccoli o grandi che siano, è fondamentale effettuare il test.

Il test dell’Hiv e le analisi sulle malattie sessualmente trasmissibili (che pure sono molto diffuse e non vanno sottovalutate) è importante quanto l’uso del preservativo. Prende poco tempo, non comporta grandi fastidi o grosse spese ed in molte strutture è gratuito ed anonimo. Effettuarlo almeno una volta l’anno deve diventare un imperativo categorico, perché indietro non si torna e fare la morale è inutile, oltre che puerile.

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Ugualmente, è sciocco stare in ansia e contare i giorni che dividono il prelievo dalla risposta. Dovrebbe avere il cuore in gola non chi attende un esito (che non dipende certo dall’aver fatto il test) ma chi il test non l’ha mai fatto o non lo fa da troppo tempo, credendosi sano perché privo di sintomi, e magari illudendosi di individuare i partner sani dall’aspetto fisico, magari da un bel viso o da una serie di addominali scolpiti. La verità è che molti sieropositivi non si riconoscono e non spetta a loro mettervi in guardia. Per questo bisogna usare con tutti la stessa cautela, come se avessimo di fronte sempre persone infette, e non il contrario.

Il nostro Paese da anni ha colpevolmente messo a tacere l’argomento. Tanto attento è nella cura dei malati quanto assolutamente carente nella prevenzione. Ma le contraddizioni in Italia non sono una novità. Ciò che importa è superarle, tenendo il cervello bene in funzione. Ci si può divertire lo stesso. Basta usare qualche precauzione e rubare un paio di ore l’anno allo shopping per effettuare un piccolo e rapido prelievo.

Io dico che ci conviene.

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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