Sparito dopo il primo appuntamento

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Mai capitato di cascare nella rete di un narcisista compulsivo che promette il secondo appuntamento e invece, una volta fatto il pieno al suo ego, ingrana la marcia...

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All’inizio fu Fabrizio, il mio compagno di scuola alle elementari. Praticamente inseparabili, praticamente innamorato di lui. In quarta elementare, i suoi decidono di trasferirsi in un altro quartiere. È strano come a 9 anni si possa già provare tanto dolore per l’abbandono di qualcuno. L’ultimo giorno ci promettemmo comunque che ci saremmo sentiti tutti i giorni. Lui mi avrebbe chiamato da una cabina telefonica fino a che non gli avessero allacciato l’apparecchio in casa, così che, anche io, avrei potuto chiamarlo.

Ci sentimmo per tre giorni di seguito. Il quarto attesi ma invano. Dal quinto al decimo mi chiesi cosa gli fosse successo. Dall’undicesimo in poi mi rassegnai al fatto che non lo avrei più sentito, perso chissà dove e irreperibile come lo potevano essere le persone prima dell’avvento di internet e dei cellulari. Lui fu solo il primo di una lunga schiera di "missed in action" che hanno costellato la mia carriera sentimentale.

Ora, non so a quanti di voi siano capitati copioni del genere: ci vediamo, usciamo, stiamo bene insieme, ce lo diciamo, ci diamo appuntamento alla prossima volta (termine vago che va dal "ti chiamo domani" in poi) e dopo: il vuoto assoluto, nessun contatto, segnale, scusa o motivazione. La settimana scorsa mi vedo con un ragazzo. L’indomani ricevo un suo messaggio: "ieri ti ho pensato parecchio". Piuttosto gratificato, e anche perché lo pensavo realmente, rispondo: "beh allora quando ci rivediamo?".

Aspetto un po’ prima di insistere perché penso abbia da fare, stia guidando, abbia messo il silenziatore o stia reggendo la mano della madre moribonda in ospedale e lì, si sa, il cellulare va tenuto spento. Poi provo a mandare un laconico: "?", poco invadente e per nulla polemico. Arriva la sera e con questa scusa gli mando la buona notte: cazzo almeno per educazione rispondi! Il giorno dopo faccio un unico estremo tentativo giocandomi la carta dell’apprensione: "tutto bene? È successo qualcosa?". Probabilmente lo avessi chiesto a un sanpietrino avrei avuto più possibilità di una risposta.

Va bene, ammettiamo pure che dire: "ti ho pensato" non implica necessariamente la volontà di rivedermi, ma essere scaricato senza appello dopo un aperitivo dove solitamente so di essere bravo a intortare la gente (anni di Trivial ti regalano molti più argomenti di cui discutere di qualsiasi corso di laurea o abbonamento a Focus) e lasciando a un silenzio glaciale il compito di farmi sapere che "per me, ‘Miss Secondo Appuntamento’ finisce qui", è un colpo troppo duro da accettare (senza contare le ripercussioni sulla mia autostima). Ovviamente non voglio nemmeno lontanamente pensare che si sia preso volontariamente gioco di me o che abbia perso una scommessa con degli amici che gli hanno proposto "o ci dai i 500 euro che ci devi o esci con quello sfigato per un aperitivo". Per questo tendo semplicemente a credere di essere cascato ancora una volta nella rete di un narcisista compulsivo che fatto il pieno al suo ego ingrana la marcia e sparisce all’orizzonte.

Mi ricordo una volta di un altro ragazzo (ma in questo caso ero ancora molto giovane e credevo ancora nel valore di una promessa): serata alcolica di quelle che ti farebbero giurare amore eterno anche a un vaso di margherite. Ci promettiamo secondi, terzi, quarti, una vita intera di appuntamenti insieme. Poi lui mi saluta: doveva tornare a Viterbo con degli amici che erano in macchina con lui. "Ti mando un messaggio appena arrivo", furono le sue ultime parole. Ecco io direi che questo è esattamente quello che non si dovrebbe mai dire se: 1) non hai intenzione di farlo; 2) se abiti lontano; 3) se sei ubriaco marcio e torni guidando in macchina con altri nelle tue stesse condizioni.

Passai praticamente la notte insonne. Gli mandai forse dieci messaggi: nessuna risposta. Ero a un passo dal fare telefonate a tutti gli ospedali della Tuscia quando alla fine crollai dal sonno in preda a incubi di lamiere contorte e corpi dilaniati. L’indomani mi sveglio e, ancora in uno stato di agitazione, lo chiamo. Per fortuna suonava, il che era già una cosa buona. "Sì, tutto bene". Grazie al cielo è vivo!

– "No, sai mi avevi detto che avresti mandato un messaggio appena arrivato e mi ero preoccupato", dissi con un tono conciliante.

– "Scusa, ho un attimo da fare, ti richiamo tra un po’", replicò incurante del mio interessamento.

Ora diciamo che da un punto di vista relativo, alla luce delle scoperte scientifiche del XX secolo su tutta quella storia dello spazio-tempo e del cronotopo per cui un attimo può essere un’eternità, considerando che sto parlando di un episodio accaduto nel 2001, secondo voi posso plausibilmente concludere che si è trattato di un ennesimo caso di "disperso in azione"?

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