Tornare in pista dopo una storia? Un gioco da (ex) ragazzi

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C'è chi dice che per superare una storia finita debba passare lo stesso tempo passato in due e chi, in un batter d'occhio, è di nuovo in perfetta...

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Uno psicologo (ma non il mio) mi spiegava qualche tempo fa che dopo la rottura di un rapporto occorre quasi lo stesso tempo passato in coppia per liquidare ogni traccia emotiva della relazione conclusa.

A guardarmi intorno devo dire che la teoria mi sembra poco verosimile perché la cosa che ho sempre notato è che molte persone, se non la maggior parte, riesce a passare di fidanzato in fidanzato con la stessa disinvoltura con cui Tarzan lascia una liana per afferrarne al volo un’altra.

Paura della solitudine, tecnica del “chiodo scaccia chiodo” o pura superficialità? Non ne ho idea né mi azzardo a dare giudizi ma resto comunque perplesso davanti a tanta prontezza.

Che sia stata però una storia fugace o quella della nostra vita, una volta finita, tutti prima o poi sentono il bisogno di rimettersi in gioco.

Mettersi in gioco, espressione interessante tanto più se applicata alle relazioni sentimentali ma forse alla fine è vero che l’amore non è altro che un passatempo la cui metafora migliore mi è sempre sembrata il salto della corda. Ti accosti a questa fune vorticosa che rotea minacciosamente (che è la vita da single) e per evitare che ti frusti il segno della treccia impressa sul volto (le varie fregature che inevitabilmente ti capita di prendere) devi essere rapido, deciso e sincronizzarti con i movimenti, altrimenti resti tutto il tempo al lato tentennando e dondolando mentre i tuoi amici continuano a cantilenare: “mela, arancia, fragola, banana…”, all’infinito (ovvero: il rischio di morire zitello).

Quando una storia è arrivata al suo termine è come venir improvvisamente sbattuti fuori da un rifugio riscaldato da un camino scoppiettante mentre soffia una tormenta di neve. Ti ci ritrovi spesso senza avere neppure il tempo di metterti almeno un piumino addosso e in un secondo sei esposto alle intemperie, praticamente in mutande. Espulso, radiato (a volte per dei buoni motivi, molto più spesso senza che ci sia una ragione più convincente che il semplice esaurimento dell’amore), tormentato da quell’atroce senso di smarrimento e costretto alla male e peggio a ricostruirti un nuovo scenario al singolare.

Il rammarico che ho più spesso sentito lamentare dai miei amici all’indomani della fine di una storia è la perdita del conforto della routine che si era stabilita nella coppia. So che può sembrare una considerazione che sembra ridurre a termini un po’ miseri l’alto valore che vorremmo avesse sempre l’amore. So che nelle nostre fantasie lo immaginiamo ogni giorno eccitante come il rafting nelle rapide del Niagara e struggente come un romanzo di Liala, ma la cosa che apprezziamo di più è la consapevolezza di avere un punto di riferimento stabile, non sempre eclatante ma comunque affidabile. Quando questo viene meno ci frana la terra sotto i piedi e camminare nel vuoto non è la specialità di nessuno.

Ora il punto è che è tanto più difficile sincronizzarsi di nuovo con la “corda” che volteggia quanto più si è stati fidanzati, e tornare nella mischia è come risvegliarsi da un coma dopo 25 anni: ti sei addormentato con Wild Boys e ti risvegli con Born This Way.

Un mio amico di Milano mollato di fresco e che per 4 anni aveva vissuto un rapporto a mio avviso fin troppo appartato, una sera mi chiese di uscire insieme per andare in discoteca. Serviva sicuramente per distrarsi un po’ dalla ferita ancora purulenta ma allo stesso tempo voleva anche essere un’occasione per “rimettersi in gioco”. Il suo look era rimasto cristallizzato all’eone precedente ma la cosa più commovente era la sua timidezza che rasentava la goffaggine, propria di chi torna a nuotare in un acquario tanto familiare solo fino a qualche anno prima ma che ora sembrava del tutto sconosciuto.

Come non bastasse, il ritorno alla dura realtà implica tutta un’altra serie di cambiamenti, come iscriversi di nuovo alle chat (mettendo come status di profilo frasi del tipo “sono di nuovo qui”), sostituire in agenda le voci “pranzo dai suoceri” con “inaugurazione di Mucca” e reinvestire il budget della vacanza per due in una SPA arroccata sulle Alpi con aperitivi e tessere delle saune. E si torna persino in palestra perché è un dato di fatto: fidanzarsi fa guadagnare un rapporto stabile ma anche qualche chilo di più che va immediatamente liquidato proprio perché si recuperi quell’agilità necessaria per tornare a saltare “la corda” frequentando di nuovo tutti i posti che all’indomani del fidanzamento si era detto, con una punta di superbia: “qui non ci rimetterò più piede”. Peccato però non si sia considerato come il rumore della porta sbattuta con tanta superbia abbia risvegliato la Tukè (meglio nota come la Sorte) che al momento opportuno ci ha rigettati di nuovo nel calderone come massima pena per il nostro peccato d’orgoglio.

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