Una ricarica di prestazioni

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Tante ragazze ma anche molti maschietti sono disposti a mostrarsi nudi in web-cam. E in cambio vogliono una semplice ricarica telefonica. Una proposta forse sciocca che però può...

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Qualche tempo fa ho letto su internet la storia di "Sexyfavola", una (presunta) 19enne che si mostra nuda in webcam in cambio di ricariche telefoniche da 20 euro. Fornisce il suo contatto Msn con la precisazione di aggiungerla "solo se si è in possesso della ricarica". Una forma di prostituzione soft più diffusa del previsto, visto che nella sezione incontri di un sito di annunci di Napoli pare basti inserire la parola "ricarica" per trovarsi di fronte a una serie impressionante di proposte di prestazioni simili in cambio di ricariche telefoniche o su carte di credito prepagate.

Le tariffe non sono tutte uguali: si possono ottenere spettacolini in webcam o qualche conversazione pruriginosa al telefono con 10 o addirittura 5 euro perché, come scrive una delle ragazze, non ci sono problemi a mostrare il proprio corpo, anche se "Non si fa nulla per nulla". Le più organizzate hanno un tariffario che tiene conto dei minuti della prestazione e qualcuna si dice disponibile anche ad incontrare dal vivo, ma solo con i più generosi (nonostante la crisi della valuta americana, la ‘s’ di ‘generosi’ è ancora sostituita dal simbolo del dollaro).

Ne scrivo non perché la notizia sia particolarmente sconvolgente, anche se presumo che alcune persone non gradirebbero vedere all’opera la propria figlia e altre, al contrario, non vedrebbero l’ora di trovarsi di fronte una vicina di casa o una compagna di scuola inconsapevole di chi le ricarica il cellulare. Ho scelto di toccare questo argomento perché nell’articolo in questione non si accennava mai al fatto che anche i maschietti possono dedicarsi a simili attività.

Per quanto al momento la loro percentuale possa essere decisamente inferiore (e forse sui siti in questione pari a zero), immagino che chi ha scritto quel pezzo sia persona poco elastica e probabilmente disinteressata alle questioni omosessuali. Mentre, per esperienza diretta, ho verificato che esistono numerose varianti gay di questa sorta di peep show in diretta, a tariffe ragionevoli e senza alcun rischio: molti ragazzi, indipendentemente dall’orientamento sessuale, sono disposti a spogliarsi in cam e a strusciarsi un pochino per far contenti i propri "clienti" virtuali.

La cosa più strana per me fu che, la prima volta che mi ci imbattei per caso, finii per trovarlo perfino sexy. Ammetto che alcuni potrebbero storcere il naso e ritenerla una fantasia da adolescenti, però l’idea di usufruire in esclusiva (almeno in quel momento) di un bel ragazzo, di averlo (in un certo senso) a mia disposizione, chiedendogli di fare piccoli gesti, toccarsi in certi punti, mostrare al mio comando determinate parti del corpo, beh… mi sembrava eccitante.

Gli stessi limiti connaturati alla situazione non mi sembravano tali perché, come tutti i limiti, potevano trasformarsi in ulteriori stimoli. Il fatto di non poterlo toccare, leccare, annusare, di non avere con lui alcuna interazione reale sul piano fisico e dover limitare il gioco alla sola vista, non era una particolare frustrazione. Mi pareva piuttosto una specie di film porno di cui io potevo essere il regista: occasione non proprio da disprezzare, considerato il prezzo ragionevole e la consapevolezza che – a differenza di quelle signorine – il ragazzo in questione non mi concedeva alcuna possibilità di incontrarlo dal vivo.

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La memoria mi dice poi che la tanto bizzarra transazione economica non avvenne e il tutto si fermò ad alcune parole scambiate su Msn. Eppure ricordo che ciò non eliminò la curiosa eccitazione provata. Anzi, la mia esitazione (o forse solo tirchieria), impedendo che si realizzasse, quasi la sublimò, rendendola uno dei tanti desideri che non vengono messi in atto e quindi restano tali. Se succedesse sempre così sarebbe certamente frustrante, ma penso che a volte faccia bene rinunciare. Non tanto per i rischi (che in questo caso sarebbero stati assai bassi), quanto per il gusto, sotto sotto, di desiderarli ancora.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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