Vuoi fare sesso? Copriti!

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Anche in Italia prendono piede i festini in cui l'unica cosa da indossare obbligatoriamente è una maschera. Per trasgredire in libertà o semplicemente per proteggere la propria privacy.

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In genere scrivo questi miei pezzi più leggeri per semplici

coincidenze. Trattando di questioni sessuali, quindi piuttosto svincolate da avvenimenti di interesse mondiale, raramente questa rubrica sta (come si usa dire) sulla notizia. Capita però che tocchi comunque le corde di qualche lettore. Come è successo quando ho parlato del gel erettile aromatizzato e in molti mi hanno rimproverato di aver colto solo il lato goliardico della vicenda (un prodotto spalmabile per facilitare l’erezione, disponibile anche nei gusti cioccolato, cocco e menta), trascurando di fornire maggiori informazioni, non tanto sull’aspetto prevenzione (per quanto saporito, ho detto che un gel non protegge dalle malattie) ma sulle sue finalità pratiche.

Il fatto è che io non mi intendo di problemi di erezione e l’unico consiglio, oltre a quello di rivolgersi a qualche specialista (sul nostro sito ce ne sono di competenti e disponibili: vi invito a contattarli), è quello di non abusare di prodotti che potrebbero avere serie controindicazioni. D’accordo divertirsi, ma sempre con un occhio di riguardo alla salute. Precisato quanto mi ero ripromesso di fare, vengo ora alla coincidenza della settimana, ossia al collega che, in visita a Roma e in cerca di un po’ di divertimento, si è imbattuto nel sabba party del Diavolodentro, un locale che conosco bene e che ogni venerdì organizza festini per soli uomini.

La costante è che si tratta sempre di orge senza vestiti, con camerini sigillati e l’invito quindi a una partecipazione collettiva. La particolarità del sabba è invece che ogni maschietto indossa, oltre alle scarpe e sin dall’ingresso nel locale, un cappuccio sulla testa. In mezzo, nulla. Rispetto ad altri contesti orgiastici, il gioco (perché di gioco si tratta, non ci sono rituali magici o satanici né gerarchie o iniziazioni) diventa più curioso, proprio perché non si sa esattamente chi ci si trova di fronte.

Questo celare la propria identità, potendo vedere però tutto il resto,

sia del proprio partner (se lo si ha) che degli altri, senza veli, senza porte chiuse e senza nemmeno il buio della darkroom, mi ha fatto pensare che gli stessi motivi per cui io in simili frangenti mi inibisco possono risultare molto eccitanti per altri. Personalmente detesto non vedere in faccia la persona (o le persone) con cui mi trovo a fare sesso, anche in caso di validi attributi e di un’ottima corrispondenza coi miei canoni. Per altri, evidentemente, non è così se, come mi ha riferito il collega di cui sopra, questi festini funzionano alla grande.

Quando mi è stato suggerito di scrivere sull’argomento, ho avuto però qualche perplessità, convinto che molti lettori l’avrebbero etichettata come l’ennesima porcata mia e del sito, non rappresentativa del mondo gay e buona solo a gettarci in cattiva luce agli occhi del mondo etero. Finché, qualche sera fa, mi sono imbattuto in un servizio delle Iene.

Si trattava di un reportage su festini sexy all’interno di una villa magnifica: un’esperienza di un fine settimana con mascheramenti simili a quelli del sabba del Diavolodentro ma in ambito del tutto eterosessuale. Anche se veniva pubblicizzata come indimenticabile, un occhio smaliziato poteva svelarla facilmente come una goffa quanto costosa esca per professionisti facoltosi con gli ormoni alle stelle ma con un nome da rispettare e la necessità di muoversi quindi con cautela.

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Nonostante la profusione di mezzi a disposizione e le riprese decisamente dettagliate delle serate, l’atteggiamento della Iena mi sembrava dunque fin troppo bacchettone. Sia perché non si trattava di una truffa, sia perché non era poi nemmeno così trasgressiva. Era solo una costosa e brutta copia dell’orgia di Eyes wide shut, priva però di riti o iniziazioni (a quanto pare, l’inquietante film di Kubrick ha fatto breccia nell’immaginario collettivo principalmente per le sue scene orgiastiche…).

La tentazione di un contesto simile, con bei maschi e belle ragazze, nudi e disponibili, per partecipare o anche solo per guardare, senza far trapelare la propria identità e senza interrogarsi troppo su quella altrui, si scopre essere un desiderio diffuso, anche oggi che il sesso (grazie soprattutto a internet) è alla portata di tutti, non solo a pagamento. Più che indagarne i motivi, mi limito a prendere atto che non si tratta quindi di una fantasia esclusivamente omosessuale. Anche se, tirando le somme, partecipare a un party del genere, a noi gay costa molto meno.

 

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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