Gruppo Pesce, intervista ai nuotatori LGBT d’Italia: ‘La società civile si è evoluta, sono le aziende a non avere coraggio’

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Nata nel 2001, il Gruppo Pesce è una delle associazioni sportive LGBT più grandi d'Italia. Abbiamo intervistato il suo vice-presidente.

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Dopo aver intercettato i pallavolisti capitolini della RoMan Volley e i tennisti milanesi di A.T.OMO, torna la nostra Domenica Sportiva Gay con un’altra associazione orgogliosamente omosessuale.

Il Gruppo Pesce, unica vera realtà LGBT d’Italia legata al meraviglioso mondo dell’acqua. Ne abbiamo parlato con Luciano Saponaro, vice presidente dell’associazione.

In vasca dal 2001, siete presto diventati una delle realtà sportive dichiaratamente LGBT più importanti d’Italia. Come siete nati e perché sentiste il bisogno, 17 anni fa, di un’associazione sportiva dilettantistica di nuotatori e nuotatrici LGBT.

Questa idea è venuta ai padri fondatori del Gruppo Pesce, in tempi che non erano i tempi di adesso. Si parlava poco e male dei gay e dello sport non si parlava proprio. Ora le cose sono radicalmente cambiate, per fortuna, grazie anche al nostro impegno. Non siamo mai mancati in nessuna manifestazione, in nessun Pride, ci siamo fatti sentire a vari livelli istituzionali perché abbiamo dovuto chiedere le piscine per organizzare gli eventi. Ci siamo fatti avanti nel promuovere un’immagine positiva dell’omosessualità legata allo sport‘.

Quali sono le attività del Gruppo Pesce romano, una volta usciti dall’acqua. Oltre le gare e l’allenamento c’è di più?

Il Gruppo è assai cospicuo e come in ogni gruppo si formano amicizie, c’è una sincera armonia, organizziamo attività che riguardano tutti. Andiamo al cinema insieme, il sabato pranziamo dopo l’allenamento mattutino, organizziamo feste private e cene. C’è anche dell’amicizia, oltre ad essere colleghi di sport‘.

Voi partecipate come squadra dichiaratamente LGBT, sia in Italia che all’estero, a gare ufficiali dei principali circuiti locali, nazionali e internazionali. Come venite accolti. Ci sono mai stati episodi di omofobia?

Normalmente siamo sempre stati accolti benissimo in tutti i tornei internazionali che sono dichiaratamente LGBT, tranne una volta che andammo a Budapest. Uno dei più importanti eventi e la città era blindata, con il cordone di polizia che ci divideva dai cittadini, dai gruppi di estrema destra contrari alla manifestazione sportiva. Negli impianti tutto era perfetto, ma in strada la situazione era preoccupante, inquietante. Ma normalmente tutto è assolutamente festoso e gioioso e ogni anno la cosa migliore. In Italia quando partecipiamo alle competizioni non LGBT ci presentiamo con il nostro logo sul costume e non c’è mai stato alcun problema. Anzi, quando siamo noi ad organizzare il nostro torneo, il LAT41, si iscrivono un gran numero di nuotatori eterosessuali. Loro la vedono come un atto di solidarietà e sono sempre molto carini e gentili. Mi stupisce dirlo ma non abbiamo mai avuto alcun problema. La società civile è molto più evoluta di quanto noi vogliamo credere, soprattutto dei nostri politici che rappresentano questa situazione nel peggiore dei modi‘.

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare‘, diceva Nelson Mandela, eppure nel mondo dello sport professionistico quest’inclusione nei confronti della comunità LGBT si fa ancora attendere. Perché ancora tanta paura.

Nel nuoto così come in qualsiasi altro sport, il problema è sempre lo stesso. Il carattere commerciale. Non credo sia un problema legato all’omofobia o alla paura, esistono degli sponsor che ti danno costumi, ti pagano alberghi e trasferte. Sponsor che spesso non vogliono avere il proprio atleta con il marchio sulla cuffia che fa coming out. E’ anche il nostro problema. Quando organizziamo i nostri tornei, e ci vogliono soldi, il Comune non ha mai fatto problemi a darci le piscine comunali, sia ai tempi del Pd che ora con i 5 Stelle, con grandi impianti olimpionici a costo zero. Ci hanno sempre dato il patrocinio, sia Comune che Regione, anche se dubito che la Destra farebbe la stessa cosa, ma quando si tratta di andare a chiedere soldi agli sponsor ci dicono sempre che non sono interessati. Non abbiamo mai sponsor da aziende che non siano dichiaratamente LGBT. Succede raramente il contrario‘.

Quanti atleti sono passati dal Gruppo Pesce romano in questi 17 anni, e cosa deve fare un ragazzo o una ragazza per poter entrare a far parte di una delle vostre squadre.

Di atleti ne sono passati tanti, tantissimi, il numero sinceramente mi sfugge. Alcuni fondatori sono ancora presenti, io nuoto da 15 anni in questo gruppo.  Per nuotare insieme a noi non è complicato. Non siamo soltanto agonisti. Basta solo saper nuotare, neanche troppo bene, per entrare a far parte del Gruppo Pesce. Ci si iscrive per migliorare il proprio nuoto o per tornare in forma, ma soprattutto per conoscere altre persone e fare nuove amicizie. Nuotiamo quattro volte a settimana e abbiamo corsie dedicate ai differenti livelli di preparazione. Alcuni di noi gareggiano nel circuito master della Federazione Italiana Nuoto (FIN). Tutti gli iscritti quando possono e ne abbiano voglia prendono parte alle competizioni LGBT italiane e internazionali, che oltre ad essere molto divertenti ci permettono di entrare in contatto con le altre realtà sportive LGBT internazionali’.

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