ABBASSO TACCHI A SPILLO!

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Proteste in redazione per lo show di Italia 1

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«Ieri sera ho visto alcuni minuti di quella sottospecie di show "Tacchi a spillo": è un insulto, fa schifo, offende gay e trans/trav. Questo paese continua a considerarsi ancora civile e rispettoso…» Ecco la prima mail che ho trovato nella mia posta elettronica stamani. E vi assicuro che non è rimasta isolata.

Si è aperto ieri "Tacchi a Spillo", il nuovo show di Italia 1 nato da una specie di matrimonio ibrido tra la Corrida e il Grande Fratello, per la gioia di quanti pur di apparire in televisione… si vestirebbero anche da donna! E’ infatti questo lo spirito del gioco: 41 uomini dalla vita normale (ma erano davvero tutti così "normali" come i produttori hanno tenuto a precisare?) messi gli abiti da donna, o, piuttosto, da vere Drag Queen, si sono esibiti in canti, balli, interviste per vincere la puntata e partecipare alla nomina finale di Miss Tacchi a Spillo 2001, e – sia detto solo per inciso – beccarsi il premio di una sessantina di milioni.

Il format è semplice, e il direttore di Italia 1 Stefano Magnaghi, nella conferenza stampa di presentazione, aveva annunciato con orgoglio che si tratta del «primo programma di prima serata ^Srealmente nuovo^s nel palinsesto autunnale di Italia 1». Lo scopo doichiarato dello show è, secondo le parole di Magnaghi, «divertire, aiutando i telespettatori a scaricarsi un po’ dalla fatica e delle tensioni che vivono quotidianamente».

Tuttavia, noi non possiamo riscontrare questi intenti nel programma: l’esibizione di tanti padri di famiglia in calze a rete e minigonna, invece di divertire in maniera leggera e spensierata, sembra più un’occasione per rispolverare un’atmosfera da caserma, con annesse battute di dubbio gusto. E la cosa è risultata sgradita a buona parte dell’audience gay.

Pier Paolo, ad esempio, ci ha scritto da Torino per protestare: «Ho appena spento il televisore…non ho parole! E’ fra gli spettacoli piu’ indecorosi che abbia mai visto! Dietro lo sfavillare di paillettes ho visto chiari tanti segnali di machismo omofobico! Era molto importante rassicurare sempre papà e mamme sulla "salute" dei loro figli en travesti….!!!». Di tenore analogo la mail di Nando: «Curioso di vedere come i nostri cari connazionali eterosessuali si calassero perfettamente nei panni femminili (generalmente sono molto abili a farlo in privato o nel tanto amato carnevale), ho cominciato a vedere "Tacchi a Spillo" ed immediatamente l’ho trovato nauseante. Indegno l’accostamento a canzoni o film icone del mondo gay come Macho Man o Priscilla. Personalmente lo ritengo un insulto a tutto il mondo gay-lesbo-trans».

Tutto da condannare, insomma? Non tutti la pensano così: secondo Luca Valeriani, attivista gay e collaboratore di Gay.it, «ieri sera, la prima puntata di "Tacchi a Spillo" su Italia 1, ha rappresentato un segnale importante per la "contestualizzazione" sociale della diversità: è stato un altro piccolo mattone portato per la costruzione di una integrazione tra comunità gay in senso lato, e contesto sociale. Per la prima volta, difatti, un programma esplicitamente nella propria formulazione, è stato creato, concepito e studiato per proporre la "diversità" come fenomeno easy, su cui ridere e da cui trarre divertimento (e per Italia 1 peraltro … audience)».

Vi assicuro che chi scrive è convinto assertore della politica del "nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli", e che raramente si scandalizza o grida alla discriminazione appena qualcuno fa una innocente battuta sui gay. Tuttavia non ci sembra che una tematica come quella del travestitismo, che riguarda una buona parte dei maschi italiani (anche quelli cosiddetti "normali"), possa essere aiutata o, tantomeno, risolta in un’atmosfera da Bar Sport come quella creata ieri da Lippi. Piuttosto, la smettano con la censura perbenista e ci ridiano il nostro "Queer As Folks", la nostra "Ellen", la nostra "Ally McBeal"!

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