Alba Parietti:
“Io sono una trans. E allora?”

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L'iconica Alba Parietti parla del suo primo Gay Pride, di unioni civili, della Sinistra italiana e dell'evoluzione dei Cinque Stelle. Ma guai a chiederle del Grande Fratello Vip.

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Alba Parietti è tante cose. Donna, mamma, conduttrice, speaker, attrice, opinionista e persino cantante. E’ stata, per un lungo periodo, anche attivista di un certo movimento politico, ma ora, come anche per molti italiani, la sua identità politica sta cambiando. <<Io non appartengo a nessun partito. E’ troppo facile salire sul carro del vincitore, come stanno facendo altre persone. Io, invece, preferisco salire sul carro degli ultimi, delle minoranze e di tutte quelle persone che hanno bisogno, in qualche modo, di me.>> Inizia così la mia conversazione telefonica con l’icona gay per eccellenza che, tra l’altro, sabato scorso è stata Regina indiscussa del decimo Pride torinese che ha visto più di centoventimila presenze (LEGGI > >). Tra una domanda e l’altra, la conduttrice più contesa dell’etere mi parla di un periodo fatto di momenti down, di Renzi, del male che sta facendo alla Sinistra, delle sue posizioni sull’avanzamento dei Cinque Stelle e mi ricorda, ancora una volta, che una Donna capace di dire la sua età, è una donna capace di tutto. E, al grido di: “Io sono una trans” la neo cittadina onoraria di Moasca si racconta come (forse) non ha fatto mai, ma guai a chiederle del Grande Fratello Vip!

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Che esperienza è stata quella di sabato scorso al Gay Pride di Torino?

Chiamarla esperienza potrebbe essere riduttivo. Mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, di almeno trent’anni, e le dirò di più: mi sono meravigliata di me stessa. Sono stata sul carro dalle cinque di pomeriggio, fino alle dieci di sera, quando poi sono salita sul palco. Nonostante un sole cocente ed un caldo asfissiante, mi sono sentita benissimo. Ho ricevuto così tanto amore che mi sono sentita quasi in debito nei confronti di tutte le persone che c’erano. Ho capito, negli anni, che quello che mi da la comunità gay, non me l’ha mai dato nessuno. C’è un forte senso di appartenenza tra di noi ed è visibile a tutti. I gay, come me, lottano da una vita contro i pregiudizi, e al Pride mi sono sentita me stessa.

Mi scusi: lei lotta ancora contro qualcuno?

Scherza? Certamente. Ancora oggi faccio molta fatica ad essere accettata, in certi ambienti, per quella che sono realmente. L’apparenza mi uccide. Vengo da un momento non facilissimo. Ho scoperto che delle persone che stimavo tantissimo e che consideravo amiche, si sono rivelate meschine e piene di pregiudizi nei miei confronti. Hanno usato le mie debolezze per distruggermi, ma non ci sono riusciti. Io, quando scherzo e non mi prendo troppo sul serio, dico sempre di essere la strega della Disney, Malefica.

Lei ha più volte detto di sentirsi una trans. Mi perdoni: ma perché?

Me lo diceva sempre il grande Don Andrea Gallo. Sosteneva che ero la persona che più in assoluto gli ricordava il mondo trans. Mi diceva continuamente che il mio problema era il giudizio ossessivo dovuto alla mia immagine. Un’immagine forte, poco rassicurante, da donna indipendente che non rinuncia ad essere se stessa. Mi diceva che avevo tutte quelle caratteristiche, ma allo stesso tempo paure, che aveva riscontrato solo nelle trans che aveva conosciuto nel suo magico cammino.

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Pensa che sia ancora utile marciare sulle note di I will survive?

I diritti non si discutono il giorno del Pride. Il Pride è una manifestazione di riscatto verso una società che si ostina a voler girarsi dall’altra parte. Il pride ha un significato ben più importante di quello che i media vogliono far vedere. E’ una manifestazione di condivisione, di solidarietà, di amore, di apertura, dove nessuno, ma veramente nessuno, viene escluso. La mia presenza non so quanto sia stata importante, ma il fatto che una donna di cinquantacinque anni, come me, abbia preso parte ad una manifestazione di libertà e uguaglianza, potrà sensibilizzare anche qualche cuore più arido.

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Quando Marina Ripa di Meana sostiene che il Pride sia una carnevalata al limite del pornografico, cosa pensa?

Voglio molto bene a Marina, ma sarebbe l’ora che iniziasse a pensare a quello che diceva Freud in merito al Transfert..

Lei si sente un’icona gay?

Io non mi sento un’icona, io sono un’icona gay! E’ il mio cavallo di battaglia e ne vado fiera. Quando il pubblico gay stabilisce che tu sei una loro icona, tu non hai più tempo. Non hai più età e diventi una sorta di divinità. I gay vanno al di là della bellezza e del curriculum, ma prendono in considerazione solo il carattere, il pensiero, la forza, le debolezze e la determinazione. Sa cosa mi disse una volta un mio amico?

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