ANCORA BAGARRE!

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La Borsa stenta a ripredersi, e in Italia si discute molto della vicenda Mediaset.

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Pensavamo di poter assistere ad un proseguimento della piccola ripresa in atto nelle scorse settimane sui mercati finanziari ed invece, grazie al suono di nuovi campanelli d’allarme, le borse sono tornate indietro a passo di gambero.

Negli Stati Uniti la sorpresa che aveva suscitato il dato sulla produzione è stata tramutata in presa di coscienza sulla precarietà di tale risultato, che si è rivelato un caso isolato, ed i timori sul rallentamento dell’economia sono nuovamente riaffiorati.

Ad infondere pessimismo, hanno oltremodo contribuito le preoccupazioni espresse da Cisco, il maggior fornitore mondiale di tecnologia, che ha reso pubblici dati deludenti sul proprio andamento e secondo cui la ripresa si avrà solamente con la fine dell’anno.

Per questi motivi, i movimenti sui mercati azionari sono stati prevalentemente negativi, con la cautela a farla da padrona.

In Europa, una piccola sorpresa si è avuta con la riduzione dei tassi di 0.25, ma probabilmente Duisemberg e la Bce, più che per reale esigenza si sono lasciati influenzare dalle pressanti richieste del mondo finanziario, che auspicava tale mossa già da tempo.

Ricordiamo che il problema principale secondo i nostri banchieri, non sta nel ridurre i tassi per accelerare la ripresa in una economia come quella di Eurolandia che non è in frenata come quella Usa, ma nel contrastare la continua e ben più minacciosa crescita dei prezzi.

Proprio per queste considerazioni, come più volte detto, la Bce dovrebbe continuare con fermezza nella sua politica senza dar caso a pressioni esterne che mirano solamente a favorire lo sviluppo economico senza un controllo, in un area profondamente difforme da quella americana.

Ci auguriamo che la separazione dalla sfera finanziaria d’oltreoceano sia sempre più marcata, con una Banca Europea autonoma, autorevole, e finalmente alla pari con la ben più considerata Federal Reserve.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Grande interesse sta calamitando in questo periodo la vicenda Mediaset, che vede sotto i riflettori l’azienda di Silvio Berlusconi.

Alla vigilia delle elezioni, a seguito dell’intenso vociferare sulla possibile vendita della società nel caso di vittoria dello schieramento di destra, il titolo Mediaset era stato oggetto di importanti movimenti speculativi, che avevano alimentato decisi rialzi.

Ma sulla scorta delle dichiarazioni dello stesso Berlusconi riguardo all’esclusione (almeno per il momento) di qualsiasi dichiarazione ufficiale di vendita prima del voto, e delle smentite del magnate australiano Murdoch sulla possibilità di rilevarne il pacchetto di controllo, si è generata una corsa ai realizzi che ha fatto arretrare il valore del titolo a Piazza Affari.

Anche molte istituzioni finanziarie, pur rimanendo con impressioni positive sul futuro della società, hanno ridotto i loro target.

La nostra opinione è che comunque permangano ancora importanti segnali di attenzione sulla stessa, e che la fase speculativa possa non essere finita, riservandoci ancora sorprese.

In ogni modo, non è su questo argomento che volevamo soffermarci, bensì sul fatto che sono state rilasciate dichiarazioni importanti (o quantomeno che lasciavano immaginare volontà di cessione), che hanno influenzato il comportamento dei risparmiatori, senza che vi fossero accordi sufficientemente definiti, e la Consob può ritenere utili simili notizie solo nel caso in cui garantiscano una parità informativa; al di fuori di tale ambito possono alterare il regolare funzionamento del mercato, ed è ciò che si è verificato in questa situazione.

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Dopo l’altolà della Consob, anche l’Adusbef ha presentato esposti alle procure di Roma e Milano per accertare eventualmente il reato di insider trading sui titoli della società; secondo l’associazione dei consumatori le dichiarazioni di Berlusconi e Confalonieri "hanno prodotto una turbativa sul titolo azionario, modificando il regolare corso delle azioni".

Questi comportamenti suonano come una presa in giro per chi crede nella sincerità dell’informazione e nella sua indipendenza dal vivere politico, ed il Cavaliere forse è inciampato in una clamorosa gaffe.

Noi tutti ci auspichiamo comunque che si tratti di involontari errori di comunicazione o di interpretazione, altrimenti fatti come questo, che arrecano danno a molti risparmiatori, dovranno nel futuro essere monitorati con maggior attenzione da parte delle competenti autorità e, laddove sussistano i presupposti, occorrerà adottare severe e concrete misure contro la scorretta speculazione in difesa degli onesti investitori.

di Sirio Belli

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