Cattolici e TV: oscurate quel Banfi filo gay!

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Mentre la Rai si appresta a trasmettere in prima serata il film tv “Il padre delle spose” alcune voci del mondo cattolico sul web chiedono che il programma...

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ROMA – Nel film tv Il padre delle spose, in programma su Rai Uno questa sera alle ore 21, Lino Banfi interpreta il ruolo di un padre di famiglia che scopre l’omosessualità della figlia, sposatasi in Spagna con un’altra donna. La trama ha fatto scattare la voglia oscurantista di alcuni siti internet. Su Civiltà Cattolica un articolo a firma Nerella Bugio prima bacchetta il popolare pugliese anche per i suoi trascorsi televisivi nei panni del nonno Libero di “Un medico in famiglia” dove l’attore «ci ha lentamente abituati con la sua aria sorniona, alle famiglie “aperte e allegre”, dove regna l’allegria, la mancanza della mamma è surrogata da nonni e tate premurose, dove il padre si sposa la zia e insieme spariscono per lunghi mesi (che) si sposa la consuocera borghese per redimerla.» Ora la signora Bugio si mostra allarmata e invita a tempestare la Rai di email che invochino perlomeno lo spostamento in seconda serata della nuova Banfi-fiction dove, si allarma l’autrice, «dopo il rifiuto iniziale del padre tradizionalista, gli autori garantiscono il lieto fine, ci mancherebbe altro, del resto sempre di un matrimonio si tratta, o no? No. Due donne sono una coppia che vive insieme, non basta che una legge dica che anche se dello stesso sesso possono dirsi “sposate”, il matrimonio è un’altra cosa…»
Insomma le famiglie composte da persone dello stesso sesso visibili in tv? Giammai! Bugio, evidentemente non del tutto a secco di un minimo di spirito critico, prevede nei suoi confronti «accuse di razzismo e di grettezza mentale», ma non se ne preoccupa. «Una cosa – scrive – è accogliere la figlia lesbica e un’altra è dire che il matrimonio tra due omosessuali e due eterosessuali è la medesima cosa. Io voglio protestare, perché questo continuo far passare in televisione l’idea, che tutte le unioni possono essere equiparate, è una forzatura innaturale. Non sospenderanno certo la fiction per le nostre proteste, ma far sentire la nostra voce, chiedere lo spostamento in seconda serata e magari disdire il canone RAI potrebbe essere utile.»
Carlo Giovanardi, deputato dell’Udc, esprime un duro giudizio sul film pur ammettendo di non averlo ancora visto per il semplice motivo che «se passa l’idea che il matrimonio omosessuale, che è una parodia di matrimonio, rappresenta la normalità di una situazione da mostrare ai giovani, allora passa un’idea devastante che mette a rischio il futuro della nostra società.» Dopo il risibile spauracchio dell’estinzione della razza umana per colpa delle coppie di sposi gay e lesbiche Giovanardi prosegue affermando che «si tratta di una propaganda fuorviante, messa in onda in prima serata su Rai 1» e che far sembrare normale «un matrimonio di questo tipo è una cosa censurabile» che, a suo giudizio, contrasta con la Costituzione.
Da parte nostra non possiamo non constatare che quando un programma affronta una tematica come questa e cerca di ricavarne un messaggio di crescita, di accettazione di tolleranza, da certi ambienti si chieda subito che debba essere visto il meno possibile, relegato in seconda serata. Meglio, pare di capire, se non fosse visto affatto, come se fosse una cosa pericolosa. Si tratta di un’evidente caso di invocazione di censura nei confronti di tutte quelle storie che parlano di una realtà che riguarda circa il 5% delle famiglie italiane, quelle nelle quali uno dei componenti è omosessuale. Pretendere che queste famiglie non esistano, o che rimangano relegate nell’ombra, visibili il meno possibile, non ci sembra una grande dimostrazione di civiltà. Soprattutto rifacendoci ai principi fondamentali di libertà, rispetto e uguaglianza sui quali si basa la nostra Costituzione. (Roberto Taddeucci)

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