Censura su Rai Uno: ancora polemiche. Pd: “Ridicoli”

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La Rai si giustifica: "Volevamo evitare polemiche". Giovanardi appoggia. Pd, Idv e Pdic attaccano: "Rai al limite del ridicolo".

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La vicenda della puntata di "Un ciclone in convento" censurata da Rai Uno continua a far discutere.

E se la rete, attraverso il suo direttore Mauro Mazza, si è giustificata dicendo di averlo fatto per evitare polemiche (obiettivo fallito, evidentemente), al suo fianco trova solo l’immancabile sottosegretario Carlo Giovanardi che ai microfoni di Radio24 durante la puntata de La Zanzara di ieri ha dichiarato di trovare "convincenti e serie" le motivazioni di Mazza perché "se è vero che questi due si sposavano all’altare di una chiesa, è chiaro che è una cosa che in Italia non è accettabile".

E poi, aggiunge Giovanardi, "mi devo preoccupare della Concia che si arrabbia? Io non posso passare la vita ad occuparmi di questa vicenda. E neanche gli italiani possono passare la vita ad occuparsi di quella minoranza, così come ho detto a Forte dei Marmi (in realtà era a Torre del Lago, durante il Mardi Gras, ndr) incontrandoli, ce n’erano 500, si possono occupare della Concia, né di quelli che vanno al Gay Pride con le piume e il culo di fuori".

Di parere opposto Pd, Pdci e Italia dei Valori. "E’ curioso che proprio la Rai Uno che, attraverso i suoi telegiornali, da oltre un anno nasconde i compulsivi comportamenti del presidente del Consiglio alle prese con prostitute, ricattatori e malfattori per non offendere la sensibilità dei telespettatori, censuri una puntata di una fiction tedesca perché contenente, udite udite, uno scandaloso matrimonio gay – commenta Fabrizio Morri, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai -. Poco importa alla Rai che quella fiction sia andata in onda sulla prima rete pubblica tedesca, terra del Papa se non ricordo male, senza suscitare alcuno scandalo. Prima di varcare definitivamente la soglia del ridicolo – conclude Morri – mi auguro che in Rai qualcuno voglia smetterla di considerare il pubblico italiano come un gigantesco asilo infantile".

"La decisione della Rai è a dir poco inquietante – aggiunge Franco Grillini, responsabile diritti civili e associazionismo dell’IdV -. Dopo aver acquistato i diritti del film con soldi pubblici la Rai, con la censura, ha provocato sia un danno culturale, sia un danno economico all’azienda. Eppure, già in passato la Rai aveva trasmesso una fiction sul matrimonio e sulla filiazione di una coppia omosessuale. Siamo, quindi, di fronte a un palese arretramento".

"Questo è il segnale – conclude Grillini – di un Paese che non accetta la realtà, che tenta di negare un’idea più ampia di coppia, ostacolando la cultura della tolleranza, indispensabile nella lotta contro l’omofobia. I cittadini hanno il diritto di essere informati in maniera libera, evitando forzature sui contenuti e censure preventive da parte dei poteri forti, di cui la storia italiana passata è già piena".

"Governata da un presidente del Consiglio che ha stretti rapporti con prostitute pagate profumatamente, che subisce, a causa dei suoi vizietti, pesanti ricatti e condizionamenti, che ci ha infangato e reso ridicoli nel mondo – dichiara Manuela Palermi, della direzione nazionale del Pdci – Federazione della Sinistra -, l’Italia ha anche la disgrazia di avere una tv pubblica che in preda a pruriti moralistici censura la puntata di una fiction perché viene trasmesso un matrimonio gay".

"Povera patria – chiosa Palermi -! Si può fare tutto e di più: cricche, P4, speculazioni sui terremoti, cancellazioni di diritti… ma un matrimonio gay no, offende la nostra intransigente morale. Chiedo scusa ai gay, per quel che vale. Una volta ancora offro loro tutta la solidarietà attiva mia e del mio partito. Ma mi auguro che questa solidarietà – conclude Palermi – si allarghi, che diventi un fiume in piena, per inghiottire tutti gli ipocriti e tutte le ipocrisie".

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