CON LA CHIESA DOBBIAMO AVERE PAZIENZA

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Un Morandi scatenato ci parla di quando si mise in mutande, della Chiesa bigotta e dei giornali bacchettoni. E di quando ospitò le coppie gay nel suo programma:...

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Nel 1962, ancora ragazzino, Morandi debuttava con Andavo a cento all’ora. Oggi quel ragazzino ha appena pubblicato il suo 34° album, Il tempo Migliore, ha appena concluso con successo una trasmissione televisiva su Raiuno, Non facciamoci prendere dal panico, e pubblicato un libro, Diario di un ragazzo italiano, un autobiografia intima in cui si racconta al pubblico, quello stesso pubblico che lo ama e lo segue da più di 40 anni.
In 40 anni di onorata carriera, Morandi è diventato idolo di diverse generazioni, ed è per questo che un suo gesto di coraggio e di grande apertura nei confronti della diversità, di qualunque natura essa sia, assume un significato ancora più importante e profondo. È successo, infatti, che in una delle puntate di Non facciamoci prendere dal panico, Morandi abbia invitato due coppie di fatto e parlato con loro. Alcuni giornali, bacchettoni – come lui stesso li ha definiti in questa intervista – lo hanno criticato. Gli stessi che lo avevano preso di mira quando decise di rimanere in mutande durante una puntata di Uno di Noi, 4 anni fa. Di questo e di altro abbiamo parlato con l’eterno ragazzo di Monghidoro, iniziando con una domanda sui suoi cloni televisivi e radiofonici e finendo con una dedica tutta particolare per gli amici di Gay.it. Emozionatevi.
Che ne pensa dei suoi cloni? Ovviamente, mi riferisco a Dario Ballantini e Fiorello..
Trovo Dario Ballantini molto simpatico e divertente. Di sicuro, è uno di quelli che mi riesce ad imitare meglio. In questo periodo c’è anche Fiorello che sta facendo una specie di parodia quotidiana su di me, riuscendo a trovare dei lati del mio carattere che riescono a divertire. Mi piacciono molto entrambe le imitazioni.

Durante una puntata di Uno di Noi, la trasmissione che condusse insieme alla Cuccarini nel 2002, per polemizzare contro la logica dell’audience, rimase in mutande. Fu una forte provocazione ed una scelta coraggiosa. La rifarebbe oggi?
Quella volta lo feci e fui felice di farlo. Certo, la cosa che mi sorprese di più fu che su 75 ore di trasmissione sembrava fosse rimasta solo quella piccola immagine di me in mutande. Piccola ma grande. Volli dimostrare che si poteva alzare l’asticella dell’audience in quel modo. Fu una provocazione, una polemica. Forse lo rifarei.
Di quella trasmissione colpì anche il suo rapporto tormentato con la sua partner, Lorella Cuccarini. Cosa successe, perché nacquero malumori tra di voi?
Purtroppo lì ci sono stati degli errori miei. Lei aveva una grande voglia di lavorare, di partecipare, di essere protagonista e di dare dei consigli. A volte succede che tutte le cose non vanno come vorresti che andassero. Sono riuscito ad instaurare, invece, un buon rapporto con Paola Cortellesi, era una bella scoperta. Con Lorella c’è stata qualche incomprensione, credo che la colpa fosse mia e non sua.
Lei ha dedicato nel suo precedente album una canzone ad un suo amico down, Il mio amico. Una perla musicale e, nello stesso tempo, un importante e forte messaggio sociale. Che lezione ha ricevuto da questo suo amico?
Lui mi diceva sempre di non guardare solo a quello che lui aveva meno di me, ma di pensare anche a quello che lui aveva più di me. Mi fece riflettere, aveva una grandissima voglia di vivere e di condividere la vita, gli piaceva molto la musica. Il rapporto con persone che soffrono e vivono grandi difficoltà ma amano nonostante tutto tantissimo la vita, mi ha dato una grande spinta, un grande entusiasmo. Se dai qualcosa a queste persone ti viene reso moltiplicato per dieci.
Proprio pochi giorni fa è uscito in tutte le librerie un libro scritto da lei, Diario di un ragazzo italiano, un’autobiografia intima in cui Morandi si svela al pubblico come uomo e come artista…
È vero, in questo libro ci sono raccontate molte facce della mia personalità che non sono molto conosciute. Mi sono lasciato andare, ho scritto molto su di me.

Veniamo a noi, in una delle prime puntate del suo show, Non Facciamoci prendere dal panico, ha invitato due coppie di fatto. Una scelta di grande coraggio in cui ha dimostrato grande apertura nei confronti del mondo omosessuale. Quella scelta le è valsa una serie di attestati di stima da parte della intera comunità omosessuale. Da cosa è nata la scelta di questo invito in trasmissione?
Sicuramente la realtà omosessuale è una realtà importantissima. Il fatto che la Ester (una delle ospiti ndr) fosse spagnola mi ha dato la possibilità di parlare di Zapatero e della sua scelta di far si che le coppie di fatto omosessuali siano riconosciute legalmente in Spagna. È una realtà che volevo conoscere più da vicino. Loro si sentivano tranquilli, normali.
Cosa significa essere normali?
Questa parola…
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Cosa significa essere normali?
Questa parola, normale, deve essere usata anche per le coppie di fatto omosessuali. Oggi ci deve essere spazio per tutte le possibilità. Ci deve essere una grande libertà perché ognuno possa vivere come meglio crede.
E lei in cosa crede?
Io credo di più in una famiglia tradizionale. Sono sposato con Anna, ho un figlio con lei e ho altri due figli con la mia prima moglie. Ognuno fa le sue scelte ed io rispetto quelle degli altri. Invitando queste due coppie nel mio programma volevo semplicemente dire che queste realtà sono assolutamente normali e non devono essere ghettizzate.
Quante critiche le sono state avanzate per questa scelta?
Siamo stati criticati da qualche giornale un po’ bacchettone. Ci hanno giudicato per la nostra scelta di aver fatto vedere delle coppie di fatto in prima serata su Raiuno. Io invece trovo che il mondo omosessuale sia parte della nostra vita e della nostra realtà. Ognuno, ripeto, deve poter vivere come meglio può. L’importante ci sia rispetto reciproco tra etero e gay, ed in generale tra tutti.
Nell’ultima puntata invece ha invitato un altro ospite “scomodo”…
Nell’ultima puntata ho invitato Eva Robin’s. Anche con lei abbiamo parlato di coppie di fatto, di come si sente e di come vive la sua sessualità e la sua vita quotidiana. Abbiamo parlato dell’episodio che ha coinvolto la Gardini e Vladimir Luxuria.

E lei cosa ne pensa? Gardini esagerata?
Secondo me sì. Evidentemente Luxuria aveva scelto la toilette in cui si sentiva più a suo agio. Che diamine di reazione è stata? Io non avrei detto niente se mi fossi trovato al posto della Gardini. Cosa è sta roba? Io non avrei mai fatto un discorso del genere. Credo che ci siano dei temi più interessanti di cui dibattere o, forse, devo pensare che questa polemica nasconde altre cose sotto. Lei cosa ne pensa? Perché è nata questa insofferenza della Gardini nei confronti di Luxuria?
La giudico ovviamente fuori luogo ma per i lettori di Gay.it è più preziosa la sua opinione… Nella sua città, Bologna, si è svolto il festival ‘Gender Bender’, definito dalla Curia bolognese come un «invasione barabarica che oltraggia fede e ragione dei bolognesi»…
Credo che le parole di Gesù Cristo non sarebbero state queste. Gesù Cristo aveva una grande generosità ed un grande rispetto nei confronti di tutti. Sicuramente la Curia ha esagerato. La Chiesa dimostra ancora di essere chiusa rispetto a certe realtà. Dobbiamo avere un po’ di pazienza perché c’è sempre qualcuno che rimane un po’ indietro.

Tra le sue tante canzoni ce ne è una che vuole dedicare ai lettori di Gay.it?
Canto solamente insieme a pochi amici quando ci troviamo a casa e abbiam bevuto, proprio ieri sera parlavamo di te. Camminando verso casa mi sei venuto in mente, a letto mi son girato e non ho detto niente…. Credo che questa canzone si possa ben adattare sia ad una donna che ad un uomo.
Grazie per averci dedicato questa splendida canzone…
Grazie a voi e un saluto a tutti i lettori di Gay.it
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