Cronaca di un festival appassionato

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Un sabato ricco di emozioni al Festival del Cinema Lesbico "Immaginaria"...

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L’atmosfera è calda, le donne tantissime e di nazioni diverse. Nell’aria un’energia positiva che coinvolge tutte: sorrisi, abbracci, baci e ammiccamenti. L’organizzazione è notevole e il pubblico sembra perfettamente a proprio agio. Si mangia, si beve, si guardano film, si torna al bar e… si fuma tantissimo. Se il Festival Immaginaria ha confermato, superato o deluso le

aspettative lo si saprà solo lunedì, ma l’impressione è che il successo di questa nona edizione sia già evidente.

Un’ottantina di film in concorso, tra corti, medi e lungometraggi, divisi nelle categorie fiction, documentario, sperimentale e animazione. Ieri, tra i lavori in programmazione, l’hanno fatta da padroni i documentari: "Chrissy", dell’australiana Jacqui North, storia vera di Chrissy Napier, la più grande di quattro sorelle, che a 17 anni viene violentata e per 8 lunghi anni nasconde ad amici e parenti di essere sieropositiva e che negli ultimi anni della sua vita accetta di essere filmata dalla sua amica regista. "Lalia", della regista Silvia Munt, che racconta il mondo poetico, di sogni perduti e ricordi mai vissuti, di una bambina del Sahara costretta, suo

malgrado, a vivere in un campo profughi algerino. Il toccante "Il gioco della settimana e le bambine", della canadese Marquise Lepage, lucida testimonianza di alcune straordinarie e sagge bambine di diversi paesi(Yemen, India, Thailandia, Perù, Burkina faso e Haity) che, attraverso il racconto delle loro piccole vite, spiegano che la loro infanzia è volata via. "Un Valzer per lei", delle registe brasiliane Monica Sucupira e e Tika Tiritilli, un delicato cortometraggio sull’idea che le donne brasiliane di vecchia generazione hanno sull’amore, sul sesso e sul lesbismo. "Indagine sanitaria", della canadese Safiya Randera, tratta con acuta sensibilità delle dinamiche di potere che cambiano quando una donna ha un incidente e la sua amante si prende cura di lei.

Tra gli sperimentali, notevole quello della regista canadese Sheila James: "Desiderio senza confini", storia di due amanti separate dalle politiche d’immigrazione canadesi, e notevole anche "Il sacrificio di Wilma" della regista e attrice canadese Kat Lanteigne, storia delle romantiche scappatelle di Wilma con Christine, surrealisticamente ambientato negli anni ’50. Wilma deve scegliere se redimere se stessa agli occhi del fratello ossessionato dalla religione, di sua madre nevrotica e tabagista e del suo dispotico padre, uomo orrendo, violento e volgare, o se invece scappare da Eden, il paese dove vive.Infine, due le opere italiane: "Carmilla" di Cristina Rap e Patrizia Pivetti, e il coraggioso e divertente "Cortomiraggi" di Cristina Zanetti (una delle organizzatrici di Immaginaria), prodotto da Pierrot e La Rosa, Crizan-Kadoc, un’ironica rappresentazione delle atmosfere che si respirano ai Festival del cinema lesbico, tra sperimentazione e, qualche volta, eccessivo intellettualismo, una fiction divertente che invita a sdrammatizzare certi atteggiamenti, imparando a prendersi un po’ più alla leggera. La regista ci spiega che questa è la sua prima fiction ed è ispirata ad un fatto realmente accaduto di cui lei è stata testimone: "E’ una bonaria presa in giro di un certo entourage lesbico e anche di noi

organizzatrici. Mi sono assunta il rischio di uscire da certi stereotipi da me sempre condivisi accettando di essere prodotta da Pierrot e De Rosa, contribuendo anche personalmente alla produzione e lavorando con la montaggista e l’addetta alla fotografia che non sono donne lesbiche, una scelta per me nuova e fortunata, nel tentativo di uscire fuori semplicemente così come siamo". Le chiediamo perché le artiste italiane partecipino così isolatamente a questo festival: "C’è ancora un serio problema di coming out, ma non solo, il problema concreto riguarda anche i finanziamenti che in Italia sono praticamente nulli rispetto al cinema lesbico". C’è ancora molto da lavorare e soprattutto c’è da proseguire con questa esperienza che quest’anno si è comunque avvalsa di una novità da non sottovalutare e cioè l’attribuzione del Premio Speciale "Studio Universal-Immaginaria 2001", al miglior cortometraggio in programmazione.

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Marina Genovese, coordinatrice del Festival e presidente dell’associazione Visibilia, ci spiega

che "Immaginaria" è nato con l’intento di non essere pilotato dalle immagini di una cultura predominante che è quella più conosciuta e che combattiamo tentando di sostituirle con quelle di donne più vincenti, felici perché hanno fatto una scelta di libertà. Riguardo alla situazione politica rispetto alla città di Bologna e all’interesse di questa amministrazione verso "Immaginaria" dice: "I nostri rapporti col Comune sono nulli al punto che perfino la Casa delle Donne è stata umiliata da un Sindaco che, per prima cosa, ha negato qualsiasi tipo di appoggio a temi riguardanti nello specifico le donne. Credo che conclusi i prossimi e ultimi due anni di mandato, la destra non vincerà di nuovo le amministrative e finalmente si potrà tornare a parlare seriamente di tematiche che ci riguardano".

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