CRUISE, SAMURAI RIBELLE

di

Il bel Tom, che vi mostriamo in una nuova galleria di foto, è sugli schermi con un superkolossal nippoetnico ispirato all'arte della spada. Aspirando all'Oscar.

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


Clicca qui per la galleria di foto di Tom Cruise

Dopo Uma Thurman, Lucy Liu e Takeshi Kitano, sarà davvero Tom Cruise L’ultimo samurai della stagione? Il superkolossal nippoetnico diretto da Edward Zwick è stato presentato in un’affollata conferenza stampa a Roma, dove il divo è arrivato in compagnia dell’adorata fidanzata Penelope Cruz, esattamente come due anni fa in occasione di Vanilla Sky sul cui set i due si innamorarono. «Questa città è bella da mozzare il fiato» ha dichiarato Cruise. «Quando Zwick mi ha proposto il film mi è preso un colpo, non riuscivo nemmeno a fare così…» Il divo si alza sul tavolo e fa una flessione toccandosi la punta dei piedi con le mani tra le risate generali. E l’allenamento per nove mesi prima dell’inizio delle riprese nonché 14 ore al giorno sul set impugnando la katana, la flessibile spada dei samurai, ha dato effettivamente i suoi frutti. Tom nel film è agilissimo (e come sempre l’abile regia maschera la sua bassa statura) e arriva a combattere fino a cinque avversari contemporaneamente utilizzando 69 mosse diverse. «Non so il nome esatto di tutti i muscoli impegnati, ma, dall’indolenzimento della sera, posso assicurare che erano tanti».

Quattro mesi di riprese, 140 milioni di dollari (ne ha incassati 90 in trenta giorni di programmazione americana, non moltissimi), critiche medie e tre set in giro per il mondo: ovviamente Giappone ma soprattutto Nuova Zelanda come ‘Il signore degli Anelli’ di Jackson di cui è stata utilizzata la costumista Ngila Dickson (che ha vestito anche 500 comparse giapponesi ‘importate’) e interni in America. «E’ una storia sull’incontro delle culture» ha aggiunto Tom. «Un film sulla conoscenza. Che è l’unico strumento che abbiamo per vincere ingiustizie e intolleranze».

Riguardo alla sua appartenenza a Scientology chiarisce: «E’ una filosofia che rispecchia la mia attitudine alla solidarietà: da sempre aiuto analfabeti, alcolisti, tossicodipendenti».

E dire che il suo Nathan Algren, capitano reduce dalla Guerra Civile Americana, scampato al massacro di Little Big Horn dove morì il generale Custer (che definisce «un asssassino innamorato della sua leggenda»), all’inizio del film non è uno stinco di santo: scorato e depresso, consumato dai sensi di colpi, va in giro a pubblicizzare l’utilità del fucile modello Winchester 73. Un ministro giapponese lo invita ad addestrare l’esercito nipponico ma nella terra del Sol Levante viene fatto prigioniero da un samurai ribelle, Katsumoto (ispirato al vero ‘ultimo samurai’ Saigo Takamori) che gli insegna l’arte dell’onore e e il Bushido, il codice zen dei samurai. Con l’afflato dei grandi film epici della storia del cinema, Zwick confeziona un classico di guerra e avventura ben fatto ma senza sorprese (e comunque troppo lungo, più di due ore e mezza): articolate e ciclopiche battaglie all’arma bianca o da fuoco, dialoghi sentenziosi, panoramiche su paesaggi sterminati (nell’incipit una voce off spiega l’origine divina del Giappone), musica pomposa di Hans Zimmer, qualche strizzata d’occhio a Kurosawa (i ciliegi in fiore) e a Braveheart (il coordinatore degli stuntmen, Nick Powell, è lo stesso), una parentesi romantica molto casta (Algren si innamora di Taka, vedova di un samurai ucciso proprio da lui, che lo cura e accudisce quando viene fatto prigioniero nel villaggio).

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...