Filippa Lagerbäck: “Io, Daniele, il GF Vip e il mondo gay che vorrei”

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"Non ho mai detto da nessuna parte che non andrò a trovare il mio Daniele al Grande Fratello Vip".

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Ci sono persone che dividono, altre che passano inosservate e persone, come Filippa Lagerbäck, che piacciono, e pure tanto. Sono passati quasi ventisette anni da quando disse alla mamma “Ciao, vado a vedere il mondo e torno”, fatto sta che da quel giorno, la bella e brava Filippa non è ancora mai tornata.

Oggi, fresca di compleanno, vive nei dintorni di Varese, si gode il dodicesimo anno di seguito nel cast di Che Tempo Che Fa, gestisce il suo PlanetFil punto com, fa silvoterapia, si occupa di sua figlia Stella, del loro cane Whisky e si emoziona guardando in Tv, h24, il compagno Daniele Bossari

Sembra ieri eppure sono quasi diciassette anni che sei in Italia. Ma chi diavolo te l’ha fatto fare?

Questa è una cosa molto strana: quasi tutti gli italiani che conosco se ne escono con questa stravagante domanda! Dovreste cominciare ad amare di più il vostro Paese che è davvero uno dei più belli al mondo. Che poi, ripensandoci, ci vivo ufficialmente dal 2001, ma la prima volta che venni in Italia, a Milano, fu nel lontanissimo ’91. 

E perché Milano e non Londra?

Fondamentalmente per lavoro. La mia carriera è iniziata nella moda e Milano è la base di partenza per tutti coloro che desiderano lavorare in quel settore. Poi, una volta arrivata, mi sono innamorata del cibo, del clima, dei colori, dei profumi, della gente e, soprattutto, di Daniele. Per amor di battuta mi verrebbe da dire che la mia America è stata l’Italia.

E come può sopportare un’ambientalista come te, l’atteggiamento così poco green tutto italiano?

Cercando di fare la differenza! L’Italia non deve aver paura ad emulare l’atteggiamento dei paesi del nord Europa, anzi: bisognerebbe iniziare a criticare meno e fare tutti di più.

E tu come cerchi di fare la differenza?

Non buttando cartacce a terra e raccogliendo sempre i bisogni del mio cane (Whisky – cocker spaniel – ndr). Utilizzando il più possibile la bici, le gambe e il meno possibile la macchina. Cercando di sprecare meno acqua possibile, staccando il caricabatterie del cellulare quando non in carica e riciclando sempre giochi e vestiti. Può bastare?

Direi di sì…

Vorrei che tutti capissero l’importanza di salvaguardare l’ambiente. Rispettare l’ambiente non è un obbligo, è un dovere e, volendo, se interpretato nel modo giusto, può essere anche un piacere. Io, ad esempio, amo talmente tanto la natura che quando vado al parco faccio sempre silvoterapia abbracciando gli alberi. 

Invece quest’intolleranza, tutta italiana, verso lo straniero che effetto ti fa?

Non la giustifico affatto, ma posso in parte comprenderla. In fondo, quel che vedo in giro, è tanta paura. Siamo così conservatori che abbiamo paura di quello che non conosciamo. Vicino casa mia c’è un ex hotel che è stato trasformato in un centro d’accoglienza e proprio oggi, mentre passeggiavo per il parco, mi sono intrattenuta con uno dei centoquaranta ragazzi che vivono lì. Parlando mi ha raccontato la sua vita e quelle che erano le sue aspettative prima di partire. Pensava che una volta arrivato, nel giro di poco tempo, avrebbe trovato tutto, invece, si è confrontato con una realtà ben diversa. Loro studiano italiano, vanno a scuola tutti i giorni e fanno il possibile per integrarsi, ma non è così facile come può sembrare. 

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E tu che consiglio gli hai dato?

Di avere tanta pazienza e di impegnarsi il più possibile imparando, ogni giorno, almeno dieci parole in italiano. A fine chiacchierata era tutto felice perché mi spiegava che mai nessuno gli ha rivolto parola e anche lì ho provato a ragionare con lui sul perché.

Che sarebbe?

Sono riuscita a fargli capire che non parlando italiano è normale avere poca interazione. Non è facile aiutare centoquaranta ragazzi, soprattutto per un Paese in crisi come il nostro, però, da cittadina, non posso far finta di nulla e girarmi dall’altra parte. Dovremmo sempre ricordarci da dove vengono queste persone, cosa hanno subito e quanto hanno rischiato per raggiungere la nostra realtà. I più diffidenti devono entrare nell’ottica che qui nessuno vuole rubare nulla a nessuno. Loro cercano di migliorare la loro vita e sono certa che anche tutti noi, nelle loro condizioni, avremmo fatto lo stesso. 

Hai festeggiato da poco il tuo compleanno. Come vivi gli anni anni che passano? 

Benissimo! Io non seguo la moda di molte donne che tendono a diminuirsi gli anni, anzi: faccio esattamente il contrario, aumentando la mia età di almeno dieci anni così da sentirmi dire solo cose belle. Furba, no?

E che rapporto hai, da ex modella, con il corpo che cambia?

Lo rispetto, e gratifico, facendo molto sport. Corro a piedi, in bici, nel periodo invernale vado sulla neve e, per anni, la mia droga giornaliera è stato il tennis.

Ad ascoltarti sembreresti una donna molto risolta.

Sì, lo sono. Vivo alla giornata, evito di fare programmi a lunga scadenza e cerco sempre le risposte che non trovo nella natura. Il mio più grande obiettivo era quello di essere una persona trasparente e ti dirò: credo di esserci riuscita. 

Cadono i governi, cambiano direttori, spariscono i personaggi eppure tu resisti granitica. Perché piaci così tanto?

Forse perché squadra che vince non si cambia?

Che è un detto italiano e non svedese…

(ride, ndr) Non lo so. Magari perché non sgomito, perché non mi impongo e perché mi si vede così poco che non rischio di stufare?

Non credo, ma detto tra noi, non ti pesa avere una spazio così marginale in un programma importante come quello?

Ma no, anzi! Quel ruolo mi permette di entrare nelle case di tanta gente, ma soprattutto di farmi conoscere un sacco di persone che magari non avrei mai avuto la possibilità d’incontrare in tutta la mia vita. Poi, senza piaggerie, Che tempo che fa è uno dei programmi più belli che abbiamo e sono fiera di far parte di una squadra così bella e unita. 

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