“Francesco era disoccupata”, ovvero se sei trans non lavori

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Un'inchiesta televisiva che andrà in onda domani sera racconta la drammatica realtà con cui circa 40mila trans italiane devono fare i conti: nessuno è disposto a dar loro...

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Un’inchiesta televisiva, intitolata "Francesco era disoccupata", condotta dal giornalista di Retesole Francesco Palese ha portato a conoscenza di tutti un fenomeno che da anni le associazioni lgbt denunciano inascoltate: la discriminazione nei confronti delle trans che cercano lavoro che, spesso, si ritrvano con la strada come unica alternativa per sopravvivere. La trasmissione è "L’altra inchiesta" la stessa che qualche mese fa aveva denunciato le difficoltà che un giovane gay incontra nel tentativo di affittare una casa nella Capitale e andrà in onda domani sera alle 21.10. Nel filmato in cui il giornalista si finge transessuale in cerca di lavoro in diverse agenzie di lavoro interinale, la denuncia è evidente.

Una complice entra nelle agenzie prima della presunta trans e le vengono offerti diversi ipieghi, ora come contabile ora come segretaria. Ma quando a entrare negli uffici è la trans, ovvero il giornalista, la musica cambia radicalmente e come per magia tutti i posti di lavoro offerti alla ragazza svaniscono nel nulla. Solo un paio di impiegati di due diverse agenzie lasciano intendere che le difficoltà sono legate alla transessualità. Una, per l’esattezza, ammette: "Roma non è una città così aperta come può sembrare. C’è molta discriminazione".

"Trovo assolutamente grave la discriminazione sul mondo del lavoro nei confronti delle persone transessuali denunciata dall’inchiesta di Retesole – dichiara in una nota l’assessore provinciale di Roma alle Politiche del Lavoro, Massimiliano Smeriglio -. Sono disponibile a incontrare l’Arcigay Roma per verificare nel dettaglio le difficoltà incontrate dalle persone omosessuali e transessuali nella ricerca di un posto di lavoro e per individuare, nell’ambito delle competenze che il mio incarico permette, tutte le iniziative possibili per arginare questa odiosa discriminazione".

Le associazioni stimano che oggi in Italia si contino da 20 a 40 mila transessuali costrette a far fronte alla quasi impossibilitàa a trovare un lavoro diverso dalla prostituzione e una casa. "Il 70% di coloro che si sono rivolti al numero verde Gay Help Line, attivo da tre anni, con una media di 2.200 chiamate al mese, ha denunciato di aver subito pesanti discriminazioni – ha dichiarato Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma presente in studio durante la trasmissione insieme a Vladimir Luxuria -. L’altro grosso scoglio è quello dei tempi molto lunghi per effettuare il cambio del sesso e del nome all’anagrafe. Nel nostro paese occorrono dai 7 anni 9 anni per completare il percorso, contro un media europea di due anni".

"Si contano sulle dita (le trans inserite nel mondo del lavoro, ndr)- ha precisato l’ex deputata del Prc – c’è il caso famoso di una camalla nel porto di Genova, poi c’è una commessa a Roma. Ma è difficile essere accettati, sia se si ha già un aspetto femminile, sia se si decide di ‘transitare’ durante il lavoro. In quest’ultimo caso non ci vuole niente a perdere il posto, specie in questo momento di crisi". Che cosa fare per migliorare questa situazione? Le ipotesi prospettate da Luxuria e Marrazzo sono varie: agevolazioni fiscali per chi assume trans, quote simili a quelle rosa, leggi punitive per le aziende che effettuano mobbing nei confronti delle minoranze. "Non sono prevenuta contro il governo di destra – ha sottolineato Vladimir Luxuria – ma penso che il ministro Carfagna e tutto l’esecutivo non siano sensibili a questi temi. Diversa è la destra francese, là ci sono i Pacs e Sarkozy non ha affatto intenzione di toglierli". E’ utile ricordare che proprio qualche settimana fa è stata approvata la legge sullo stalking ai danni delle donne che, all’inizio, includeva anche l’omofobia che è stata poi tolta prima dell’approvazione.

"L’inchiesta della tv Retesole mette in luce un fenomeno molto drammatico. Il lavoro è un tema per noi fondamentale che condiziona le vite e le scelte di molte persone trans che finiscono per restare vittima dello sfruttamento – ha dichiarato la segretaria nazionale di Azione Trans Francesca Busdraghi -. Voglio rivolgere un appello alle Istituzioni e al mondo produttivo affinché mettano in campo una vasta azione culturale per agire in fretta contro il pregiudizio verso le persone trans. Un intervento per restituire dignità alla vita di molte persone e ai loro familiari".

"A vedere il servizio di Rete Sole viene da pensare che nonostante i reality in tv abbiano sdoganato il transgenderismo ad esempio con Luxuria all’Isola dei Famosi, c’è ancora una diffusa realtà di discriminazione che riguarda le persone trans. Il lavoro resta poi il luogo in cui maggiormente si percepisce il dato discriminante – ha commentato Imma Battaglia, presidente di Di’Gay Project -. Un dato che è emerso anche in  un recente sondaggio condotto al Gay Village a Roma, che ha messo in evidenza come la percezione della discriminazione sul lavoro sia tra le principali preoccupazioni di gay e trans".

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