GAY AL CINEMA 3) EVERETT

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Tutto quel che avreste voluto sapere sul bel Rupert, attore gay. Mondano, gentile, aristocratico e lontano dagli scandali, un vero gentiluomo inglese. Eccolo, in una splendida galleria di...

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Conobbi Rupert Everett quattro anni fa, nello stupendo Hotel du Cap di Antibes che domina la baia omonima arroccato obliquamente su una pendice di roccia accessibile unicamente ai taxi. L’elitario e defilato bâtiment si affaccia su uno stupendo parco di centinaia di ettari in mezzo ai quali è nascosto l’albergo-villa Eden Roc dove soggiornano la giuria e gli ospiti più importanti del Festival di Cannes e dove tra i vialetti silenziosi ma collegati ad allarmi sonori incontrai Sylvester Stallone e Robert Duvall.

Di Everett mi colpirono immediatamente due cose: il suo profilo più segaligno e smagrito di come appare al cinema e la sua rilassata disponibilità. Senza guardie del corpo al seguito (al contrario di Stallone che ne aveva almeno due e che si infastidirono quando estrassi dalla tasca un cellulare) e assolutamente affabile, mi invitò a un tavolo della veranda con vista mozzafiato sul golfo dove parlammo amabilmente di cinema gay e gay stardom (stava girando ‘Sai che c’è di nuovo’ di Joel Schumacher con Madonna che avrebbe inaugurato il Festival Gay di Torino due anni dopo). Lo rividi nel 2000 sempre a Cannes, a una festa sulla Croisette: anche allora mondano e gentile.

Bello e non convenzionale, autenticamente aristocratico ma per nulla ‘sine nobilitate’, amante dell’Italia (il suo primo film tricolore fu ‘Cronaca di una morte annunciata’ di Rosi nel 1987), fidanzato da tempo con un nobile romano e presenza fissa nella capitale, Everett è la prima e una delle poche star cinematografiche internazionali dichiaratamente gay, ma il coming out in realtà non l’ha mai fatto: "Non ho mai considerato un dato importante la mia omosessualità.

In realtà non mi sono mai dichiarato. Qualcosa è accaduto, un po’ per volta, quando sono andato in America. Gli americani, come i giapponesi, sono affascinati da ciò che è nuovo, vogliono osservarti al microscopio, metterti nella scatola giusta, sullo scaffale giusto. Dopo di che però non puoi essere più niente altro. La sessualità diventa la chiave per definirti. E può essere vero se sei tu a volerlo, altrimenti è solo uno degli aspetti più superficiali. Per questo preferisco non parlarne. Ogni volta che lo faccio diventa più importante." Lontano quindi da clamori scandalistici, con un understatement tipicamente britannico (è di Norfolk, classe 1959), gay è stato anche sul grande schermo e più di una volta: dandy aristocratico omo che diventa spia del Kgb nel bel film di Marek Kanievska ‘Another country – la scelta’ (1984), ruolo che aveva già portato in teatro, poi, cinque anni dopo che la sua omosessualità divenne di dominio pubblico (1989), con una brusca impennata della sua carriera dopo molti anni di quieto limbo quasi anonimo, è diventato il confidente gay di Julia Roberts ne ‘Il matrimonio del mio migliore amico’ (1995) dove rubava la scena ai protagonisti (e sfiorò una nomination agli Oscar), poi un ambiguo ma ridanciano Marlowe nel blockbuster ‘Shakespeare in Love’ nel 1998 fino a planare nel brutto ma significativo ‘Sai che c’è di nuovo?’ (2000) in cui sembra veramente essere se stesso (a parte la professione di giardiniere) nella parte del gay amico di Madonna che mette su famiglia con tanto di pargolo accanto.

Eclettico e ribelle – a 15 anni fu cacciato da una scuola teatrale londinese per irrequietezza, lavorò per due anni come prostituto ammettendolo solo nel 1997 in una intervista a ‘Us’ – ha anche scritto due divertenti libri inediti in Italia, (in Francia li pubblica ‘J’ai lu’) ‘Ciao cara, stai lavorando?’ e ‘I parrucchieri di St. Tropez’, sarabande sfrenate nel mondo della moda, del lusso, pervasi di personaggi gay esagerati e scheccanti: lui stesso ammette però di scrivere male e di farlo solo perché lo diverte. Collabora anche col mensile di costume ‘Vanity Fair’. E’ stato modello per Yves St. Laurent (‘Opium’) e proprio a Milano iniziò la sua carriera di indossatore. Adesso vive a New York nel West Village col suo inseparabile labrador nero Moise detto ‘Mo’.

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