GAY È SERIAL

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Al Telefilm Festival di Milano, iniziative sulle tematiche gay. Will & Grace, Queer as Folk, Metrosexuality, il lesbo-shock The L Word, e un dibattito sugli omosessuali nelle serie...

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MILANO – Grande successo per il Telefilm Festival, svoltosi dal 6 al 9 maggio scorsi e giunto alla sua seconda edizione. Nelle sale del cinema Arcobaleno quattro giornate di full immersion nel mondo dei serial televisivi. Lo scorso venerdì è stato dato ampio spazio ai telefilm a tematica omosessuale e si è svolto un dibattito sulla rappresentazione della figura del gay, al quale hanno partecipato vari personaggi legati al mondo della televisione e dell’editoria.
«Lo spartiacque rispetto alla rappresentazione dei gay in tv è stato sicuramente Queer as Folk – ha affermato Giampaolo Marzi, responsabile dell’acquisizione di cinema e fiction di Gay Tv e direttore del Festival di cinema gay di Milano – che ha cambiato le regole. Era destinato ad un pubblico trasversale, Channel 4 che ha prodotto il serial, è una pay tv non un canale gay. L’autore della serie, Russel T. Davies racconta che per la prima volta i responsabili della televisione non censuravano, anzi volevano molto realismo nella rappresentazione del mondo gay, anche se descritto attraverso l’ottica del gay bianco, middle class e lasciando fuori molte altre categorie. Nella versione americana e canadese si trattano argomenti molto difficili come il barebacking e la tossicodipendenza».

Anche secondo Diego, conduttore di Gay Tv, Queer as Folk ha fatto da spartiacque: «Io avevo una passione per Melrose Place – afferma – anche lì c’era la figura del gay, come in moltissime altre serie, ma molto politically correct! Per esempio i due gay di Melrose prima di darsi un bacio hanno impegnato sette puntate, gli etero avevano tempi più veloci. Talvolta inserire un gay in un serial è come dare una quota affinché una parte di pubblico possa identificarvisi. Queer as Folk ha come protagonisti tutti gay, è qui la grande differenza».
Carlo Mercandalli del mensile Babilonia sostiene che non sempre c’è una reale rappresentazione dei gay: «È importante l’identificazione, ma c’è una responsabilità morale verso chi guarda. Talvolta invece i media parlano di temi scottanti un po’ come per volersi mettersi in pace la coscienza e poter dire che in ogni modo ne hanno parlato».

«Anche in Six Feet Under – prosegue Marzi – l’omosessualità è diventata centrale come tutti gli altri temi. Può sembrare uno shock culturale perché nella televisione, a differenza del cinema che su questo aspetto è molto più avanti, c’è un vuoto precedente. In America hanno cominciato a pensare ai gay come ad una fetta di consumatori, questo 4-5% della popolazione in realtà sono centinaia di migliaia di persone ed ha un valore economico molto elevato».
«Le lesbiche al contrario non sono una buona fetta di consumo – asserisce Benedetta Emmer di Good As You, programma di Canal Jimmy – non c’è quindi una buona rappresentazione di questa parte di mercato. Le donne sono molto meno visibili e, come abbiamo riscontrato nel nostro magazine, poco disponibili a farsi intervistare ed a mostrarsi».

Canal Jimmy non è un vero e proprio canale gay, ma è molto orientato in questa direzione, come spiega il direttore Giusto Toni, i giovedì sera saranno trasmessi Metrosexuality, The L Word, e Queer as Folk: «Metrosexuality rappresenta un mondo gay molto attuale, The L Word è invece una sorta di Sex and the City versione lesbo e fa emergere un po’ la tendenza americana a rendere tutto patinato. Le protagoniste sono tutte strafighe, si parla della possibilità di avere figli o poterli adottare, ma tra Los Angeles e Hollywood dove si muovono in Mustang e vestono Versace».
Dal dibattito è emerso quanto l’emancipazione culturale italiana, televisiva in particolare, sia ancora indietro a causa di movimenti come il Moige (Movimento Italiano Genitori) che è molto forte. Six Feet Under è, infatti, trasmesso a mezzanotte, il serial Buffy ha subito tutta una serie di tagli di baci lesbici, cosa che ha fatto imbestialire i numerosi fans. «Ha una sede il Moige? Possiamo incatenarci davanti per protesta?», ha simpaticamente detto Diego di Gay Tv, sottolineando anche il recente episodio accaduto a Baffo de La Fattoria che, dopo la bestemmia in diretta, è stato mandato alla Santa Sede a chiedere scusa.

All’incontro era presente, tra gli altri, Francesco D’Alessio, attore e sceneggiatore della fiction italiana autoprodotta Gli Amici di Oskar. Attualmente è stato realizzato solo il pilot, proiettato nell’arco del pomeriggio: «Oskar è un pesciolino nero, i protagonisti sono tre ragazzi gay. A differenza di Queer As Folk è molto soft, è stato realizzato strizzando l’occhio al pubblico italiano».
«Nella fiction televisiva italiana spesso compaiono personaggi gay, proprio per la questione della quota rappresentativa che dicevamo prima – incalza Giampaolo Marzi – però dobbiamo fare i conti con una cultura cattolica omofoba e questi sono presentati trascurando la loro sfera sessuale e facendogli perdere di pregnanza. Anche per quanto riguarda il cinema, a parte il caso isolato de Le Fate Ignoranti, in Italia non c’è tutto quello che c’è all’estero e che ci permette ogni anno di poter fare un festival».

«Ne Il Bello delle Donne ad esempio c’è il personaggio gay che strizza l’occhio alle donne – prosegue Diego – la società è un po’ cambiata, oggi la casalinga di Voghera si è evoluta e adora avere un vicino di casa gay!»
Nell’arco del pomeriggio sono stati proiettati due episodi speciali di Will & Grace (Attrazione Banale con Michael Douglas e Bambole e Bambole con Madonna), il primo episodio di Queer as Folk (serie inglese) e di Metrosexuality, due inediti di Six Feet Under e, in anteprima italiana, il pilot del serial lesbo-shock The L Word, con Jennifer Beals.
Il Telefilm Festival nasce a Milano, ma prevede anche altre tappe: Roma, Bologna e Venezia, all’interno della Mostra del Cinema. Per essere aggiornati sulle date e la programmazione: www.fanaticaboutfestivals.it oppure www.telefilmfestival.it.

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di Francesco Belais

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