GF5: IL FESTIVAL DELLO STEREOTIPO

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Partita la kermesse catodica che tutti odiano e tutti guardano: una sfilza di banalità in prima serata. Giusto qualche concorrente più "avanti". A partire da Jonathan...

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Due in un anno: è proprio così! Non siamo vittime di un dejà-vu nazionale e nessun equilibrio equinoziale è stato stravolto. Semplicemente non c’è scampo: il rotocalco catodico che nessuno guarda, ma su cui tutti sembrano aver sempre qualcosa da dire, il nuovo sfavillante Grande Fratello 5 ha avuto inizio ieri sera ad appena pochi mesi di distanza dalla fine dell’ultima edizione.

Format che piace non si cambia e siamo d’accordo. Tutti gli sforzi della D’Urso per sciorinare le novità di quest’edizione non ci hanno infatti distratto dall’abitino pasquale che sfoggiava: la casa è di ottocentocinquanta metri quadrati (oooooooh!), il giardino è più grande (ma dai!), la suite è più bella (Patrick e Serena redivivi hanno già fatto danni nell’hammam: vai Patrick!), il tugurio è più brutto (chi l’avrebbe detto!), la cucina a isola è in rosso birmano (che invidia!), c’è una “camera matrimoniale” (non era già ne “La Fattoria”?) e ad accogliere i concorrenti c’è il sempreverde Marco Liorni. Qualcosa di cui sopra vi ha distolto dall’abito della D’Urso? Appunto.

Meno male che ci sono i concorrenti: e che concorrenti! Il festival eterosessuale dello stereotipo, ma li han scelti con lo stampino?

Come entrée due belle coppie sposate: giusto per ribadire la Normalità della Casa. Alfio (37) e Rosy (33) arrivano da Taurianova, quindici anni di matrimonio, lui passionale esuberante, lei premurosa e organizzata. Lui con peperoncini al collo e soppressata nello zainetto (ancora qualche dubbio sugli stereotipi?), lei che ha avuto lui come unico uomo della sua vita (che culo!). Francesco (40) e Giulia (24) sono invece toscani, freschi di nozze, e si definiscono una coppia moderna (e quindi?). In particolare Francesco è l’anziano del gruppo: imprenditore, pantaloni color mattone e giacca blu, capello fluente, con tutta l’aria di rimpiangere il cellulare, fa decisamente Briatore.

A seguire un primo ed un secondo dall’equilibrio perfetto: i bronzi e le veline. Entrambi adepti del fitness e della palestra, Antonio (31) e Alessandro (25) sono due sciupafemmine da manuale, calibrati per soddisfare i gusti più diversi (e quindi anche i nostri!!!): però che noia, uno rasato con profilo romano e l’altro bellicapelli di madre eritrea (Alessandro si è già sentito chiamare Indiana Jones, Axl Roses e Brad Pitt in vento di Passioni: simpatia!), uno “ricco” e l’altro “povero”, uno spigliato e l’altro più discreto. Uff! E che dire dell’accoppiata Alessandra (26), mora e carnale, e Veronica (26), bionda e psicologa, sin troppo scontate veline della situazione? Uff. Si aggiungano come contorno la sognatrice filosofa Cinzia (25), la gallese Catrina (25) e il cinghiale rockettaro Aldo (33) e di nuovo: uff!

Insomma, menu trito e sciapo. In mezzo a tanta normalità stereotipata, da chi aspettarsi un po’ di sapore? Ovvio, da quelli che si è subito capito essere i freak della Casa, le macchiette del quotidiano, le uniche persone interessanti entrate là dentro.

La ciccia di Meri va di pari passo con la sua simpatia e la ruffianaggine che ha candidamente confessato, mentre Patrizia (39) di Verbania è ad un passo dal diventare il monumento nazionale di ogni shampista, parrucchiera o estetista della penisola nonché sintesi di tutto il buonsenso e la saggezza stillati di generazione in generazione tra un bigodino e l’altro.

Menzione particolare va fatta a Guido (39) di Pontedera (Pi): il ruolo che gli hanno ritagliato é il poeta con vena goliardica, ma la menzione speciale se l’è meritata raccontando di aver defecato per ripicca nel registro di classe delle superiori, precipitandosi in bagno due secondi dopo essere entrato nella Casa (“O’ bimbi, ho da andà a pisciare”) e presentandosi al resto del gruppo con “O’bimbi, io, quando parlo, ta-tartaglio”. Spettacolare.

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La cicciona, la parrucchiera e lo strambo: altri stereotipi è vero, ma almeno loro non si perdono nei loro personaggi: sono già oltre!

Dulcis in fundo, Jonathan. Jonathan è un ragazzo ventitreenne di origini israeliane, trapiantato a Milano: frequenta una scuola di Moda, ha uno spiccato gusto estetico e si interessa di stile, arredamento e calligrafia. Vi viene in mente qualcosa? Senza sbilanciarsi troppo, c’è da sperare che almeno questo stereotipo ci riguardi un po’ più da vicino. Vai Jonathan, sei tutti noi: forse non sei del tutto solo visto che entrambi i Bronzi sono stati calorosamente salutati dai loro migliori amici con un “Ti amo” e un “Te quiero mucho” (ma la perfidia?). Indossa il tuo cappello sulle ventitré e fatti almeno tu paladino del buongusto!

Quanto a noi, sono solo 71 giorni: tanto vale mettersi comodi in poltrona.

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