Glaad Awards: tutti i premi ai media più friendly d’America

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Assegnati a Los Angeles i premi ai migliori film/serie tv e comunicatori progay nel mondo dell’intrattenimento. Oltre a "Milk", "Brothers & Sisters" e "Desperate Housewives" anche il vescovo...

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In America è una sorta di prezioso faro per monitorare la percezione dell’omosessualità nei media e quest’anno festeggia due decenni di vita. Stiamo parlando della "Glaad", gaio acronimo che sta per "Gay & Lesbian Alliance Against Defamation" , ossia "associazione gay e lesbica contro la diffamazione". Nata in realtà nel 1985 a New York per porre un freno alla campagna diffamatoria e sensazionalista sull’Aids propagandata dal "New York Post", ha poi ampliato i propri uffici a Los Angeles e San Francisco, segnalando film, programmi tv e personaggi del mondo dell’intrattenimento che hanno contribuito a rispettare l’immagine della comunità glbt nei media. Molte le iniziative intraprese con successo dalla Glaad, dalla campagna contro la musica rap dai testi antigay nel 1992 alla richiesta, dieci anni dopo, di estendere alle coppie glbt le pagine degli annunci matrimoniali sul "New York Times".

Per coronare l’evento, sabato 18 aprile al Nokia Theatre di Los Angeles, si è svolta la seconda delle tre serate di premiazione  (la prima tappa è stata New York, seguirà nuovamente L. A. il 9 maggio)  in cui sono stati annunciati i vincitori di sette categorie.

Presentata dalla drag di "Trick", Miss Coco Peru, e allietata dalle canzoni del bellissimo attore di "United 93", il dotato Cheyenne Jackson, ha fatto parlare di sé soprattutto per Kathy Griffin di "Suddenly Susan" che ha ritirato il premio in bikini, ma tra vincitori c’era il reverendo V. Gene Robinson, impegnato nella lotta all’Aids e divenuto famoso per aver dato il suo contributo al discorso di apertura durante la cerimonia d’insediazione di Barack Obama al Lincoln Memorial. Al prelato la platea commossa ha dedicato una standing ovation: “Dio non fa mai errori, ma la Chiesa spesso sì – ha esordito Robinson -. La tolleranza non è sufficiente, è tempo che ci concentriamo di più sul tipo di doni che dobbiamo portare al mondo”.  Il reverendo si è aggiudicato il premio Stephen F. Kolzak come personalità lgbt dichiarata che meglio ha promosso nei media i diritti civili per la comunità gay. 

Il trofeo alato come miglior film della grande distribuzione è andato invece al più importante film politico gay del 2000, ‘Milk’ di Gus Van Sant, che ha ricevuto il premio insieme allo sceneggiatore già premio Oscar, Dustin Lance Black, e i produttori Bruce Cohen e Dan Jinks. “Mi piace credere che Harvey Milk sia da qualche parte in Paradiso con un grosso sorriso sulle labbra, ma non così grosso come se avessimo vinto l’Oscar!" ha chiosato Jinks .

"Bisogna far conoscere all’America che anche noi siamo parte dell’edificio di questo paese – ha ricordato Lance Black agli sceneggiatori presenti in sala -. La nostra voce è indispensabile se vogliamo costruire un paese basato sull’uguaglianza”. Tra le serie drammatiche ha prevalso l’ottima "Brothers & Sisters", tra le sitcom la cultissima "Desperate Housewives". A ritirare il premio, il creatore gay Marc Cherry e parte del cast tra cui la coppia gay che abita a Wisteria Lane, Tuc Watkins e Kevin Rahm.

In America è una sorta di prezioso faro per monitorare la percezione dell’omosessualità nei media e quest’anno festeggia due decenni di vita. Stiamo parlando della "Glaad", gaio acronimo che sta per "Gay & Lesbian Alliance Against Defamation" , ossia "associazione gay e lesbica contro la diffamazione". Nata in realtà nel 1985 a New York per porre un freno alla campagna diffamatoria e sensazionalista sull’Aids propagandata dal "New York Post", ha poi ampliato i propri uffici a Los Angeles e San Francisco, segnalando film, programmi tv e personaggi del mondo dell’intrattenimento che hanno contribuito a rispettare l’immagine della comunità glbt nei media. Molte le iniziative intraprese con successo dalla Glaad, dalla campagna contro la musica rap dai testi antigay nel 1992 alla richiesta, dieci anni dopo, di estendere alle coppie glbt le pagine degli annunci matrimoniali sul "New York Times".

Per coronare l’evento, sabato 18 aprile al Nokia Theatre di Los Angeles, si è svolta la seconda delle tre serate di premiazione  (la prima tappa è stata New York, seguirà nuovamente L. A. il 9 maggio)  in cui sono stati annunciati i vincitori di sette categorie.

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Presentata dalla drag di "Trick", Miss Coco Peru, e allietata dalle canzoni del bellissimo attore di "United 93", il dotato Cheyenne Jackson, ha fatto parlare di sé soprattutto per Kathy Griffin di "Suddenly Susan" che ha ritirato il premio in bikini, ma tra vincitori c’era il reverendo V. Gene Robinson, impegnato nella lotta all’Aids e divenuto famoso per aver dato il suo contributo al discorso di apertura durante la cerimonia d’insediazione di Barack Obama al Lincoln Memorial. Al prelato la platea commossa ha dedicato una standing ovation: “Dio non fa mai errori, ma la Chiesa spesso sì – ha esordito Robinson -. La tolleranza non è sufficiente, è tempo che ci concentriamo di più sul tipo di doni che dobbiamo portare al mondo”.  Il reverendo si è aggiudicato il premio Stephen F. Kolzak come personalità lgbt dichiarata che meglio ha promosso nei media i diritti civili per la comunità gay. 

Il trofeo alato come miglior film della grande distribuzione è andato invece al più importante film politico gay del 2009, ‘Milk’ di Gus Van Sant, che ha ricevuto il premio insieme allo sceneggiatore già premio Oscar, Dustin Lance Black, e i produttori Bruce Cohen e Dan Jinks. “Mi piace credere che Harvey Milk sia da qualche parte in Paradiso con un grosso sorriso sulle labbra, ma non così grosso come se avessimo vinto l’Oscar!" ha chiosato Jinks .

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