‘HO SPIEGATO I GAY AL POPOLINO’

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I segreti di Music Farm svelati in questa intervista da Ivan Cattaneo, ospite della finale di Mr Gay Italia giovedì a Viareggio. Le censure dei politici, i pregiudizi...

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NAPOLI – Degli anni in cui frequentavamo Milano by night con Cesare Zucca e Big Laura gli è rimasta dolcezza e personalità; la passione per la musica trasformata in gioco multimediale con la pittura. A a 51 anni, Ivan Cattaneo è tornato a fare concerti dopo “Music Farm”, ed è felicissimamente innamorato di Richard. E giovedì 5 agosto sarà a Viareggio ospite della serata finale del concorso di Mister Gay Italia 2004 (clicca qui per info sulla serata). Lo incontriamo prima di un concerto a Sorrento, mentre il cellulare non cessa di squillare, per farci raccontare il “dietro le quinte” del programma di Rai 2.
Come sei arrivato a “Music Farm”?

La produzione mi voleva fin dall’inizio e ho dovuto lottare con tutte le mie indecisioni e paure. Alla fine, quando ho accettato è arrivato il veto di un importante deputato leghista. Mi hanno raccontato che, alla finalissima, qualcuno si è messo di buona lena per farmi battere da Riccardo Fogli: un omosessuale non poteva arrivare primo.
Ovvio. Poi sei stato richiamato dalla Rai.
Prima di firmare il contratto ero terrorizzato. Ho sempre fatto sesso sicuro, mai un test sull’aids in 32 anni, e la produzione lo obbligava insieme ad altre analisi: se risultavo positivo sarebbe stata la fine.

Fu un susseguirsi di forti emozioni. Quando feci il mio ingresso in trasmissione guardai per prima Loredana Bertè che, non microfonata, continuava a sibilare: “vai a casa, a casa, mo’ so cazzi tuoi”, proprio mentre stavo parlando con Amadeus; mi son girato e le ho risposto per le rime.
Aggressiva e imprevedibile Loredana.
Lei pensa di usare gli altri come zerbini. Dico una cosa e, ti prego, non chiedermi altro: quella donna ha dei problemi. D’altra parte sa che deve giocare a fare la “stronza” e capricciosa per stare alla ribalta. A me va bene, anche Patty Pravo è capricciosa, ma Loredana sa essere anche cattiva e prevaricatrice, ed è questo che non accetto; per fortuna io sono entrato e lei è stata eliminata. Pensava di restare fino alla fine e non è riuscita ad accettare l’eliminazione, si è incazzata con tutti. Comunque, il suo pianeta è diverso dal mio.

Quel pianto, lo ricordi, in un angolo del pullman?
Desideravo tanto il mio Richard, inoltre sentivo un clima terribile in cui gli altri mi stavano preparando delle sorprese niente affatto piacevoli. Avevo sentito tutte quelle dichiarazioni di guerra e mi sembrava di dover affrontare un mio Iraq con colleghi che avevano in mente solo una cosa: distruggermi. Poi il reality-show è davvero una terapia di gruppo; tu entri e ti tolgono tutto: cibo, cellulari, giornali; lasciandoti solamente le emozioni.
Il pubblico ti votava, eri sempre sui gradini alti della classifica.
Inizialmente pensavo fosse tutto truccato, invece i voti erano veri e tanti; evidentemente la gente apprezzava non solo le mie canzoni ma anche il personaggio. Nel partecipare una cosa mi premeva: volevo difendere Scialpi dagli attacchi di Loredana. Non posso parlare per conto terzi ma probabilmente Scialpi non ha avuto il coraggio di affrontare la Bertè che tentava in ogni modo di fargli dire cose personali che non desiderava dire.

Basta così, ti prego, mi sento responsabile solo sulle mie cose, sui miei outing e sono stato felice di presentare il mio ragazzo in uno show per famiglie; una pensata della regista che è una vera femminista e ha trattato la cosa delicatamente.
E’ piaciuto a tutti questo incontro tra te e Richard.
Sono andato a leggermi i giornali e ho sentito un po’ di persone; erano tutti entusiasti per non aver visto un culturista o un ballerino di lap dance ma, più semplicemente un ragazzo innamorato di un altro ragazzo, senza fronzoli e scheccate. Sono convinto che quella sera stavamo influenzando le famiglie e tutto quel popolino catodico sul nostro amore. Finché ci vedono in un Pride o una manifestazione politica pensano a una cosa di parte, ma quando in TV un cantante presenta il proprio ragazzo, l’accettazione è più completa.
Il gay fa tendenza in TV, ma l’incontro tra te e Richard è stato dirompente.
In TV c’è questo gioco di tendenza con Malgioglio e altri ma, c’è modo e modo di essere gay. Platinette è bravissima, ma è un cartone animato, un trasformista. La gente non può prenderla sul serio. Io ero lì: un gay che non spaventava, che non era sopra le righe. Venti anni fa era diverso, oggi necessitiamo di diritti civili, di matrimonio, di leggi e dobbiamo presentarci come siamo.
Com’è stato il rapporto con gli altri colleghi di “Music Farm”?

Molto bello, perché alcuni hanno capito, attraverso me, che convivere con un omosessuale è un fatto normale. Marco Armani e Franco avevano dei serissimi problemi, mi avevano buttato fuori dalla loro camera. Fogli e il suo compagno di stanza, il primo giorno, avevano detto delle cose orrende, da etero, non pensando a cosa dicevano. Alla fine hanno compreso che non è così complicato vivere con uno diverso da loro. Armani era colui che aveva più pregiudizi sui gay, poi mi ha detto: “ho imparato a fidarmi di te e dei tanti ragazzi come te”.
Conclusioni?
Noi ci conosciamo da decenni; una volta forse ero qualcosa che non aiutava la gente a capire, oggi credo di aver fatto vedere al popolino catodico che i gay sono come tutti gli altri e non mostri. Agli omosessuali ho cercato di far capire che va sanata la spaccatura tra due mondi: quella delle discoteche, delle dark room e il mondo etero in cui dobbiamo convivere.

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