IL BELLO DELLE DONNE, IL BRUTTO DEI GAY

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A partire dal serial televisivo su Canale 5, una riflessione sull'omofobia interiorizzata in una buona parte di noi gay.

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Giovedì 15 marzo è andato in onda il terzo episodio di un nuovo serial televisivo, intitolato Il bello delle donne. Sullo sfondo di un salone di parrucchiere per signore, s’intrecciano diverse storie di donne: c’è la bionda e la more, la giovane e la vecchia, la buona e la cattiva, e c’è, oramai immancabile nota di colore in ogni fiction degna di questo nome, il gay.

Dopo il commesso dell’omonima serie di RaiUno, ecco allora Luca (Massimo Bellinzoni, nella foto), il parrucchiere di Canale 5 (in attesa di una nuovo sceneggiato fiction, intitolato "Fioraie", dove potrebbe fare bella mostra di sé un gay specializzato nella composizione di elaborati centrotavola).

Luoghi comuni a parte, va riconosciuto alla fiction di Canale 5 il tentativo di presentare un personaggio tutto sommato positivo: Luca non è una macchietta, è una persona seria, che lavora, tutte le signore sono contente di lui e anzi arrivano a lamentarsi se non c’è lui a dare quel tocco finale. Tuttavia, c’è qualcosa nel personaggio di Luca che merita qualche riflessione, proprio a partire dall’episodio citato.

La storia presentata si snoda più o meno in questi termini: Luca, amico del cuore di Francesca, single con bambino, conosce per caso Adriano, uno studente di architettura. Sebbene Adriano si dimostri piuttosto disponibile nei suoi confronti, tuttavia Luca preferisce far entrare Adriano nella vita di Francesca, mettendosi da parte.

Luca soffre in silenzio (non sembra avere amici, né altre relazioni sociali al di fuori del negozio), mentre Francesca, ignara di tutto, comincia a innamorarsi di Adriano. Arrivati al dunque, Adriano si dichiara apertamente a Luca, che fugge nella notte dicendo cose del tipo: "non devi stare con me, devi stare con lei". In maniera piuttosto disinvolta, Adriano sembra accettare prontamente il consiglio di Luca, infilandosi nel letto di Francesca la notte stessa, salvo poi fuggire da tutta questa situazione non appena gli viene richiesto un minimo impegno rispetto alla questione.

Qualcuno potrebbe indignarsi per l’assurdità della trama e chiedersi perché mai Luca rifiuti un ragazzo che gli piace e che è chiaramente interessato a lui, per affibbiarlo all’amica. Il risultato era scontato dall’inizio: sofferenza assicurata per tutti. La chiave di lettura però è leggibile con molta chiarezza nell’affermazione di Luca sull’opportunità per Adriano di stare con Francesca piuttosto che con lui.

Cioè, in altre parole, il messaggio che passa è questo: l’amore etero è meglio di quello gay; perché mai dunque un uomo che può avere una relazione con una donna dovrebbe volerla con un altro uomo? La cosa inquietante è che il messaggio arriva direttamente dal personaggio gay, cioè quello che meno dovrebbe essere interessato a fare gerarchie di questo tipo.

Sarebbe piuttosto facile dire che gli sceneggiatori hanno voluto calcare la mano sul personaggio gay tormentato, oramai stantio in campo cinematografico e letterario, ma ancora piuttosto inedito in televisione. In realtà mi sembra invece che i creatori del serial abbiano toccato un nervo scoperto della coscienza gay: l’omofobia interiorizzata che, a diversi livelli, colpisce buona parte della popolazione gay (si veda a questo proposito il recente libro di Antonella Montano, Psicoterapia con clienti omosessuali), e che ancora condiziona fortemente il comportamento degli omosessuali e la loro percezione di se stessi e della propria sessualità.

Fiction di questo tipo sono certamente utili per la questione omosessuale: qualsiasi tentativo serio di rappresentazione della realtà innesca un processo di conoscenza e quindi di tolleranza e rispetto. Il rischio è che storie del genere facciano pensare al pubblico a casa: "poverino, è tanto buono e gentile, peccato che…". Tuttavia non si può pretendere di affidare alla televisione il compito di educare rispetto ai grandi temi sociali. Questo compito spetta semmai agli omosessuali in prima persona, ai tanti Luca della realtà di tutti i giorni, che devono imparare che sono persone e cittadini di serie A, con lo stesso diritto al rispetto, all’amore e alla felicità.

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di Antonio Zagari

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