METROSEXUALITY

di

Direttamente dall'Inghilterra, in esclusiva su Canal Jimmy (Tele+ Digitale), una vibrante serie tv che mostra un nuovo stadio dell'identità e dell’orientameno sessuali: la metrosessualità.

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


Dal 21 marzo alle 21.00 Canal Jimmy (Tele+ Digitale) porta in Italia una nuovissima e colorata serie tv, Metrosexuality. Scritta, diretta, musicata e interpretata da Rikki Beadle-Blair – autore della sceneggiatura del film Stonewall di Nigel Finch -, la serie è composta da sei episodi da 30′.

Metrosexuality è ambientato nel quartiere londinese di Nothing Hill dove Kwane (Noel Klarke), un ragazzo afroamericano di 17 anni, tenta continuamente di tenere insieme i pezzi del rapporto tra i due suoi padri, Max (Rikki Beadle-Blair) e Jordan (Karl Jollins): nel frattempo il primo è alla ricerca di un nuovo partner attraverso una rubrica per “cuori solitari” ed il secondo l’ha già trovato. Kwame è aiutato dai suoi migliori amici gay, Dean che vorrebbe mettersi proprio con Max, e Bambi le cui mire portano a Robin, amico di Max. Intanto Asha, l’ex fidanzata di Kwame, inizia con l’aiuto delle sue due amiche lesbiche ad esplorare la propria sessualità e a sperimentare nuovi piaceri.

Metrosexuality nel trattare temi come l’omosessualità, il problema dell’integrazione razziale e della società multietnica si rifiuta di farlo secondo i modelli “politically correct” che vogliono –come accade in quasi tutte le serie tv ed i film che ugualmente affrontano, o hanno come sfondo, queste problematiche- normalizzare la “diversità” per renderla accettabile ed integrarla nella società dei “normali”. Metrosexuality invece esalta ed esaspera per ciascuna di queste “diversità” il proprio valore, la propria irriducibile peculiarità.

In Metrosexuality il valore delle diversità sessuali, razziali, sociali e culturali viene rispettato, dimostrando allo stesso tempo che queste possono interagire alla pari e, contaminandosi, costituire insieme un unico tessuto sociale metropolitano, senza però dover rinunciare ciascuna alla propria identità. Metrosexuality riesce in questo perché non porta sullo schermo visioni standardizzate di personaggi gay ed etero, dell’uomo bianco e di quello di colore, del buono e del cattivo. Le qualità, i difetti, i vizi, i gusti e le “piccole perversioni” sono distribuiti senza schematismi tra tutti i personaggi.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...