Più forte del diavolo: Wanna Marchi compie 75 anni

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Fortuna, cadute e risalite della più famosa televenditrice italiana.

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Wanna Marchi oggi compie 75 anni.

La pazza, la strega, la regina delle tv locali. Wanna e la figlia, in diretta per anni al mattino alle 8. Dall’Emilia con furore, sono venute a Milano a prendersi tutto. Io non ho paura di niente, se incontro il diavolo cambia strada lui perché certo io non la cambio. Signori sono Wanna Marchi, sono Wanna Marchi, sono Wanna Marchi! Nata povera, poverissima, da contadina diventa estetista e da lì la scalata. Due figli da mantenere, il marito balordo, inizia a spacciare prodotti onirici, surreali, veri incantesimi della cosmesi: lo sciogli-pancia, le alghe, i fanghi, i prodotti drenanti. Wanna ti sgonfia, ti secca: se ti affidi a lei Wanna ti farà cambiare vita, ti svuoterà da tutto il male che t’ha fatto tuo marito, dai pianti, dalle giornate lunghissime in casa da sola che non passano mai. Wanna ti dà la sua forza: non lo vedi che è un furia primitiva, non vedi che è un animale ipnotico che fa fare alla gente quello che vuole? Fidati di lei, vai sul sicuro.

Le urla, gli insulti, ciccioni, grassoni di merda. Mille tagli di capelli e colori diversi: bionde, rosse, gialle, nere. Non le puoi prendere, Wanna e Stefania entrano e escono dai loro abiti pacchiani, colorati, Versace, Gucci, Dolce e Gabbana. Ciondoloni, collanone: tutto enorme, eclatante, a queste due urlano pure i vestiti. Selvatiche, senza limiti, tutto quello che si può dire loro lo dicono. Le puzze, le panze, la cellulite, i bambini madonna che brutti, sono dei mostri, gli uomini sono tutti impotenti, le donne tutte puttane: Wanna e Stefania lanciano strali dal loro studio munito di telecamera, non si fermano davanti a niente. Hanno la forza delle bestie che si devono mettere in salvo, a cui nessuno ha regalato mai niente. Vanno a Madrid, conquistano pure la Spagna o almeno così ci fanno credere. Registrano le trasmissioni dai locali dove si balla il flamenco. La vita va vissuta, piena, calda, bollente, anche se ti porta a San Vittore e ti prendi dieci anni. Anche se ci rimetti la salute e finisci in carrozzina.

Prima da sole, mamma e figlia, poi si uniscono al maestro di vita Mario Pacheco Do Nascimento, diva brasileira, ex maggiordomo e marchetta, palestrata gonfia e cattiva che ti legge i tarocchi, ti manda i numeri al lotto. Il maestro l’ha sognata, avrà una disgrazia. Signora deve comprare il sale, deve fare di nuovo il rito. 500 euro, 1000 la prossima volta: signora un piccolo sforzo. Vuole per caso che le muoia il figlio? Vuole che le ritorni il tumore? Wanna e Stefania ti fanno fare le carte, ti mandano via posta la busta coi numeri che devi giocare. Quaterna secca assicurata, un euro e vinci 80 milioni. Non vince nessuno: hanno tutti il malocchio. Inizia il merchandising esoterico: amuleti, candele, i rametti presi dalle piante davanti all’Ascié, la loro azienda. Imbustano tutto e te lo mandano coi loro corrieri.

Wanna e Stefania vendono, vendono, ma cosa vendono? È tutto finto, s’inventano tutto. Wanna e Stefania ti fanno pagare per l’allucinazione a cui danno vita ogni santo giorno che Iddio manda in terra. Trasfigurano l’esistenza rinsecchita delle casalinghe e delle pensionate, le rincoglioniscono con una vera epica del riscatto, della liberazione. Dalla tv Wanna ti guarda dritta negli occhi e ti dice: ora ti fermi e mi ascolti. Diversamente non si può fare.

Amate per decenni, da intere generazioni ma di nascosto: poi tutti le vogliono vedere marcire in galera. Basta, in televisione non vi vogliamo più. L’ergastolo vi dovevano dare, streghe, la pena di morte! Eppure di nascosto ancora tutti le cercano. Il loro bar vicino alla stazione centrale diventa meta di pellegrinaggi e paparazzate amatoriali, Maurizio Costanzo dedica a Wanna un’intera puntata, le vogliono mandare pure sull’Isola dei Famosi prima che in rete monti l’onda ipocrita dei forcaioli che convince Mediaset a strappare il contratto.

Damnatio memoriae, vecchie megere, siate maledette! Ma dai, ora che nessuno ci vede, giochiamo ancora un po’ a fare i cattivi?

(Jonathan Bazzi)

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