QueerCineCult: l’impeccabile melò Lontano dal Paradiso stasera su La7d

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Una memorabile Julianne Moore è la madre che scopre l’omosessualità del marito fedifrago.

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È un momento di platino per Julianne Moore, la rossa hollywoodiana più brava e più gayfriendly (il suo cognome da sposata è tra l’altro ‘Freundlich’, che vuol dire ‘amichevole’), doppia nomination ai Golden Globes per la nevrotica Havana in “Maps to the Stars” di Cronenberg che già le ha fruttato il premio d’interpretazione a Cannes e per “Still Alice” in cui è una dolente malata precoce di Alzheimer, garanzia quasi certa di nomination agli Oscar. E sarebbe la quinta. La ritroveremo nuovamente lesbica dopo “I ragazzi stanno bene”, nel film saffico più atteso del 2015, “Freeheld” di Peter Sollett, in cui sarà Laurel, una poliziotta impegnata nel far riconoscere i diritti di reversibilità della compagna malata terminale di cancro, Stacie (Ellen Page). Un’ottima occasione per (ri)vedere Julianne Moore in una delle sue migliori interpretazioni è l’impeccabile melò di Todd Haynes “Lontano dal Paradiso”, in programma questa sera su La7d alle 21.10.

Sta invecchiando bene, questo melodramma del 2002 modellato su grandi classici del genere anni ’50 di John Stahl (“Al di là delle tenebre”, “Femmina folle”) e Douglas Sirk (“Lo specchio della vita”, “Secondo amore”). L’accurata confezione ricorda infatti quel genere di film sentimentali che faceva accorrere nei cinema frotte di palpitanti signore armate di fazzolettini: una calda fotografia di Ed Lachman dai colori pastellati che riproduce il suggestivo technicolor dell’epoca attraverso l’uso di particolari filtri in uso allora, costumi filologicamente corretti del premio Oscar Sandy Powell, musiche classicheggianti dello stimato Elmer Bernstein (fu la sua ultima colonna sonora).

TRAMA

Siamo nell’autunno del 1957 ad Hartford, cittadina del Connecticut. La nostra adorata Julianne incarna senza sbavature la memorabile Cathy Whitaker, mogliettina irreprensibile di una famiglia altoborghese all’apparenza perfetta: l’amato marito, Frank (Dennis Quaid, ultimamente un po’ eclissato), un alto dirigente di un’azienda di televisori, due figli amorevoli, cameriera di colore e una elegante villetta con giardino. Ma quando Cathy scopre che il consorte è gay e ha un amante le crolla il mondo addosso: tanto più che trova conforto nell’amicizia con un giardiniere di colore, Raymond (Dennis Haysbert), scatenando il disprezzo dell’intera comunità. Todd Haynes è bravissimo nel rappresentare con sofisticata raffinatezza il razzismo più o meno sotterraneo della provincia americana, l’emarginazione discriminante nei confronti della gente di colore e degli omosessuali, allora quasi tutti non dichiarati (era considerata una malattia ed era imbarazzante solo parlarne), argomento che non si poteva affrontare neanche al cinema visto il puritanesimo bigotto della Hollywood di quel tempo.

E lo fa evitando facili ammiccamenti con lo spettatore – il personaggio del represso e torturato Frank non è affatto simpatico e sa anche essere violento – convogliando l’empatia di chi guarda nello splendido personaggio di Cathy, sempre più isolata nella propria disperazione progressiva, suggerita da un espressivo sguardo perso o un semplice gesto svogliato.

CURIOSITÁ

Durante la realizzazione del film Julianne Moore era incinta della secondogenita Liv e il reparto costumi si prodigò nel realizzare abiti che nascondessero a dovere la gravidanza. Inoltre, inizialmente, la Moore doveva conservare i suoi caratteristici capelli rossi mentre fu lei stessa a consigliare una tinta bionda, proposta solo in seguito accettata dal regista.

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