TV: lesbo fiction con Lino Banfi la più vista di lunedì

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Dopo i tentativi di crociate censorie da parte di alcuni siti ed esponenti cattolici il film tv “Il padre delle spose” è stato il programma più visto di...

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ROMA – Oltre sette milioni di spettatori hanno seguito ieri sera su Rai Uno il film tv a tematica lesbo-familiare Il padre delle spose, che è stato il programma più seguito della prima serata. Un risultato molto buono, considerando anche la contro offerta delle altre reti, anche un po’ al di sopra dell’audience che nel gennaio 2005 seguì “Mio figlio” con Lando Buzzanca.
Alla vigilia della messa in onda si erano mobilitati siti dell’area cattolica più fondamentalista, a cominciare dal portale FattiSentire.net che aveva lanciato un’aggressiva campagna di protesta che aveva per scopo «la rimozione» del film tv, definito «una delle più squallide forme di propaganda a favore dei “matrimoni” omosessuali». In un trionfo di bigottismo omofobo degno dell’oscurantismo talebano a FattiSentire continuavano dicendo che «Oltre a non far vedere questo film a chi potrebbe averne idee confuse, occorrerà prenderci le nostre responsabilità anche verso tutti gli altri che lo vedranno in prima serata, soprattutto bambini o giovani attratti dalla figura di “NONNO” Lino Banfi.» Contro la messa in onda del film si erano pronunciati anche il cardinale Ersilio Tonini, sempre in prima fila quando c’è la necessità di tragicizzare il più possibile la vita e le relazioni degli omosessuali, che aveva detto che «prima di trasmettere certe fiction bisognerebbe pensarci due volte», in quanto «l’omosessualità e il matrimonio tra due donne è un dramma grave per una famiglia, è una cosa riprovevole e, a mio parere, costituisce un problema.» Per il porporato di Ravenna si tratta «di un’opera diseducativa forte, specialmente per i giovani che vengono su seguendo ciò che gli propone la società. E comunque l’opinione pubblica condanna decisamente queste situazioni. Non è affatto un’operazione salubre.» A nostro avviso invece proprio per i giovani e le loro famiglie questi racconti possono aiutare ad aprire un dialogo tra figli e genitori si questi aspetti della vita, visti un tempo come cose torbide che non andavano ne vissute ne discusse e che invece sono ormai sempre più tranquillamente presenti nel tessuto sociale anche di centri medio-piccoli.
Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction, replica dicendo che «La Rai è una grande azienda laica…
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Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction, replica dicendo che «La Rai è una grande azienda laica, non può avere paura di raccontare la verità e di provare a rispondere alle domande che il Paese si pone. Dei Pacs, dell’unione tra omosessuali, si discute nelle famiglie, non ci si può girare dall’altra parte». In favore della regolare messa in onda del film è intervenuta Barbara Pollastrini, Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, mentre la senatrice della Margherita/DL Paola Binetti ha invece ritenuto «altamente inopportuna una trasmissione che tocca un problema su cui ancora non si è discusso adeguatamente ma che tutti sappiamo essere un tema incandescente nell’opinione pubblica, e che comunque non fa parte del programma di governo.» Se dell’argomento non si è ancora discusso in modo adeguato allora è ora di cominciare a farlo, e ogni contributo al dibattito deve necessariamente essere benvenuto. Quanto al risvolto politico bisogna tenere in mente che il progetto è stato proposto e approvato ben prima che il programma di questo governo fosse neanche scritto (Lino Banfi già ne parlava nel febbraio 2005). La senatrice dell’Opus Dei ha inoltre dichiarato che trasmettere questo film era «una decisione inopportuna anche perché il tema è affidato ad un personaggio gradevole e simpatico, che può effettivamente essere considerato nonno degli italiani e con cui molti padri e nonni potranno facilmente identificarsi.» Cosa vuol dire? Che quando si parla di storie che coinvolgono personaggi gay o lesbiche nel cast devono invece esserci attori sgradevoli, antipatici e coi quali sia preferibile non identificarsi?
Gli argomenti della senatrice Binetti lasciano perplessi non solo noi, ma anche il suo collega di partito, il deputato Roberto Giachetti, che è anche il coordinatore romano della Margherita e che sul suo blog scrive: «Alla senatrice Binetti non bastava farsi portavoce di una presunta corrente maggioritaria all’interno della Margherita, ma nel caso specifico si incarna in alfiere dello sdegno di milioni di italiani il cui comune sentire si scontrerebbe con i temi affrontati in una fiction televisiva. Cio’ che colpisce è la sottolineatura sul fatto che l’argomento non fa parte del programma di governo, come se la cultura televisiva dovesse modellarsi sui dettami di un programma politico. E nemmeno il buon Lino Banfi sfugge all’anatema della senatrice, reo di aver prestato la sua immagine rassicurante e bonaria in una fiction incentrata su un tema sul quale l’opinione pubblica, evidentemente, non è in grado di dare un giudizio se prima non se ne discute abbastanza.» (Roberto Taddeucci)

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