TV: per Banfi le polpette del giornale del Vaticano

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Una sceneggiata, una polpetta prevedibile e ovvia. All’Osservatore Romano il grande successo della fiction tv pro-gay con Lino Banfi proprio non l’hanno gradito...

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ROMA – Non arriva certo come una sorpresa la stroncatura dell’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, al film Tv “Il padre delle spose” trasmesso lunedì sera in prima serata su Rai Uno. Gli appelli sul web dei siti cattolici e le dichiarazioni di alcuni rappresentanti del clero non hanno impedito la messa in onda della fiction, che si è rivelata un grande successo di pubblico. Da Franco Patruno, il critico del quotidiano del Vaticano, è arrivata una prevedibile stroncatura senza appello, che lascia un po’ da parte il proverbiale bon-ton della testata, attaccando su tutta la linea: “Una polpetta tra sceneggiata di terzo livello e trionfo finale che si presume popolare”, “Pochezza, prevedibilità e ovvietà della storia”. Di stampo smaccatamente ideologico altre lamentele, come quella che vuole che “l’evidente esaltazione finale della situazione matrimoniale tra le due donne, diventa non una semplice esposizione della verità (come aveva sostenuto il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà) ma una magnificazione della situazione di fatto”. Probabilmente al critico del quotidiano del Vaticano non è piaciuto l’approccio volutamente popolare, solare e positivo adottato dai realizzatori. La critica si muove anche sul piano personale, tirando in ballo “la sensibilità di Banfi, il quale, in diverse occasioni, ha testimoniato il suo cristianesimo e la particolare devozione a Padre Pio.” Lino Banfi dal canto suo, comprensibilmente, non ha affatto gradito tutti questi attacchi e risponde (sul Corriere della Sera): “non tradisco i miei ideali. Penso solo sia giusto consentire a due persone di vivere sotto lo stesso tetto, con dei diritti.”
Il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte’, a proposito della messa in onda del film parla di “totalitarismo anti familiare pagato dai contribuenti italiani” e si lamenta che “lo spazio riservato alle devianze, ai tradimenti familiari e alle tendenze omosessuali rappresentano la totalità del palinsesto televisivo: compresi i programmi di intrattenimento e i talk show.” Giovanni Minerba, direttore del Torino GLBTQ Film Festival, invece ha gradito un film che “ha dato un messaggio che dovrebbe essere preso ad esempio da molti politici italiani: cosa vuol dire l’assenza in Italia di leggi adeguate, contro le discriminazioni e per la necessità di diritti per tutti. Con chiarezza, estrema sensibilità e ironia ha raccontato cosa vuol dire il pregiudizio e quindi liberarsene. Il tutto “condito” dalla “presenza attiva” della bellezza e dell’umanità della terra di Puglia governata da Nichi Vendola. Ancora grazie a Lino Banfi e alla Rai.” Vladimir Luxuria, deputata Prc-Se dice che la fiction “andata in onda sulla Rai rappresenta un esempio magistrale di servizio pubblico utile alla comprensione di tematiche difficili da affrontare quali quella delle unioni civili e del diritto di poter essere lesbiche e madri.” Per Luxuria la vicenda “che ha visto protagonista Lino Banfi lancia un sasso nello stagno dell’ignoranza. Sono contenta che il mio abbonamento Rai, in parte, abbia contribuito a realizzare un prodotto artisticamente valido e socialmente utile.” Criticissimo col quotidiano del Vaticano Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay: ”L’Osservatore Romano non si accorge, o forse sì, di fomentare pregiudizio e ostilità contro lesbiche e gay. Altro che carità pastorale: siamo alla richiesta di confinare nel campo dell’anormalità milioni di uomini e donne. Piuttosto che inveire contro un’immagine reale e serena dell’amore omosessuale, perché le gerarchie cattoliche non si preoccupano di quelle donne lesbiche oggetto di violenza, come Doriana e Marcella, una giovane coppia della provincia di Brescia, simile a quella del film di Banfi, bersaglio da settimane di volgari e violente intimidazioni. Non ha niente da dire su questo l’Osservatore Romano?» (Roberto Taddeucci)

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