Perché è giusto che Wanna Marchi torni in televisione

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Wanna Marchi e Stefania Nobile sono due donne libere sul libero mercato.

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Con l’annuncio ufficiale della partecipazione di Wanna Marchi e Stefania Nobile alla prossima, imminente edizione dell’Isola dei Famosi sono scattate, prevedibili come gli auguri che non fanno ridere nessuno alla Befana, le polemiche dei moralizzatori da tastiera. Al coro degli indignati e degli offesi ha preso parte ieri sera anche Domenico Naso, che scrive di tv e spettacolo per l’edizione online del Fatto. Naso su Facebook ha definito gravissimo il ritorno in tv delle due: È una scelta vergognosa, che mette sotto i piedi il briciolo di etica che la televisione nazionalpopolare ancora conservava. Wanna Marchi e Stefania Nobile vivano la loro esistenza come meglio credono, ma lontano da programmi di intrattenimento che, di fatto, rischiano di diventare una riabilitazione “televisiva” che nulla ha a che fare con quella sociale della pena carceraria”.

Naso ha provato anche a lanciare addirittura una “campagna seria e dura” contro la presenza delle due nel cast del programma condotto da Alessia Marcuzzi, facendo appello al noto blogger Davide Maggio e alla stessa Mediaset: “Invito Canale5 a un sussulto di rigore morale, perché non si può sacrificare tutto sull’altare dello show e dell’audience“. Praticamente in contemporanea, sempre su Facebook, è arrivato in soccorso delle due (ex) televenditrici il guru del gossip Alberto Dandolo, che, tra le altre cose, giustamente ha chiesto: “Dove erano gli indignati colleghi quando i POTERI VERI, ossia la FASCINO di Maria De Filippi e VERISSIMO della ” Pier Silvia” Toffanin pagavano (legittimamente, non essendo il loro denaro pubblico) il detenuto Furbizio Corona 40 mila euro a botta per averlo nei loro programmi?”.

Chiariamo subito che Wanna e figlia mi stanno particolarmente simpatiche, ma anche volendo portare il giudizio morale lì dove non ha senso portarlo, ovvero in televisione e per di più nei reality show, mi sembra che gli estremi per questa goffa polifonia populista proprio non ci siano. Nella tarantella social di polemiche e afflati forcaioli la maggior parte dei critici in ballo, tra un rigurgito di paternalismo e uno slancio di giustizialismo da sofà, la butta sul nostro disperato bisogno di messaggi edificanti.

La tv non può dare questo messaggio, si dice. Ma, a parte il fatto che ovviamente la televisione ha le sue regole e se dovessimo metterci a valutare la tv, soprattutto post-berlusconiana, da questo punto di vista l’apparecchio televisivo dovrebbe essere vietato o almeno non venir accesso proprio mai, dove sarebbe il messaggio sbagliato nella partecipazione di Wanna e figlia all’Isola? A me sembra che il messaggio sia piuttosto ragionevole e civile: fai una cazzata, una serie di cazzate, bene, ti arrestano, fai la galera, cinque anni, dieci anni, quello che è. Poi esci e la vita continua. Ci può essere la televisione, la politica, i viaggi intergalattici, niente è escluso. Torni a essere un libero cittadino e godi dei benefici del libero mercato. Nel caso di Wanna Marchi e Stefania Nobile, essendo due donne di spettacolo, questo significa ricevere proposte televisive e, quando queste proposte si concretizzano, soldi per fare televisione. Fine.

Peraltro la vera ragione della loro partecipazione all’Isola è che le due sono delle fuoriclasse nel catalizzare l’attenzione ovvero nel fare ascolti (l’intervista a Wanna Marchi da Maurizio Costanzo pare sia quella andata meglio). Quando ci sono loro e si accendono le telecamere succede qualcosa. Mamma e figlia hanno talento e il loro talento selvaggio, rabbioso (e scaltro) è il motivo per cui riuscivano a vendere i rametti secchi, l’acqua e sale e le suggestioni voodoo del maestro di vita do Nascimento a quei prezzi. Il loro talento è infine il motivo della loro presenza all’Isola dei Famosi. Il loro luogo naturale è la televisione e non certo il bar nei pressi della Stazione Centrale di Milano dove son rimaste confinate in tutti questi anni.

È giusto che Wanna Marchi e la figlia tornino in tv, a maggior ragione avendo una pena scontata alle spalle. Poi mica faranno televendite (come ha detto qualcuno al massimo faranno un po’ di fame). E se pure grazie alla presunta “riabilitazione” dell’Isola (che non credo tra l’altro avverrà) dovessero rimettersi a fare televendite (difficile pure questo, siamo in un periodo storico e televisivo diverso) e tornassero a delinquere, la giustizia tornerà ad occuparsi di loro. Ma in un Paese vagamente civile – come si presume che il nostro almeno finga di essere – una sentenza arriva, infligge una pena ma, una volta che il conto è pagato, tutte le porte, e non solo quelle del carcere, è giusto e anzi sacrosanto che si riaprano.

Inoltre, va detto che il moralismo così pronto e performante contro di loro è in buona parte frutto del racconto che vicenda è stato fatto dai media. Sulle due è stata costruita una narrazione ad hoc, una vera epica della malvagità. Il racconto delle vicissitudini giudiziarie di Wanna Marchi è scaturito dall’iniziativa di Striscia la Notizia, quindi da Canale 5, proprio la rete che ora – istrionismo della sorte – si accinge a riportarle sul piccolo schermo. Un racconto che ha appassionato milioni di italiani e che ha portato ascolti (e quindi incassi) a un gran numero di testate e redazioni. Stampate e catodiche. Nessuno qua vuole sostenere che il caso sia stato gonfiato: dei dati di realtà ci saranno stati, evidentemente, ma chi sa valutare il rapporto tra quei dati e il racconto che è stato messo in piedi? Io no. Tu che mi leggi facilmente neanche. Quello che va rilevato è che i capri espiatori piacciono sempre un sacco. Le condanne galvanizzano l’utente dei social, meglio se ricorrenti ovvero eterne.

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