‘A TORRE DEL LAGO SARÒ… PINK’

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La sua voce in falsetto lo ha reso unico nel panorama musicale europeo, amatissimo dai gay. Abbiamo intervistato Jimmy Somerville in vista del suo arrivo al Friendly Versilia/Mardì...

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LONDRA – Negli anni del boom della novità dei videoclip musicali quello di “Smalltown boy” dei Bronski Beat rimane nella memoria chiaro e inconfondibile. Un piccolo film che racconta una storia di emarginazione e violenza in una cittadina di provincia della Gran Bretagna. La canzone fu un hit internazionale, contraddistinta dalla caratteristica voce di Jimmy Somerville, da allora approdato ad una carriera solista che continua ancora due decadi dopo. Questa settimana ad esempio Jimmy, prima di salire sabato 31 luglio sul palco del Friendly Versilia Mardi Gras, si esibisce anche agli EuroGames gay, in svolgimento a Monaco di Baviera. Così come in molte delle sue canzoni anche di persona parla apertamente delle difficoltà dell’essere gay in questo mondo. Lo fa con voce bassa, sorprendentemente diversa da quella che si ascolta nelle incisioni, con un forte e simpatico accento scozzese. La sua è una storia personale fatta anche di momenti duri, il cui segno è avvertibile ancora oggi.

«La cosa più folle nella vita di molti gay è la mancanza di riferimenti, di modelli comportamentali. È difficile. Passiamo gran parte della nostra vita cercando di relazionarci con una società che fondamentalmente non è che abbia molta voglia di avere a che fare con noi. Per cui è una specie di lotta continua, cercando di essere quello che siamo. Tutto questo ti può fottere il cervello. La vita per i gay e le lesbiche può essere un lungo ininterrotto trauma, devi combattere sempre».
Rispetto ai tuoi inizi nei primi anni ’80 è adesso meno difficile di essere apertamente “out” rispetto a 20 anni fa?

È facile essere dichiarati. Il punto chiave di essere “out” è che sei tu che devi prendere la decisione. La scelta è semplice, ma la decisione è totalmente nelle tue mani. Questo è stato e sempre sarà il problema, a prescindere se parliamo di venti anni fa, di oggi o di venti anni da ora. Se come cantante decidi di non dichiararti è solo perché vuoi vendere più dischi, semplice. Del resto ti devi chiedere quanti dischi vuoi vendere e stabilire se contano di più le vendite oppure la tua integrità di uomo. Se decidi di compiere il passo non è perché vuoi renderti le cose più facili, se lo fai è perché non vuoi più vivere una bugia.
Nel frattempo le cose dal punto di vista sociale e dei diritti civili si vanno modificando. Con l’eccezione di Italia e Grecia tutti i paesi dell’Unione Europea dei 15 hanno oramai legislazioni che riconoscono le unioni tra coppie gay e lesbiche, cosa impensabile sino a pochi anni fa.

Queste nuove leggi sulle unioni civili e sulle coppie di fatto sono fantastiche ed è certamente un bene quando un governo le adotta. Certo che sono solo leggi, presto o tardi può anche esserci un governo che di punto in bianco dice: “Spiacenti, questo non lo potete più avere” e toglierlo. La maggioranza della popolazione non credo che si opporrebbe più di tanto. Mi rimangono sempre in qualche angolo della mente dei dubbi, chiamiamolo l’angolo del dubbio… ma al tempo stesso sono anche molto ottimista ed il mio pensiero rimane positivo su queste cose. Nel Regno Unito abbiamo un governo che vuole introdurre partnership registrate e pari diritti. Se due uomini vivono insieme e comprano una casa insieme dove vivono per trent’anni quando succede qualcosa e magari uno dei due muore l’altro può vedersi garantito il diritto di poter vivere in quella casa, non il fratello o la sorella del defunto.
Parliamo del tuo lavoro. Com’è cambiato il mondo della musica in questo tempo? Che ne pensi del fenomeno delle Boys o Girls band completamente costruite a tavolino dalle case discografiche in cerca di un prodotto da piazzare sul mercato?
Pensandoci bene non è poi un fenomeno tanto nuovo. The Supremes erano una girls band, furono create da Holland e Dozier, dalla Motown.

Non hanno mai scritto un brano in vita loro, non hanno mai preso decisioni su cosa fare o non fare. La casa discografica diceva loro quali abiti indossare, come acconciarsi i capelli, in quali spettacoli televisivi apparire e a quali riviste concedere interviste. Quindi niente di nuovo, anche The Temptations erano la stessa cosa. I tempi sono cambiati, ma la storia è sempre la stessa.
Ti sei esibito in tantissime parti del mondo, dall’Europa all’Oceania. Ci sono similitudini, o differenze, che hai notato nella gente che viene ai tuoi spettacoli? Riconosci caratteristiche particolari che identificano tipi di pubblico diversi?
Si può dire che noi gay in un certo senso siamo i MacDonald’s originali! È una delle grandi cose collegate all’omosessualità e alla cultura gay. Dovunque tu vada nel mondo, la comunità gay è simile. Trovo che sia bellissimo, mi rende molto felice. Quando sono sul palco e mi esibisco capisco che siamo tutti connessi da qualcosa di universale che ci accomuna e che abbiamo dentro. Forse è la nostra sessualità ma forse è anche il fatto che parliamo lingue diverse ma in qualunque paese dobbiamo confrontarci con un certo grado di discriminazione, di intolleranza. Capiamo anche che la qualità della nostra vita dipende dalle leggi e regole dei paesi nei quali viviamo. Ci sono ancora molte parti del mondo dove cercano di farti smettere di essere quello che sei, in alcune nazioni possono anche metterti in prigione o persino ucciderti. Fanno tutto quello che è in loro potere per cercare di non farti essere te stesso. Questo è un sentire universale nella vita degli omosessuali di tutto il mondo. Me ne rendo conto in modo chiaro durante i miei spostamenti, è davvero come far parte di una famiglia globale. Sono molto toccato da questo, lo sento nel profondo.
Spettacoli a parte a cosa stai lavorando in questo periodo?
Ho un contratto con una piccola casa discografica indipendente tedesca che si chiama Jinx Records e per la quale stiamo realizzando un album che è quasi completato. Vi hanno collaborato vari autori, DJ e produttori europei, tra cui anche un italiano, Mauro Picotto.
Puoi anticiparci qualcosa di cosa vedrà il pubblico che verrà a vederti al Mardì Gras di Torre del Lago?

Non posso pensare a quello che accadrà… Mi hai presente? Sono scozzese, ho i capelli rossi, non posso sopportare il caldo e il sole. Sarò quindi sul palco con Gillian e Matthew (i suoi coristi, ndr.) che sono di colore e tutto il pubblico avrà una bellissima abbronzatura. E poi ci sarò io, questa cosa rosa nel bel mezzo di questo mare di abbronzature… ecco quello che accadrà sabato. Credo che sarò un’apparizione davvero unica, l’unico senza abbronzatura. Irradierò di rosa pallido tutto intorno…!
L’appuntamento dunque con Jimmy “Il rosa” Somerville è per sabato 31 luglio, serata conclusiva del Mardì Gras 2004.
L’intervista è stata realizzata grazie alla collaborazione dell’agenzia musicale 23music.

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