A TUTTO BAR

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Una guida ai bar gay della Capitale, dallo "Shelter" al "Garbo"

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Una volta a Roma per i gay e le lesbiche sembrava che non ci fosse via d’uscita, o andare in oscuri bar dove il bancone delle consumazioni non era altro che l’anticamera della dark room, o passare qualche ora tra i fumi delle discoteche, escludendo qualsiasi possibilità di parlare. La via di mezzo è sempre stata la classica pizzeria o il ristorante cinese, magari come preludio a un’immersione di sesso. Un rito che sta cambiando, visto che grazie ad alcune scelte coraggiose si può rimanere nel solco gaio già dalle prime ore della sera. Un must, dopo anni di ostinata resistenza ma anche di affermazione, è rappresentato dallo “Shelter”, piccolo bar-bistrot tappezzato di specchi, nel cuore della Trastevere più “caratteristica”, quella che piace agli americani, stile Rugantino, ma anche molto vicina a Monte Caprino, il tempio degli incontri all’aperto. Allo “Shelter” vanno molto i giovani gay con le loro amiche lesbiche o etero, la luce è abbastanza alta per potersi guardare in faccia senza problemi, c’è anche un tono di impegno politico tra i frequentatori, che non guasta. Qui sembra davvero di essere al Marais, anzi meglio. Poco più in là, ma sembra quasi di essere su un altro pianeta, nella Trastevere più casinara, c’è il “Garbo”, definito da molte guide “raccolto”, ma siamo al limite del tinello. Superata la prima crisi di claustrofobia, si riesce ad essere molto rilassati. Ideale per parlare, ma solo in due. Ma il vero fenomeno dei locali pre-discoteca è il recente “Edoardo II”, vicino a Piazza Venezia, praticamente davanti Monte Caprino, tanto per intenderci. Raro vedere in un solo colpo d’occhio tanti giovani gay carini o quasi, comunque mai ossessionati dallo sfoggio della firma. Niente spettacoli drag, niente cubisti, solo uno struscio simpatico, difficile parlare per la musica alta, ma qui, si capisce già dalle volute finto affumicate stile Londra dickensiana, siamo già in una zona della sera più calda, quando è giunta quasi l’ora di ballare o di darsi ad inciuci più decisi, ma ci si vuole crogiolare in un clima ancora familiare, da “gay street”, da bandierina arcobaleno, senza la presenza, sempre più diffusa, di etero nelle feste di tendenza, motivo di discussioni da pro e contro, anche se pochi ammettono che ritrovarsi tra gay e lesbiche in qualche posto tranquillo, è

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