BOLOGNA: ECCO MISS ALTERNATIVE

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Pezzi di sante, ovvero le reliquie. Questo uno dei temi della manifestazione al Made in Bo, organizzata dalla

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Serata all’insegna della comicità, della solidarietà, della “moda alternative”. Giunta ormai alla settima edizione The Italian Miss Alternative (IMA) è diventato un appuntamento fisso per Bologna, per il Made in Bo, per il Cassero con la sua Maison du Casserau. Ma cosa è IMA? Lo chiediamo a Stefano Casagrande, non solo presentatore di tutte le edizioni, con l’attrice Clelia Sedda, ma vero e proprio deus ex machina della manifestazione, romano di nascita ma ormai bolognese di adozione.

“The Italian miss Alternative nasce innanzitutto come spettacolo per raccogliere fondi per le associazioni per la lotta all’AIDS. Negli anni si é sviluppata, mantenendo sempre la caratteristica di serata per raccogliere fondi. La tradizione a cui ci rifacciamo é quella dei portoricani di New York. E come nella tradizione delle drag queen americane, c’è dietro una motivazione politica, non è quindi puramente show. Questa è la motivazione che ha attirato comunque molte persone a partecipare, a dare contributi gratuiti. Il lavoro di tutti noi è svolto gratuitamente, gratuita è anche l’ospitalità che ci viene offerta dagli organizzatori del Made in Bo, sia i collaboratori tecnici. Ima come spettacolo, di per se, è una sfilata di moda, ma anche uno spettacolo politico. Negli anni è cambiato il modo di fare spettacolo politico. Il teatro politico si è adattato a questi cambiamenti sociali in cui conta l’immagine. E noi facciamo un lavoro sull’immagine, distruttivo. Nel senso del maschile e del femminile ne facciamo simboli da distruggere e viene distrutto esasperandolo un lato e l’altro sfilando sul palcoscenico, tirando fuori il mostro che c’ è dentro ognuno. Essere alternative significa allora per una volta ridere del proprio mostro, metterlo in mostra.“

Quali sono le regole della serata. "Ima" non è una sfilata di travestiti, né di drag, ma di….

“Alternative. La sola regola da rispettare è ‘Tacchi alti quanto le mutande”, il che significa che bisogna mettersi le mutande. Per il resto non è una sfilata drag, né en travesti, ma alternative. Si usano materiali altri, si fa il delirio di se stessi, non si imita nessuno”.

E il tema di quest’anno?

“Il tema delle partecipanti al concorso è libero. Mentre per le top il tema è vincolato. Lo scorso anno era l’arte, stasera sarà i pezzi di santa, cioè le reliquie”.

Come ogni vero concorso di miss, anche questo "concorso per giovanotti", come recita la locandina ufficiale del concorso, ha una sua giuria. Ne fanno parte tra gli altri: il presidente della LILA Bologna e ilòresidente del Cassero, Sergio Lo Giudice di Arcigay nazionale, Franco Grillini presidente onorario Arciugay e direttore di "Noi", giornalisti del Resto del Carlino e di Repubblica, stilisti e fotografi. Ospiti della serata il bravissimo soprano Manuel Mensà, l"unico di sesso maschile in Italia, e solo uno dei tre in Europa, che propone delle arie tratta dalla Traviata, Turandot e Andrea Chenier. Alessandro Fullin, attore, cabarettista, fantasista, lo stesso contestato lo scorso anno dai fascisti durante Friendly Versilia, ci offre una comicissima gag su Dio nei giorni della creazione.

Le miss sfilano tra gli applausi, nei loro costumi di materiale riciclato, nei loro nomi ironici. Ne ricordiamo solo alcuni, non ce ne vogliano le altre: miss Mercalla Richter, miss Othelma e Louise, miss Molluska, miss Vanilla Ceres. Gli abiti spaziano da materiali come paraurti delle autovetture, alle tendine dei vetri, dalle tende da doccia a tubi per irrigazione. La fantasia e il riciclaggio arrivano a livelli inaspettati. Poi arrivano i "Pezzi di sante": Regina Coeli, in abito carcerario, Saint Moritz, provetto sciatore, San Marzano, unica donna a sfilare con un vestito che ricorda la passata di pomodoro nostrano, e Saint Laurent, vero sfoggio di chic.

Si arriva al momento clou: la proclamazione delle vincitrici. Stefano e Clelia leggono la classifica dei primi tre. Al terzo posto si piazza miss Marie Brizarel con un abito stile rapace. Al secondo miss Georgette, uno svizzero che celebra con il suo abito il prodotto italiano per eccellenza, gli spaghetti. Vincitrice dell’edizione 2000 di The italian Miss Alternative è miss Mercalla Richter con un omaggio a Haring, un abito che è un vero graffito vivente.

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