CUBA, PARADISO DEL SESSO GAY

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Un resoconto assolutamente veritiero di un viaggio omoerotico nell'isola di Fidel, tra splendidi ragazzi creoli affascinanti che «non pongono limiti al piacere carnale»

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I viaggiatori sono i viaggi che loro stessi compiono. Lo diceva Pessoa, mentre Kapuscinsky ha scritto che i viaggi sono le persone che si incontrano lungo la via.

E un viaggio che acquista valore per le persone (soprattutto i ragazzi) che si possono incontrare, è un viaggio a Cuba.

Di guide turistiche su Cuba sono piene le librerie e di resoconti di viaggi nella terra di Fidel e del Che deve averne fatti molti Gianni Minà. Anche troppi, a dire il vero. Della Cuba gay vi sono molte tracce in una splendida autobiografia di Reynaldo Arena, "Prima che sia notte". Anche nell’omonimo film di Julian Shnabel, che, tuttavia, splendido non è per niente. Risulta utile, quindi, una cronaca molto veritiera, tuttavia anonima, di una vacanza omoerotico – sentimentale nella "Isla grande", per bocca del protagonista. Ogni fatto e riferimento a personaggi reali è puramente consapevole ed intenzionale.

Un mese a Cuba, raccontaci i primi giorni.

Dunque, per i primi dieci giorni, dieci uomini diversi. Poi mi sono affezionato a uno e va be’. Qui in Italia è impensabile, a meno di non essere un celebrità dello spettacolo. Là i ragazzi ti vengono a cercare, anche se non sei un adone. La loro brama di sesso è tale che non fanno neanche tanto caso all’età. La prima cosa che chiedono è: "Te gusta il chico o la chica?". Se rispondi giusto te li porti a letto per tutta la notte. E non sono marchettari da cessi di stazione. Sono uomini liberi che non pongono frontiere al piacere carnale.

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