Fès, viaggio nel Marocco imperiale dove essere gay è reato

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Nonostante le leggi contro l'omosessualità, che impongono discrezione ai turisti, vale la pena di visitare Fès, dove sacro e profano convivono e dove scoprire antichi riti e atmosfere...

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Marocco esotico, caldo e a basso costo. MyAir collega Milano/Venezia con Marrakech e Casablanca, EasyJet con Marrakech ed ora è la volta di Ryanair con la nuova tratta Orio al Serio (Bergamo) – Fès (Fez) a prezzi low cost. Entro il 2011 quest’ultima compagnia prevede di organizzare ben 20 nuove rotte per il Marocco, un milione di passeggeri l’anno. Considerando che la disoccupazione si aggira intorno al 20% e che il salario medio è di circa 150 euro al mese, il turismo di massa potrebbe essere linfa per lo sviluppo di questa terra ricca di tradizioni ma molto povera economicamente. Una contaminazione che se da un lato porterà benefici rischia anche di creare seri problemi, soprattutto nei riguardi di una mentalità integralista e ben radicata. Staremo a vedere.

Le autorità del turismo fremono per sviluppare questa industria e richiamare milioni di turisti offrendo una terra ricca di contraddizioni e una miscela d’interessi per tutti i gusti: dai campi da golf alle preghiere dei muezzin, dal tè alla menta al mercanteggiare nei suk, dalle medarsa (scuole religiose) ai nuovi grandi centri commerciali. Il partito islamista è preoccupato: troppi casinò negli hotel, ristoranti che servono alcolici e ‘perfino’ lo sviluppo di una scena gay.Approfittando dell’offerta Ryanair io e il mio amico Omar (vive a Milano ma è di Casablanca) siamo sbarcati a Fès, in gennaio, per proseguire poi per Casablanca e Marrakech. Non è il periodo ideale per una vacanza, fa ancora freddo, soprattutto la notte e per fare qualche bagno in spiaggia ad Agadir bisogna aspettare marzo.

Dall’aeroporto i grand taxi ti portano nella ville nouvelle dove abbiamo soggiornato all’hotel Mounia.

Fès è la più antica città imperiale e la sua medina è patrimonio mondiale dell’Unesco oltre a essere capitale culturale e religiosa e sede di una storica università. La città vecchia Fes el Bali ha un’architettura differente in base ai vicoli (alcune migliaia): moresca, andalusa, berbera. È assolutamente necessario appoggiarsi a una guida ufficiale per non rischiare di perdersi.

Noi abbiamo seguito un ragazzo offertosi spontaneamente ma alla fine è stato fermato dalla polizia locale e abbiamo dovuto pagare 100 dirham evitando che fosse arrestato per attività abusiva. Siamo nella città dove è nato il giornalista Tahar Ben Jelloun (1944) e ha soggiornato lo scrittore Paul Bowles. Purtroppo è venerdì (la città vecchia è avvolta nella nebbia), giornata di riposo e di preghiera, molti negozi sono chiusi, compresa la conceria dove ritorneremo il giorno prima del ritorno a Milano. Meglio il mattino, consiglia la Lonely Planet, i colori sono più brillanti.

Nelle tinozze colme d’acqua e di coloranti naturali, le pelli verranno trasformate e diventeranno forse pantofole colorate, in un processo di lavorazione invariato sin dal medioevo; odori e puzza, una miscela di acidi e urina di vacca. Ragazzi a piedi nudi e jeans avvolti sin sopra le ginocchia pressano le pelli che successivamente vengono esposte sulle terrazze per l’essiccazione e la tintura. La moschea Karaouine, famosa anche per la sua biblioteca, è la più importante di Fès: una capienza per 20mila fedeli, ma i non musulmani non possono visitarla. In compenso le scuole coraniche sono accessibili con i patii, le ceramiche, i mosaici e le fontane. Tra i luoghi santi ho fotografato l’ingresso della Zawiya Moulay Idriss II, dove alberga la tomba del patrono della città (a partire dal ‘808 edificò moschee, palazzi e monumenti).

Da non tralasciare il Museo del Legno e delle Ceramiche, la mellah (quartiere ebraico) e il quartiere andaluso. La vecchia Fès è circondata da 8 km di mura, attraverso le sue porte possono circolare solo asini, muli e biciclette quali unici mezzi di trasporto. Tra i vicoli i prodotti variano: menta fresca, carne di cammello, pollami, lumache, datteri e frutta secca, henné, oggetti in legno, rame e altri metalli, abbigliamento in pelle, tappeti e filati, caffetani e stoffe ricamate, lampade e candele… la contrattazione è d’obbligo. Ma non mancano i cybercafè dove collegarsi a internet, un tocco di modernità non guasta. Nel Palazzo Reale non è possibile accedere, il re Mohammed VI sta soggiornando proprio in questi giorni e la città è bardata a festa con decine di ritratti del sovrano e centinaia di bandiere rosse. Sarebbe stato piacevole un hammam all’hotel Palais Jamai ma è riservato solo ai suoi ospiti; optiamo per uno storico, con meno pretese.

Un massaggiatore mi scuoia con il gommage utilizzando un guanto di tessuto (kessa) simile ad una carta vetro. Una volta riscaldati possiamo proseguire la visita alle tombe che offrono una bella panoramica della città. Abbiamo prenotato un grand taxi e in mezz’ora siamo alle Terme di Moulay Jacob. Ci sono quelle tradizionali e quelle moderne. In una piscina ricca di zolfo decine di bagnanti (reparti rigorosamente separati) si riscaldano, si purificano, si lavano e si curano nelle caldissime acque termali. Massaggiatori si propongono, molti sguardi discreti, sono l’unico turista e ho l’autorizzazione e scattare delle foto nonostante i vapori mi appannino gli occhiali e l’obiettivo.

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