FUORI GLI ETERO DAI LOCALI GAY!

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Protestano alcune ragazze lasciate fuori da una disco dove erano dirette con i loro amici gay. Legittima selezione all'ingresso o discriminazione? Meglio l'integrazione o l'esclusività?

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PISA – Sabato sera. Marina e i suoi amici sono diretti in discoteca. La loro solita discoteca. Un posto gay, perché gli amici di Marina sono gay. E anche lei ha una tessera Arcigay in tasca, conquistata scarpinando al fianco dei suoi amici nei Pride e lottando contro ogni discriminazione anche nella sua stesa famiglia.
Stasera però Marina non può entrare in discoteca. Il buttafuori all’ingresso le comunica in maniera brusca che quella discoteca è solo per gay, e per questo la selezione all’ingresso è stata inasprita. Le uniche donne che entrano sono quelle che accompagnano gruppi numerosi di ragazzi omosessuali conosciuti. Forse è solo un modo per far sì che il locale non perda il suo carattere, ma per Marina è un colpo al cuore. Dopo anni al fianco di una categoria di discriminati, ecco che si sente discriminata a sua volta. E impossibilitata a ottenere giustizia almeno nell’immediato. Rabbia, delusione, amarezza. Sono sentimenti comprensibili.

Ma che cosa succede davvero nei locali gay? Quanta clientela etero li frequenta? E quanto questa clientela è gradita ai gay e ai gestori? Abbiamo provato a chiederlo ad alcuni imprenditori che lavorano sul campo.
Mauro è un PR del Billy di ^SMilano^s: «Il Billy è un locale gay per maschi gay, non un locale misto. Il fatto che arrivino frotte di eterosessuali non mi va bene. D’altronde da noi non ci sono né dark né video porno, quindi non c’è nessun problema a far entrare una ragazza che arriva insieme con un gruppo di amici gay. La cosa che non capisco è perché una coppia etero debba venire a pomiciare nel mezzo del nostro locale. Io, gay, non vado in un locale per sole lesbiche. E chiedo lo stesso rispetto».

Eppure sembra che in genere la parola d’ordine sia “Integrazione”. «Se fossimo l’unico locale, sarei d’accordo. Ma c’è la possibilità di scelta. A Milano esistono circa cento locali gay, di tutti i tipi e con tutte le frequentazioni. Se fossimo l’unico locale gay dovremmo essere aperti a tutti, gay, etero, trans, eccetera. Fortunatamente ci sono molti altri locali. L’integrazione si fa a livello sociale, ma qui si parla di un club, si parla di desiderio. E non possiamo desiderare tutto tutti in nome dell’integrazione».
Federico del Gay Village di ^SRoma^s parte da un’altra situazione: «Il Gay Village non è un locale gay, è una manifestazione dell’Estate Romana rivolta alla cittadinanza tutta. Nasce come strumento inclusivo rivolto alla comunità gay e a tutti coloro che vogliono scoprire e vivere il mondo GLBT per conoscerlo. Ovviamente, ma per una questione logica, il pubblico è a maggioranza gay e lesbica».

E’ dunque naturale che gli eterosessuali ricevano lo stesso trattamento dei gay: «L’unica discriminante che applichiamo è quella basata sulla civiltà ed il rispetto. Abbiamo allontanato alcune persone dalla manifestazione nel corso degli anni ma sempre per motivi di ordine pubblico. Francamente non gli ho mai chiesto se erano gay o etero».
Che cosa risponde il Gay Village a quella parte della clientela gay che si lamenta se il suo locale comincia a essere “invaso” dagli etero? «Per esperienza ti dico che per quanto uno si sforzi, le lamentele di questa o quella parte del pubblico sono inevitabili, specie in un evento che fa in media 3000 visitatori al giorno – ammette Federico – Noi abbiamo fatto una scelta anni fa, al contrario di chi ci addita come un “ghetto gay”. L’apertura ad un certo pubblico eterosessuale per noi è un valore aggiunto. Ma ci sono situazioni e situazioni. Un Club per definizione è un luogo selezionato dove ci si ritrova per appartenenza al Club. Dunque sulla scelta di un Club di inasprire la selezione alla porta, posso anche convenire. Provate a portare una donna al Rotari di Londra e vedete che vi dicono alla porta».

C’è da chiedersi come mai gli etero sembrano essere sempre più attratti dai locali gay. Secondo Federico «dopo il World Pride del 2000, il livello di integrazione della comunità GLBT con il resto della cittadinanza, specie nelle grandi città come Roma e Milano, è aumentato notevolmente ed alcune barriere culturali e sociali sono cadute». Ma non è solo questione di integrazione: «il nostro modello di intrattenimento è vincente perché curato e partecipato ma non ci si deve dimenticare che per una certa parte della popolazione andare in un locale gay è ancora “trasgressivo”».
Conferma questa visione Andrea, che si occupa invece del Muccassassina, la festa del Circolo Mario Mieli di ^SRoma^s che da 14 anni coinvolge migliaia di persone. «Noi siamo sempre stati una disco aperta a tutti. Ma all’inizio quasi ci si vergognava a entrare al Mucca; nel corso degli anni però la formula è risultata vincente, e molti etero hanno potuto avvicinarsi al mondo gay e cancellare i loro pregiudizi».

I problemi di convivenza in questo caso non ci sono: «Mucca è su tre piani, c’è posto per tutti. Gli etero sono numerosi soprattutto nella pista house». Ma il rischio di episodi di intolleranza c’è comunque? «Può essere capitato qualche fenomeno, ma comunque la selezione all’ingresso è molto rigida. Certo, decidere chi far entrare e chi no è un compito difficilissimo. Ma la politica del Mario Mieli è sempre stata di apertura a tutti. Sui nostri flyer, quest’anno, abbiamo scritto che non sono graditi omofobi, intolleranti, fascisti, qualunquisti, e altro ancora. E’ un segnale chiaro sul tipo di clientela cui ci rivolgiamo».
Andrea è contento di notare che anche quando ci sono iniziative politiche gay nelle serate, gli etero partecipano interessati: «Quando interrompo la musica per fare qualche annuncio, come facciamo nei casi di discriminazione che vogliamo denunciare, l’attenzione anche da parte del pubblico eterosessuale è grande. Questo significa che tutti comunque partecipano allo spirito della serata, indipendentemente dal loro orientamento sessuale».
Infine abbiamo sentito la voce di Christian, gestore dell’Hub di ^SLucca^s, un locale che, come il suo corrispondente estivo Mama Mia di Torre del Lago, si definisce “for gay, lesbian and their friends”: «In questo sta molta della nostra filosofia: un locale certamente per gay e lesbiche, che vuole creare un luogo sereno, “safe”, per le persone glbt, ma neppure un ghetto».

«I tempi sono cambiati – sottolinea Christian riflettendo sulla presenza etero nei locali gay – molti tabù culturali che tempo fa avrebbero impedito a molti di entrare in un locale gay sono caduti, così come molte compagnie di ragazzi sono formate da gay ed etero insieme; e poi, penso con un po’ di presunzione che alcuni locali gay abbiano una marcia in più, in tema di qualità del servizio e di capacità di accogliere tutti. Ne aggiungo una terza, però: dall’esperienza diretta abbiamo visto che gli etero che vengono in un locale gay non rimangono tutti etero a lungo, almeno nella nostra realtà… I locali gay così di moda rappresentano quindi un luogo di confine, perfetto per chi sta cercando di trovarsi».
«C’è una parte di clientela gay che si lamenta della presenza degli etero, spesso quando sono vicini di casa, o colleghi di lavoro – ammette Christian – Ma è un fenomeno inevitabile e noi ci sforziamo di far capire che se sono qua è perché accettano la filosofia del locale. Come però siamo intransigenti nel condannare un'”eterofobia” comunque minoritaria, lo siamo ancora di più nei confronti di chi pensa di venire allo zoo, di “convertire” le ragazze lesbiche e in definitiva di chi non sa divertirsi con gli altri».

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