GAY LIFE 1 – PIEMONTE E VAL D"AOSTA

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Due regioni vicine solo geograficamente. Se per i gay piemontesi c"è qualche possibilità, i valdostani sono spesso costretti ad andare oltre confine o a cercare "rifugio" a Milano...

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Con Piemonte e Val D"Aosta parte un"inchiesta a puntate sulla gay life regione per regione. Senza la pretesa di essere esaustivi, abbiamo provato a tracciare un profilo delle regioni italiane sulla base della vita gay e dell"atmosfera che si respira nei confronti dell"omosessualità. Attraverso testimonianze raccolte su Internet e sul campo. Per vedere come si vive da gay lontano da Roma, Milano e dalle zone più conosciute.

Piemonte.

La caratteristica principale del popolo piemontese è che è estremamente riservato. Questo di certo non aiuta gli omosessuali della regione perché la riservatezza porta a non guardare di buon occhio le ostentazioni, fosse anche solo tenersi per mano in strada. D"altro canto però se una passeggiata mano nella mano può suscitare un"occhiata stupita o scandalizzata, d"altro canto non porta a menar le mani, perché i piemontesi sono riservati, "schivi e tirchi", come ci dice un ragazzo che vuol restare anonimo.

I locali non sono molti e ve ne sono solo a Torino che è l"unica città in cui sia presente una vita gay esplicita. Senza dubbio i più gettonati sono il Centralino (discoteca) e la Sauna Blu (Ingresso Tessera UNO) e sono in generale frequentati da un pubblico abbastanza giovane. I meno giovani difficilmente hanno il coraggio di rompere il muro d"ipocrisia che avvolge la regione alla stregua delle nebbie padane. Visibili sono soprattutto i giovani, che "hanno poco da perdere non lavorano, hanno due soldi per uscire e se ne fregano. Diverso sarà quando dovranno cercare lavoro e fare i conti con la realtà torinese". Chi è meno giovane o non vuole essere associato allo stereotipo del gay effeminato tende ad andare poco per locali o a muoversi e a raggiungere Milano, Bologna, Verona. Oppure si cela dietro una bisessualità di facciata e frequenta le chat lines, ricorre agli annunci sui giornali, soprattutto nelle zone più isolate del Piemonte (cuneese e vercellese) in cui i gay vivono la propria omosessualità in modo più nascosto. Questa paura di esporsi risulta particolarmente immotivata in quanto abbiamo trovato molti ragazzi che vivono apertamente, alla luce del sole, la loro vita di coppia omosessuale, sia a Torino sia in provincia. Più di quanti ci saremmo aspettati.

Marco (Angel22 su #gaytorino), studente di architettura di 22 anni, ci racconta che si è dichiarato in famiglia e i suoi l"hanno presa piuttosto bene. Molti però preferiscono tacere. Lui, Marco, va per strada con il suo ragazzo, tranquillamente abbracciato e non ha mai avuto problemi da nessuno. In università è dichiaratamente gay, ma questo non ha creato problemi. Anche a Cuneo ed ad Alessandria abbiamo trovato senza difficoltà storie simili, a riprova che la paura di dichiararsi spesso è molta di più di quanto sarebbe necessario.

Nota positiva sono i dati di conoscenza dell"AIDS e delle malattie a trasmissione sessuale, che risultano ben conosciute dal pubblico omosessuale nonostante la mancanza cronica di campagne ad hoc. La mancata adozione di comportamenti sessuali non a rischio che si riscontra pare sia quindi da imputare ad una sottovalutazione del rischio, più che all"ignoranza.

Le associazioni omosessuali ed Arcigay che risultano poco pressoché sconosciute, anche ai gay dichiarati, se non come necessarie per avere la tessera richiesta in alcuni locali, vissuta però talvolta come un"indebita ingerenza nella vita privata invece che come una garanzia di sicurezza.

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Val d"Aosta.

Se a Torino si riesce a vivere bene ed anche in provincia ci si arrangia, come a Novara che è vicinissima a Milano, in Val d"Aosta la situazione è più difficile. Aosta, capoluogo di regione, ha 33.000 abitanti, è un paesone, e dopo Aosta non ci sono vie di mezzo, gli altri sono tutti paesi o piccolissimi o comunque al massimo di 2.000 abitanti. Da pochi mesi ad Aosta c"è un locale, il pub "Insolito", ma il bacino d"utenza è piccolo, e poi viene organizzata una serata in discoteca una volta al mese. L"Arcigay è ben conosciuta ed organizzata, ed è per molti quasi un"isola di salvezza anche se la maggior parte della gente vive la propria vita gay fuori della Val d"Aosta. Oltre ad andare a Torino e a Milano si va a Losanna e a Ginevra: la lingua francese non è certo una difficoltà per i valdostani. Ed anche in Val d"Aosta non manca l"informazione sull"AIDS e le altre MTS, sebbene anche qui si riscontri talvolta una scarsa percezione del rischio connesso ai comportamenti sessuali.

di Riccardo Gottardi

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